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Prima uscita ufficiale, a Palazzo di Città, per il nuovo Taranto calcio targato gruppo Ladisa, alla presenza del sindaco Piero Bitetti. Una conferenza stampa affollata, cominciata con grande ritardo e dominata dal caldo umido (numerose le ascelle pezzate) e dall’anarchia (ognuno ha fatto quel che voleva), con un numero di giornalisti da G7 (compreso qualche fedelissimo del regime giovese). E ben tre dirette video, caratterizzate dalla trepida attesa che la porta “santa” si aprisse alle spalle del tavolo del salone degli specchi e vedesse uscire il nuovo patron rossoblù Vito Ladisa.

Nel frattempo si è svolto una specie di pellegrinaggio verso la postazione dove campeggiava il manichino con la nuova maglia (main sponsor L’Edicola, quotidiano cartaceo e digitale di proprietà dei Ladisa e poco sotto Fondazione del Mediterraneo per lo Sport).

L’attesa però, non è stata vana e a parte il “Forza Taranto” immediato del sindaco Bitetti che ha candidamente ammesso di non essere un grande appassionato di calcio, è stata ripagata dalle parole di Vito Ladisa che hanno lasciato il segno. Parole come inclusione, riscatto, rinascita, rigenerazione sociale, pianificazione, dedizione, sono apparse musica per orecchie abituate alle accuse ed ai piagnistei del passato recente.

Ladisa è un capitano d’azienda e sa come relazionarsi al suo uditorio e non lo fa certo con frasi di circostanza. “Tutti vogliamo vincere ma se non abbiamo alla base un’organizzazione efficace e solida rischiamo soltanto di depauperare risorse”.

Il successo del nuovo Taranto, Ladisa, lo vuole costruire mattone dopo mattone e con pazienza, senza il rischio di dover gettare tutto all’aria dopo un paio di anni.

Non sono votate solo alla razionalità le parole del nuovo proprietario del Taranto calcio ma lasciano spazio anche alle emozioni: “La mia idea è molto chiara: il Taranto vuole essere il sogno ad occhi aperti di una comunità che lavora per il proprio benessere.  Taranto ha bisogno di una seconda possibilità. Ho una visione molto ampia del calcio. “Puntiamo al professionismo con pazienza e dedizione. Lo Iacovone sarà ristrutturato e dobbiamo organizzare e pianificare il post Giochi del Mediterraneo sin da ora in termini di sostenibilità. Una squadra va bene se tutto ciò che sta attorno a sè è dalla stessa parte”.

Le parole del sindaco Bitetti: “E’ una giornata importante per la ripartenza del calcio e della voglia di ricreare ottimismo. Dal primo momento avevamo chiesto una società solida, abbiamo individuato una società italiana che avesse già fatto calcio e migliore scelta non potevamo compiere. C’è attenzione per i giovani, presenza forte sul territorio, intenzioni serie nell’interesse dei tifosi. Grazie al sindaco di Massafra per aver messo a disposizione lo stadio, mancavano poche ore all’iscrizione e abbiamo fatto tutto in tempo, sciogliendo il nodo cruciale. Dall’anno prossimo potremo tornare a tifare nel nostro Iacovone.

Ladisa si è meritato un’apertura di credito da parte di tutto l’ambiente rossoblù (compreso il fedelissimo tifoso nonno Carmine, invitato alla conferenza stampa), ha chiesto pazienza –  e probabilmente la riceverà ma l’obiettivo è uno solo: vincere subito e tornare tra i professionisti quanto prima con una società organizzata, con delle basi solide alle spalle ed una intera città accanto.

*foto Paolo Occhinegro

3 risposte

  1. L’arrivo del presidente Ladisa è un segnale di grande speranza per il Taranto. La sua passione e la chiara visione per il futuro del club infondono fiducia in tutta la piazza. Le sue prime mosse dimostrano non solo una profonda conoscenza del calcio, ma anche la volontà di costruire un progetto solido e duraturo, basato sulla serietà e sulla professionalità.
    ​Ci auguriamo che il suo impegno possa portare il Taranto a raggiungere traguardi importanti, riportando l’entusiasmo che merita. Un grande in bocca al lupo al Presidente, a tutta la squadra e a noi tifosi…

  2. Ora i tarantini possono sperare un roseo futuro per se e per i propri figli che non dovranno più andare a studiare in altre città universitarie e non dovranno più andare all’estero per affermarsi. Ma la cosa eccezionale è che con il calcio potranno fare la spesa anche se i prezzi sono aumentati. Questa si che è vita. Dimenticavo l’ex ILVA, ma chi se ne frega!

  3. Chi se ne frega di una squadra che una volta raggiunto i vertici poi sprofonda di nuovo , Taranto sei la rappresentanza del nulla e del ridicolo ,parliamo dei problemi che ci attanagliano piuttosto .

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