Un ulteriore rinvio per ritrovarsi al ministero delle Imprese e del Made in Italy il prossimo 12 agosto, tempo nel quale sarà aggiornata la gara ancora in corso per la vendita dell’ex Ilva e si svolgerà il consiglio comunale monotematico a Taranto. Queste le notizie principali emerse dall’incontro a Roma tra il governo e gli enti locali in relazione alla sottoscrizione dell’Accordo di Programma Interistituzionale sul futuro produttivo dell’ex Ilva di Taranto (giorno nel quale è stato approvato in via definitiva alla Camera l’ultimo decreto che assegna altri 200 milioni di euro per la prosecuzione dell’attività del siderurgico).

Erano presenti rappresentanti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, del Ministero della Salute, del Ministero dell’Interno, della Regione Puglia, della Provincia di Taranto, del Comune di Taranto, del Comune di Statte, dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio – Porto di Taranto, di ILVA S.p.A. in Amministrazione Straordinaria, di Acciaierie d’Italia S.p.A. in Amministrazione Straordinaria.

Il MIMIT, sulla base di quanto emerso nella riunione in ordine agli obiettivi di piena decarbonizzazione condivisi da tutti i rappresentanti istituzionali, ha quindi dato mandato ai Commissari di Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria affinché tali obiettivi siano recepiti nell’aggiornamento della gara in corso con la previsione di termini perentori e rappresentino per gli aggiudicatari la base del riesame sostanziale dell’Autorizzazione Integrata Ambientale.

La gara sarà riaperta la prossima settimana e si chiuderà, almeno queste sarebbero le interazioni del governo, entro settembre. La novità rispetto a quella bandita lo scorso anno, consta nel fatto che vi sarà per il futuro acquirente l’obbligatorietà della decarbonizzazione da attuare con l’installazione dei tre forni elettrici rispetto agli attuali tre altoforni a carbone entro 7/8 anni, mentre nella precedente era soltanto prevista come opzione.

Il Ministero, d’intesa con le Istituzioni presenti, ha quindi deciso di fissare un incontro il 12 agosto per consentire agli enti locali, come da loro richiesta, di riunire gli organi assembleari al fine di esprimere compiutamente le loro posizioni sul Piano di decarbonizzazione ed anche, eventualmente, in merito alla migliore collocazione del Polo del DRI per garantire la sostenibilità dello stabilimento e l’autonomia strategica del Paese.

Durante la riunione odierna, è stato presentato un documento dal sindaco del Comune di Taranto riguardo ad un’ulteriore opzione del Piano di decarbonizzazione (la così detta opzione C, che dovrebbe prevedere tre forni elettrici e un impianto DRI). Stessa cosa ha fatto il Ministro Urso nel corso della riunione, un documento che tiene conto di quanto espresso nelle precedenti riunioni, descrittivo dello scenario di piena decarbonizzazione degli impianti siderurgici dell’ex Ilva, con forni elettrici che saranno alimentati con il preridotto fornito, ove necessario, dagli impianti DRI, sulla base delle richieste dei soggetti aggiudicatari nella gara internazionale in corso.

Anche oggi è stato ribadito che nel bando di gara sarà indicato che gli impianti DRI saranno realizzati dallo Stato attraverso la società DRI d’Italia (controllata al 100% da Invitalia e nel cui capitale sociale potranno entrare anche i privati secondo quanto stabilito dal decreto approvato oggi alla Camera) e che quindi il preridotto necessario alla produzione dei forni elettrici installati a Taranto sarà fornito dallo Stato ai futuri acquirenti. Questo anche per garantire la produzione di un acciaio di alta qualità, è stato ribadito durante l’incontro odierno, ai settori nevralgici dell’economia italiana. Che il polo italiano di produzione del DRI sorgerà a Taranto o meno, dipenderà dalle scelte finali del Comune di Taranto, che il governo si aspetta di ricevere nel prossimo incontro.

La riunione non ha registrato particolari momenti di tensione, se non in merito alla questione relativa alla concessione dell’AIA all’ex Ilva per i prossimi 12 anni, rilasciata dal ministero dell’Ambiente la scorsa settimana, nonostante la contrarietà degli enti locali. Che potrebbero presentare ricorso al TAR, qualora gli uffici legali riscontrassero gli estremi per farlo.

