Le notizie più importanti della riunione svoltasi presso la sede dell’AdSP del Mar Ionio convocata dal Commissario Straordinario Giovanni Gugliotti, non le troverete nei vari comunicati stampa o nelle dichiarazioni dei vari rappresentanti istituzionali presenti. E non è un caso. Anche perché dalle loro affermazioni si comprende poco o nulla rispetto a quello che sarà il futuro del porto di Taranto.

Per la cronaca erano presenti il Sindaco di Taranto, Piero Bitetti, il Presidente della Provincia di Taranto, Gianfranco Palmisano e l’On. Ubaldo Pagano (assenti gli altri parlamentari e senatori invitati). Oltre alle sigle sindacali di CGIL, CISL e UIL e le rispettive categorie FILT Cgil, FIT Cisl e Uiltrasporti che avevano richiesto e sollecitato l’incontro stesso.

La prima notizia riguarda l’argomento che da due mesi a questa parte tiene in sospeso la vertenza ex Ilva: l’approdo di una nave gasiera (unità galleggiante di stoccaggio e rigassificazione – Fsru) all’interno della rada di Mar Grande per alimentare gli impianti di produzione del DRI (preridotto). Durante la riunione si è affrontato il tema seppur senza entrare troppo nello specifico, ma è chiaramente emerso che da un punto di vista ingegneristico e di sicurezza la nave a Taranto potrebbe approdare senza troppi problemi.

Sicuramente non al Molo Polisettoriale né al V sporgente (entrambe le proposte erano state avanzate dal governo nel corso degli incontri con gli enti locali per la sottoscrizione dell’Accordo di Programma Interistituzionale): ma all’esterno più che all’interno della Diga Foranea, come peraltro proposto dal commissario straordinario Gugliotti in più di un’occasione.

L’approdo in aree portuali dovrebbe comunque avere il via libera prima attraverso uno studio tarato sulla direttiva Seveso in relazione agli incidenti rilevanti, ma non da un’eventuale variante al Piano regolatore del porto da approvare in consiglio comunale, come invece si era ipotizzato sin dal primo momento. Questo perché lo scalo ionico in realtà è già predisposto per ricevere un rigassificatore da moltissimi anni. Si tratta però di un’area a terra e non a mare. Ed è proprio questo particolare ad aver inevitabilmente complicato le cose, visto che quello proposto dal governo nell’Accordo di Programma Interistituzionale è invece previsto a mare.

La questione è tutta politica. Il che significa che probabilmente non avremo mai a disposizione uno studio scientificamente valido che possa certificare la fattibilità o meno della presenza di una nave gasiera a Taranto. Con prese di posizione a favore e a sfavore che non è dato sapere su quali basi tecnico-scientifiche ed economiche poggino.

La seconda notizia riguarda invece la multinazionale turca Yilport, che tramite la San Cataldo Container Terminal Srl gestisce in concessione il Molo Polisettoriale dal 2019. La verifica quinquennale da parte del Comitato di Gestione in relazione alle attività della stessa Yilport con l’obiettivo di rinegoziare la concessione con la holding turca, per le opportune determinazioni resesi necessarie non solo per l’andamento dei traffici ma anche in considerazione dell’attuale scenario nazionale ed internazionale e delle nuove opportunità di sviluppo del Porto di Taranto ed in particolare del Molo Polisettoriale, non è mai partita.

Sarà avviata soltanto una volta che la Corte dei Conti darà il via libera al decreto con cui il MASE ha indicato come base della cantieristica offshore italiana lo scalo ionico (insieme a quello siciliano di Augusta), a cui seguirà la bollinatura dello stesso. A quel punto, visto che l’Autorità Portuale ha candidato al bando quasi la metà dell’area in cui sorge il terminal contenitori, pari a 400mila metri quadrati riferiti ad una zona più verso terra, che inevitabilmente ridurrà gli spazi per l’operatività della stessa Yilport, si andrà a ridiscutere con la multinazionale turca la concessione e l’eventuale nuovo piano industriale.

Nello scalo ionico si dovranno infatti svolgere le attività di produzione, stoccaggio, assemblaggio e varo di componentistica per la produzione di energia eolica off-shore galleggiante e fixed, che dovrebbe generare la creazione di nuove attività produttive e logistiche, con benefici per il territorio sotto il profilo socioeconomico ed occupazionale.

Ad oggi, al di là dell’intenzione ribadita dalla stessa multinazionale durante l’incontro di voler continuare ad operare su Taranto con l’obiettivo di intensificare il traffico merci, Yilport non ha mai rispettato il piano industriale e il piano d’investimenti posto alla base della concessione. E questo non solo, almeno non del tutto, per la crisi economica globale e per l’errata realizzazione della vasca di colmata che avrebbe dovuto accogliere i fanghi dragati (2,3 milioni di metri cubi di sedimenti) per portare il fondale del Molo Polisettoriale a -16,5 metri di profondità. Consentendo così l’approdo alle grandi navi portacontainer delle più grandi compagnie marittime, che invece hanno continuato a guardare ad altri scali nel Mediterraneo.

La terza notizia, altrettanto importante, riguarda la formazione per la riqualificazione professionale, con l’avvio dei corsi presumibilmente previsti da settembre, per gli oltre 327 lavoratori ex TCT collocati in cassa integrazione presso l’Agenzia del Lavoro Portuale, ai quali a Natale è stata prorogata di ulteriori due anni l’Indennità di Mancato Avviamento (IMA), a fronte dei 220 assunti dalla multinazionale turca (così come ad attendere da anni un nuovo futuro sono anche altri lavoratori di aziende scomparse da tempo nell’ambito portuale come l’ex STF e Delta uno).

