Verde urbano? Spartitraffico di corso Italia

 

Quarta puntata del nostro report sugli spazi verdi di Taranto
Posted on 09 Agosto 2025, 08:11
5 mins

La categoria verde urbano non comprende solo parchi, giardinetti e piazzette, ma anche le cosiddette aree verdi che possiamo trovare lungo le strade di una città: aiuole, alberature stradali e spartitraffico alberati.

Si tratta di spazi dalla funzione fondamentale, soprattutto alla luce dei cambiamenti climatici, in quanto la loro presenza, oltre a migliorare la qualità dell’aria, contribuisce a mitigare l’effetto “isola di calore”. 

Numerosi studi dimostrano, infatti, che la temperatura raggiunta da un’auto parcheggiata sotto il sole è molto maggiore rispetto ad una parcheggiata all’ombra di un albero, alla stessa ora e per lo stesso tempo. Basti pensare che la differenza registrata sull’asfalto è di quasi 20°C.

Una delle recenti classifiche sulla Qualità della Vita realizzate da Il Sole 24 Ore poneva Taranto tra le città italiane investite dal maggior numero di ondate di calore: “Non è la tua città ad essere troppo calda – afferma l’Urban Cycling Institute sull’argomento – è che ci sono troppe auto e pochi alberi”.

A Taranto, effettivamente, non sono molti i parcheggi situati ai lati di spazi alberati e grande indignazione ha suscitato la decisione della precedente amministrazione comunale di abbattere gli alberi situati in via Dante Alighieri, nel tratto compreso tra la Concattedrale e la Bestat, per la realizzazione della pista ciclabile: ma su questo torneremo in seguito.

Uno degli spartitraffico alberati della città, che riveste anche notevole interesse storico e archeologico, è quello presente in corso Italia, di fronte al mercato coperto.

Al suo interno, infatti, giacciono i resti di quello che era l’acquedotto romano: un punto di interesse segnalato all’ingresso e all’interno della città dagli appositi cartelli dallo sfondo marrone, che dovrebbero servire a guidare i visitatori verso siti di valore storico, artistico o culturale.

Sul sito della Pro Loco di Taranto è possibile leggere la descrizione dei resti, ovvero “bassi setti murari rivestiti in opera reticolata, i quali facevano parte del lungo acquedotto ad arcate che da Saturo portava l’acqua sino agli edifici termali situati al centro del municipium, risalenti all’epoca augustea (27 a. C. – 14 d. C.). In zona Saturo sgorgava infatti una fonte profondissima, come riferiva Marciano D’Eraclea, da dove l’acqua, mediante una serie di condutture sotterranee e di archi, giungeva all’interno di Taranto nel luogo detto Murivetere”.

Ora, non ci è dato sapere quanti visitatori riescano ad individuare e raggiungere il sito in questione: fatto sta che le sue attuali condizioni sono davvero improponibili per qualsiasi tipo di itinerario turistico.

Bottiglie di vetro, cartoni, plastica, rifiuti di ogni genere vengono costantemente abbandonati tra le rovine, rendendole più simili ad una discarica a cielo aperto che ad un luogo di interesse storico.

Peraltro, per restare in tema di verde urbano, le sterpaglie secche che crescono indisturbate entro la recinzione costituiscono un serio pericolo per la sicurezza, dal momento che potrebbero innescare o contribuire a propagare pericolosi incendi, per di più in una zona densamente abitata e trafficata.

“Reperto eccezionale, ma purtroppo non è sottoposto a nessuna opera di conservazione né ad un minimo di protezione dagli agenti atmosferici e dal vandalismo. Si trova infatti lungo un breve tratto di spartitraffico di corso Italia, immerso nell’erba e a volte nei rifiuti”, è la recensione di un turista su TripAdvisor, risalente a ben 4 anni fa: situazione pressocchè invariata negli anni, insomma.

Probabilmente a causa di questa situazione il sito, peraltro, è spesso escluso dal giro organizzato dalle cooperative archeologiche della città, insieme alle rovine delle mura greche di via Emilia, che versano nelle stesse condizioni di degrado e abbandono.

È chiaro che integrare verde urbano e salvaguardia (nonchè valorizzazione) delle proprie ricchezze storiche non è solo possibile ma diventa imperativo in una città che vuole porsi come meta turistica e ancorare saldamente il proprio marketing territoriale alla storia millenaria che ha alle spalle.

Tuttavia, come sempre più spesso accade, incuria e inciviltà restano le due facce della stessa medaglia che contribuisce a relegare Taranto ad un posto ancora marginale nel turismo regionale, al perenne ruolo di luogo dalle mille potenzialità inespresse o, forse, semplicemente ignorate.

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Un Commento a: Verde urbano? Spartitraffico di corso Italia

  1. Fra

    Agosto 9th, 2025

    Che vergogna una città ridotta ad una latrina ,il sole 24 ore pone Taranto all’ultimo posto come qualità della vita ed è un dato corretto per tanti svariati motivi , credo sia un bene aver tolto gli alberi di via Dante ,meluccio ha fatto tanti danni e diceva per ogni albero abbattuto ne nascerà uno nuovo ,falso potrei fare tanti esempi ,un po’ alla Gualtieri tipico dei sinistri, si vede , sradicare alberi buoni per piantare alberelli che se non metti acqua muoiono …una città scandalosa quei siti storici per molti tarantini sono orinatoi,spazi dove confluire la monnezza e la storia non ha alcuna importanza. Taranto diventa sempre oggetto di studi approfonditi ,come uscire dal degrado ,dall’isolamento ,dalla monocultura dell’acciaio ,dalla monnezza e tanti altri problemi che attanagliano il nostro paesotto del cappero . Che tristezza.

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