Cambiare la narrazione mediatica su un quartiere martoriato ma in cui progettare il futuro non è ancora vietato.

È l’esigenza che emerge dalla chiacchierata con don Alessandro Argentiero, parroco della chiesa Santi Angeli Custodi ai Tamburi, che ci parla di una comunità complessa, con le sue piccole e grandi difficoltà, ma con la quale è possibile ancora costruire qualcosa di bello.

“Siamo sempre sulla bocca di tutti, sia a livello locale che nazionale, ma concretamente nel cuore di pochi. Del quartiere Tamburi e delle vicende legate all’ex Ilva si parla in continuazione, le promesse in questi anni sono state tantissime, eppure sono poche le persone che ci aiutano a rendere realtà alcuni progetti”.

Gesti semplici, che in tante realtà possono sembrare scontati, ma che qui assumono i contorni di un’impresa titanica: è il caso della riqualificazione di un campetto da calcio, nel passato oggetto di atti di vandalismo, che a breve troverà compiuta realizzazione anche grazie al videomessaggio di Fiorella Mannoia, che domenica scorsa ha mantenuto la promessa di incontrare i piccoli parrocchiani e le loro famiglie.

Il clamore mediatico sollevato da quel video a novembre 2024 ha portato ad uno stanziamento di fondi da parte della Regione Puglia: “Un sogno che diventa realtà – spiega don Alessandro – Abbiamo ancora il cuore pieno di gioia e gratitudine. Fiorella, oltre ad essere una straordinaria artista, si è rivelata una donna di grandissima umanità ed umiltà. Non dimenticheremo mai la gentilezza con la quale si è messa a disposizione di tutti, dalle foto con i bambini ai selfie con i genitori. Non siamo abituati a questa empatia nei nostri confronti, spesso ci scontriamo con porte in faccia e muri di silenzio”.

È un parroco giovane e combattivo don Alessandro, che ha ben chiare le criticità del quartiere ma non si rassegna a far sì che diventino l’unica cifra stilistica attraverso la quale raccontare la comunità.

Dalle baby gang agli atti di vandalismo, dalla difficoltà con la raccolta differenziata (per le quali ha fatto installare una videocamera all’ingresso della chiesa) fino ai problemi di salute che attanagliano piccoli e grandi parrocchiani: ci racconta delle preghiere per giovani mamme in fin di vita, per bimbi strappati a questa terra troppo presto a causa di malattie congenite, di disoccupazione e cassa integrazione, di case svalutate a 10mila euro e di “persone perbene che non possono permettersi di andare via da qui, ma vogliono continuare a vivere con serenità e garbo”.

Senza perdere mai la speranza, un piccolo lume da mantenere acceso e custodire tramite l’arrivo a sorpresa di una cantante, un progetto da coltivare, un sorriso da regalare. Un modo per non abbandonarsi allo sconforto rassegnato che caratterizza i discorsi di alcuni, perchè “Tanta gente combatte per andare avanti e costruire qualcosa di bello anche qui, accanto al siderurgico”.

Don Alessandro ci mostra con orgoglio una stanza in cui troneggia uno schermo touchscreen: “Sarà un’aula multimediale per un catechismo 2.0, le sedioline avranno i colori del Taranto, rosso e blu, per affermare la nostra appartenenza a questo territorio”.

Ma ogni progetto richiede grandi sforzi: “Vogliamo maggior attenzione, la parrocchia è un luogo aggregativo in cui far crescere i nostri bambini e ragazzi con principi sani, non necessariamente legati alla religione. Servono donne e uomini di buona volontà che ci aiutino concretamente a realizzare qualcosa per i nostri ragazzi: sono loro il futuro di questa città”. 

 

 

Una risposta

  1. Molti tarantini sono strani ,molto strani spesso molti di loro non sono mai usciti dal territorio ,sono convinti che il mondo sia fermo qui dietro a tutto lo scempio che c’è ,la puglia cresce Taranto no,i bambini di Taranto sembrano non avere ina famiglia ,educazione non hanno senso civico ,sono allo sbando ,a Taranto servirebbe un regime di austerità a certi livelli ,solo così si può cambiare ,siamo l’esempio di come si possa soltanto migliorare ..

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