“Siamo qui per dire con forza che non accettiamo un’AIA che continua a uccidere. Portiamo in piazza la voce di una città che pretende giustizia“.
Così cittadini e associazioni che questa sera a partire dalle 19 e per oltre due ore si sono riuniti in sit-in in piazzetta Gandhi, accanto alla Prefettura di Taranto a cui hanno partecipato all’incirca 300 persone, per dire no al rilascio dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) per l’ex Ilva di Taranto, che a breve sarà rilasciata all’azienda attraverso un decreto del ministero dell’Ambiente, nonostante il parere contrario espresso dal sindaco di Taranto, dal sindaco di Statte, dal presidente della Provincia e dal presidente della Regione Puglia.
“Si autorizza la prosecuzione di un modello produttivo che continua a sacrificare la salute, l’ambiente e la dignità di Taranto”, ha sottolineato il movimento Giustizia per Taranto, promotore dell’iniziativa a cui partecipano associazioni e anche esponenti politici, che ha annunciato un prossimo ricorso al Tar. “Non possiamo restare a guardare. A breve si discuterà in consiglio comunale dell’accordo di programma. Serve una reazione forte e determinata. Chiediamo ai consiglieri comunali di dire no a qualsiasi accordo che non punti alla dismissione definitiva degli impianti inquinanti. Non può esistere nessuna “compensazione” accettabile in cambio della nostra salute”.
Per l’associazione “Taranto è di nuovo a un bivio, come sessant’anni fa quando si decise di costruire la fabbrica. Non è più tempo di parole generiche, silenzi o accordi al ribasso. O si sta con chi vuole davvero cambiare il destino della città o si finisce per legittimare ed essere complici dell’ennesimo atto criminale”.

Moltissimi gli interventi, tra cui quelli di personaggi storici dell’ambientalismo tarantino come Alessandro Marescotti (Peacelink), Fabio Matacchiera (Fondo Antidiossina), di altre importanti realtà come Virginia Rondinelli (Lavoratori Liberi e Pensanti), l’avvocato di Giustizia per Taranto Leonardo La Porta e Massimo Ruggeri (Giustizia per Taranto), e poi tanti cittadini che hanno voluto dire la loro e far sentire la loro voce su una tematica da tantissimi anni al centro del dibattito cittadino.
“La popolazione tarantina proclama ufficialmente lo stato di Emergenza Sanitaria e Ambientale nel territorio di Taranto e dei Comuni limitrofi, con effetto immediato e fino alla cessazione delle condizioni di rischio per la vita, la salute e l’ambiente“. E’ la determinazione a cui sono giunti comitati civici, associazioni, rappresentanze territoriali e cittadini, riuniti in sit in nei pressi della prefettura per dire no al rilascio dell’Aia all’ex Ilva.
In un comunicato si definisce la dichiarazione un “atto collettivo di autodifesa civile” contro decisioni istituzionali ritenute lesive dei diritti fondamentali. Secondo il testo, l’attuale assetto dell’impianto comporta “elevati livelli di rischio sanitario, ambientale ed ecosistemico”, come già evidenziato da studi scientifici, dati epidemiologici, rapporti Arpa e Ispra e sentenze della magistratura. La cittadinanza denuncia una “pressione ambientale cronica” che da anni incide in modo grave sulla salute pubblica, in particolare su bambini e fasce vulnerabili.
“La persistente esposizione a sostanze inquinanti nocive – si legge – costituisce una violazione dei diritti fondamentali alla salute, all’ambiente e alla vita”. Il comunicato accusa il procedimento di rilascio dell’Aia di escludere la volontà delle comunità locali, imponendo “una logica coloniale e predatoria”. Il documento sarà trasmesso a presidenza del Consiglio, Ministeri competenti, Commissione Europea, Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e Onu. Tra le richieste: un’indagine internazionale indipendente e la mobilitazione civile permanente attraverso “denuncia, monitoraggio dal basso, disobbedienza civile nonviolenta e mobilitazione popolare”.
Se ci fosse un vero ministro e un governo capace e se ci fossero sindacati lungimiranti, la sopravvivenza dello stabilimento e la tutela della salute di tutti e dell’ambiente si potrebbe gestire e risolvere. Non è difficile, ma serve serietà e impegno e coraggio delle proprie scelte Portare la produzione a quattro milioni di tonnellate anno, gestire con tutti gli ammortizzatori sociali le persone non occupabili a breve, mettere in campo soluzioni occupazionali anche attraverso nuove iniziative e curare il risanamento impiantistico. Questo nel mentre va avanti il piano di decarbonizzazione e alla fine con una nuova AIA rialzare i livelli di produzione con le nuove tecnologie eliminando il ciclo altoforno. In questa condizione transitoria lo stato potrebbe assumere la gestione diretta cedendo la proprietà a fine processo.
Buongiorno
Le persone presenti erano in tutto 300 (trecento). Giusto?
Quanti sono gli abitanti di Taranto? 185.000 circa al 2023.
Quindi erano presenti in Piazzetta Gandhi lo 0,162 % della popolazione di Taranto.
Devo fare i Complimenti agli organizzatori, non siete riusciti a portare in piazza manco l’ 1% dei tarantini.
E se i numeri non mentono, con 300 persone non si va da nessuna parte.
In definitiva c’erano più sigle e comitati che cittadini presenti.
Anche questa volta prevalgono due detti tarantini :
1° che me ne importa a me!!!!
2° u c……. mio ca ve buene!
Buona Fortuna agli Organizzatori.
Ci vediamo alla prossima manifestazione.
Saluti
Vecchione Giulio
Eviterei speculazioni sul numero dei partecipanti alla manifestazione sotto la Prefettura, ai quali va il plauso per metterci la faccia, tanto più con questo caldo. La stragrande maggioranza dei tarantini è favorevole alla chiusura dell’ex Ilva che, oltre a dispensare morte e inquinamento, da tempo non dà più garanzie occupazionali e produttive. Fatevene una ragione, anche perché se l’ecomostro chiuderà non sarà certo per le legittime proteste o per tutelare il diritto alla salute costituzionalmente sancito, ma soltanto per ragioni economiche, esattamente come avvenne per l’Alitalia. Non a caso non c’è nessun compratore all’orizzonte, è un ferrovecchio che non vuole più nessuno, neanche lo Stato. È solo questione di tempo…