L’investimento di 1,5 milioni di euro per la riqualificazione professionale da parte della Regione Puglia non può andare sprecato e va tarato sul futuro assetto produttivo dello scalo ionico. Non si può infatti rischiare di formare i lavoratori per attività lavorative che magari tra pochi mesi o anni non avranno un’effettiva realizzazione pratica nel porto ionico.

L’unica vera notizia venuta fuori dall’incontro e ribadita dalla stessa Autorità Portuale, riguarda il trasferimento della linea Bora Med di Cma Cgm dal terminal di Taranto a quello di Salerno, notizia smentita sia dall’armatore che dalla stessa YILPORT Taranto (SCCT), in quanto pare si sia trattato di un errore di comunicazione della società francese. È stata, infine, accolta e condivisa la necessità di istituire un tavolo permanente tra istituzioni e sindacati, anche nell’ottica della redazione di un accordo di programma che comprenda non solo il porto di Taranto, ma l’area vasta jonica.

Per il resto, solo una serie di buone intenzioni espresse da tutti i rappresentanti delle istituzioni, finalizzate “a tutelare e valorizzare il porto come infrastruttura strategica per il territorio e per il sistema economico regionale”. Che dovranno però trovare concretezza reale andando al di là degli incontri istituzionali e dei tavoli permanenti che da queste parti sono stati centinaia senza però quasi mai risolvere gli atavici problemi del nostro territorio in tema di sviluppo economico alternativo alla grande industriale. Che resta ancora oggi il pilastro su cui si poggia l’80% del traffico portuale oltre ad essere parte integrante del tessuto socioeconomico della nostra provincia. Il cui futuro non può essere compromesso da chi ha già dimostrato di non possedere le competenze richieste per affrontare e vincere sfide di questa portata.

Leggi di più sull’argomento: https://www.corriereditaranto.it/?s=nave+gasiera&submit=Go

 

3 Responses

  1. Ma che problema c’è ? A La Spezia c’è da molti anni e nella storia c’è stato un solo incidente nel 1945 quando non si usavano misure di sicurezza. Oltretutto non bloccherebbe nulla dato che il.porto sta morendo di suo. Unico problema sono i nimby locali ai quali non va bene nulla e che pretenderebbero che il.resto.del mondo li inondi di soldi perchè loro possano fare il.turismo. Ridicoli, sveglia, il turismo va a moda…

  2. Buongiorno
    Mi permetto di osservare che qui non si tratta del turismo come volano per una economia alternativa sull’onda green .
    Mi sembra di capire da tempo che non vi siano le necessarie competenze e menti illuminate per fare si , che uno sviluppo imprenditoriale diverso possa affacciarsi sul territorio.
    Uno sviluppo che propone alternative fattibili da mettere a terra passando per studi di fattibilità seri.
    Ricordo che oltre ex Ilva abbiamo Eni e Cementir un mostro abbandonato.
    La nave gigante che servirà a rigassificare il gas liquido , è ancora carbone fossile …
    Non mi sembrava una strategia priorità x Europa e Nazione Italia.
    Le richieste sono leggittime per incentivi di stato, al fine di dare una svolta fuori dalle logiche industria pesante.
    Sin ora sono stati spesi diversi miliardi dal 2012 x CIG e ambientelizzazioni svariate, per arrivare ad oggi con AFO1 fermo , x problemi da identificare, visto i rimpalli di accuse tra Ex Ilva e Magistratura.e produzione a livelli minimi.
    Continuerà a dire e pensare nulla possibile al di fuori di Ex Ilva non solo è sbagliato, ma porterà ad ulteriori disastri predetti nel 2012…
    dissacrato da tutti e persino dagli operai e dirigenti che bloccarono la città con mezzi Ilva.
    Oggi anche i lavoratori sanno che di cosa parliamo…uno stabilimento obsoleto che mangia miliardi e che forse sarà reso green cin forni elettrici e milioni di metri cubi di gas anno.
    Quanto costa questo film
    Ma possiamo davvero immaginare che tutto ciò sia sostenibile?
    Meditiamo bene oggi che ipotechiamo il futuro dei prossimi 10 anni
    Ad maiora

  3. Cominciamo con il dire che si parla di una spesa di duecento milioni di euro per riparare altoforno1,per cui i soldi non piovono dal cielo ..la decarbonizzazione è il tabù di Taranto,la nave mettetela a Gioia tauro non ce ne può fregare de meno tanto sono notizie flash di cui i giornali possono marciare per scrivere articoli e poi a fatti il governo voglio vedere dove prenderà tutto questo denaro,allarmismo il gridare a lupo a lupo a cosa serve …Bitetto che ci lascia nella puzza di piscio e della monnezza in città secondo voi che razza di commediante è? Ma bando alle ciance il governo ha programmi per Taranto al quanto bizzarri e inquinanti direi ,nulla di diverso da quello che possiamo immaginare, che faremo ,cosa non faremo sono dilemmi inutili ..per altri dieci anni l’acciaio preferito d’Italia sarà prodotto al carbone,il benzene sarà un pericolo ,le morti aumenteranno ,nel frattempo si riorganizza una città per creare discariche per rifiuti inerti e non ,dissalatore (il più grande del mondo ) quando si tratta di realizzare me’ a Taranto l’Italia batte tutti e inoltre assisteremo al declino di Taranto in maniera esponenziale,per cui se il nostro destino è già segnato ,andate a quel paese e cominciano a parlare di altro e di qualcosa di nuovo ,basta parlare di Ilva e di fonti inquinanti,tanto ormai si sa in Puglia i pugliesi e non puntano su Taranto per la transizione inquinante per cui non raccontiamo balle.sakuti e buona sorte a tutti .

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