E’ stato rinnovato presso la sede della Task Force Regionale per l’Occupazione, l’accordo per altri 12 mesi di cassa integrazione straordinaria per area di crisi industriale complessa per i lavoratori della Cemitaly (ex Cementir), a partire dal prossimo 16 settembre.

L’accordo segue l’intesa raggiunta lo scorso 3 luglio, tra l’azienda Heidenberger Materials (ex Italcementi) che ha acquisito il sito dalla Cementir del gruppo Caltagirone e le organizzazioni sindacali. Che hanno dovuto prendere atto, così come avviene oramai da almeno cinque anni a questa parte, che le attività del cementificio sono definitivamente cessate. L’azienda ha sempre escluso la possibilità che il sito tornasse a produrre, ponendolo anche sul mercato per una vendita che non si è mai concretizzata. Il forno dell’ex Cementir di Taranto, lo ricordiamo, è stato spento dal 1 gennaio 2014 e da quel momento non è mai stato più riacceso. Una vertenza iniziata nel lontano 2013 (quando la vecchia proprietà ritirò il progetto di revamping del sito che prevedeva investimenti per 150 milioni di euro) e legata a filo doppio a quella dell’ex Ilva azienda dalla quale otteneva la loppa d’altoforno per produrre il cemento.

Undici lunghi anni nei quali non si è mai concretizzata nemmeno l’ombra di una reindustrializzazione o riconversione del sito. Lasciando nel limbo dell’incertezza decine di lavoratori: degli oltre 100 quanto la crisi divenne irreversibile, ne sono rimasti appena 37: pochi quelli che sono riusciti a traguardare in questi 12 anni l’agognata pensione, molto di più quelli che hanno accettato un misero incentivo all’esodo o cercato fortuna in altre attività lavorative, visto che l’età media degli operai coinvolti ancora oggi è di 50 anni. E che al di là di qualche corso di formazione da anni non vedono prospettive concrete di tornare a lavorare, nonostante l’indubbia professionalità acquisita negli anni da queste maestranze.

A dimostrazione della cessazione delle attività, ricordiamo che l’azienda Cemitaly ha ottenuto l’1 maggio 2019 la concessione per 20 anni di una zona demaniale marittima della superficie complessiva di mq. 21.808 circa – situata nel Porto Mercantile di Taranto (Radice lato levante del IV Sporgente area retrostante la banchina di riva tra il IV ed il lii sporgente con esclusione della banchina medesima), per poi il 22 dicembre 2022 richiedere ed ottenere dall’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio la riduzione delle aree in concessione a seguito di cambiato assetto impiantistico mirato a razionalizzare gli spazi impiegati pari a 7.652 mq che riguarda l’area retrostante la banchina di calata IV.

Come scriviamo da tempo in un silenzio assordante, questa vertenza dovrebbe far riflettere tutti quelli che da anni parlano a vanvera sulla riconversione industriale e produttiva di impianti dismessi o ancora in funzione, di bonifiche e reinserimento nel mondo del lavoro per quei lavoratori che hanno visto chiudere le aziende in cui erano impiegati.

Anche perché la Fillea Cgil di Taranto (che ha comunque commentato positivamente attraverso il segretario Francesco Bardinella il rinnovo della cassa integrazione “rinnovo importante per la tutela del reddito dei lavoratori, ma è prioritaria la riqualificazione di quell’area, con il rilancio occupazionale lavoratori”), negli ultimi due anni ha lanciato due ipotesi di riconversione dell’ex cementificio cadute entrambe nel vuoto. La prima, nel 2023, quando fu chiesto alla Regione Puglia di candidare l’area ex Cementir quale sito per la produzione di idrogeno verde proprio nell’ottica di una bonifica e riqualificazione industriale (all’interno del progetto dell’Hydrogen Valley). La seconda a gennaio, quando in considerazione del rilancio delle attività della struttura commissariale per gli interventi di bonifica e riqualificazione dell’area di Taranto, è stata prospettata al commissario straordinario per le bonifiche, la possibilità di avviare un percorso per la realizzazione nell’area dove insiste l’ex cementificio di un impianto di inertizzazione dell’amianto. Magari attraverso l’utilizzo delle risorse destinate al Just Transition Fund per la provincia di Taranto.

Tra l’altro, è bene sempre tenerlo a mente, la vicenda ex Cementir ha anche un risvolto di natura ambientale. Quando decadrà anche l’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA che è prossima alla scadenza), la Provincia di Taranto rilascerà all’azienda una serie di prescrizioni per la messa in sicurezza del sito, stante il piano di bonifica in corso d’opera. Per essere più precisi, attualmente è in corso la Messa in Sicurezza Operativa (MISO), ovvero un insieme di interventi volti a garantire un livello di sicurezza adeguato per persone e ambiente in siti operativi, in attesa di interventi di bonifica o messa in sicurezza permanente. Questi interventi comprenderanno azioni per contenere la contaminazione e prevenire la sua diffusione, accompagnati da sistemi di monitoraggio.

La vertenza dell’ex Cementir è un piccolo grande esempio, un laboratorio, che parla di assenza di desertificazione industriale, di crisi sociale, di mancanza di progettualità e di alternative economiche realistiche. Di una politica non all’altezza delle sue responsabilità. Dell’impotenza dei sindacati. Di lavoratori abbandonati al proprio destino. In un disinteresse generale che la dice lunga sul reale stato delle cose.

(leggi tutti gli articoli sull’ex Cementir https://www.corriereditaranto.it/?s=cementir&submit=Go)

2 Responses

  1. La dimostrazione reale che una Fabbrica del secolo scorso, difficilmente potrà trovare attori industriali che possano fare investimenti a lungo termine senza profitti immediati.
    In più resta un disastro ambientale nelle aree occupate del nostro territorio senza che nessuno si prende in carico le bonifiche.
    Questo è davvero insopportabile.
    Per Taranto serve un cambio di passo , basta con politiche assistenziali all’ infinito.
    Serve una visione di futuro possibile, inseguire il passato , e prodeutico solo agli occupanti delle poltrone comode dei Palazzi del potere.

  2. Buongiorno
    Trattasi di uso improprio dell’ istituto giuridico della cassa integrazione straordinaria.
    Lo sanno i politici, i sindacati e gli operai ex Cementir.
    Ma per tutti va bene così, poi gli operai si arrangiano per raccimolare qualcosa con lavoretti a nero o con il proprio pezzo di terra .
    Qualche anno fa’ lo disse Silvio B. per gli operai di Termini Imerese e successe il finimondo mediatico.
    È una indecenza soprattutto verso gli addetti di altre aziende più piccole dove la cassaintegrazione dura al massimo 24 mesi e poi ti devi dare pane diversamente.
    Abbiamo creato un sistema con operai di serie A (vedi Cementir Ilva Belleli) ed operai di serie B e C (vedi altre aziende)
    E tutto questo con il benestare dei Sindacati e della Politica.
    Complimenti a tutti
    Saluti
    Vecchione Giulio

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