Si conclude così una settimana profondamente caotica, che ha registrato momenti di tensione e di sconvolgimenti politici che hanno ‘regalato’ l’ennesima figura poco onorevole alla nostra città. Sulla quale torneremo nei prossimi giorni.

(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

4 Responses

  1. Buongiorno
    E intanto si rinvia al 12 agosto, quando si rinvierà al 31: agosto.
    Nel frattempo forse il Sindaco Bitetti (e che bel sindaco) dovrà per forza convocare il Consiglio Comunale monotematico sulla Ex Ilva
    Mica si può dimettere un’ altra volta?
    E ne vedremo delle belle con i soggetti della sua giunta (o giungla) comunale.
    Intanto si inventa una sua proposta intermedia senza un annesso studio di fattibilità.
    Aspetto con trepidazione l’ esito del consiglio comunale, ammesso che si farà.
    Saluti
    Vecchione Giulio

  2. Egregio signor Giulio Vecchione, basta fare una semplice ricerca in rete per appurare che lei fa parte dell’indotto Ilva, quindi i suoi ossessivi interventi in materia sono sempre condizionati da questo aspetto di fondo e lo dico non perché sia una colpa, ci mancherebbe altro, ma soprattutto a beneficio di chi legge.
    Al contrario, il consiglio comunale appena eletto – che può piacere o meno – è pur sempre espressione della maggioranza dei cittadini votanti, quindi sarei più cauto nell’apostrofarlo come fa lei, il che non vuol dire che non si possa e non si debba criticarlo nel merito delle sue deliberazioni.
    Ciò detto, il sindaco Bitetti avrebbe sicuramente potuto evitare la pantomima delle dimissioni, poi rientrate come ampiamente prevedibile, ma rispetto a quanto lei gli sta contestando va pure sottolineato che, per fortuna, sta facendo esattamente quanto aveva promesso in campagna elettorale e che lo ha portato a sedere sulla poltrona di primo cittadino. Segno che non c’è bisogno di scendere in piazza a urlare slogan per testimoniare la necessità di una svolta per Taranto. Un momento di umana debolezza può anche starci, ora è importante che anche lui dia il suo contributo per coniugare diritto alla salute e occupazione, l’eterno dilemma che attanaglia Taranto fin dai lontani anni ‘80. Pretendere che in nome del profitto si debba continuare a lasciare l’ex Ilva libera di inquinare e di far morire noi cittadini mi sembra del tutto irrealistico, non foss’altro perché ce lo impedirebbe l’Unione Europea. Non a caso, gli stessi consiglieri di opposizione – che respirano la stessa aria che respiriamo io e lei- concordano sul punto. Mediti su queste parole, perché gli ospedali sono pieni di persone ammalate, tra cui molti bambini e in nome del profitto non è possibile pensare che si possa far finta di nulla… Cordiali saluti.

  3. Buongiorno
    Contesto il comportamento del Sig Bitetti.
    La scrivente è impegnata dal 2013 nel processo di ambientalizzazione dello stabilimento Ilva di Taranto e ho partecipato alla costruzione delle coperture, degli impianti filtranti, dei nuovi nastri trasportatori, delle nuove cokerie, ai ripristini degli Afo e delle acciaierie. Oggi stiamo completando gli impianti per il recupero delle acque, ultimo tassello della precedente AIA .
    E dopo aver speso tutti questi soldi e con le emissioni entro i limiti previsti dall’ Aia oggi secondo Voi è possibile chiudere lo stabilimento di Taranto?
    Quindi è meglio che il Sindaco Bitetti smetta con questa pantomima e faccia le opportune richieste per la città di Taranto.
    E soprattutto nella vita ci vuole serietà.
    Saluti
    Vecchione Giulio

    1. Al di là delle sue osservazioni di cui prendo atto e che, almeno in parte, mi confortano, ribadisco un concetto già espresso in passato: l’ex Ilva, al di là dei miliardi di euro spesi, a detta anche dei sindacati e di chi ci lavora è un ferrovecchio e mi ricorda la parabola dell’Alitalia che si tentò in mille modi di tenere in piedi fino a rassegnarsi alla sua chiusura, nonostante avesse un numero di occupati, incluso l’indotto, largamente superiore. Magari sbaglio, ma se dovessi avere ragione né io, né lei, né il sindaco Bitetti o lo stesso ministro Urso o la presidente del consiglio Meloni potremo farci nulla…

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