Un sogno diventato istituzione

 

Orchestra della Magna Grecia, 30 anni di musica, identità e rinascita culturale del territorio. Piero Romano: "Sovraesposizione? No, la nostra è una grande produzione"
Posted on 02 Settembre 2025, 09:25
6 mins

C’è qualcosa di profondamente rivoluzionario nel voler restare. Quando, nei primi anni ’90, un gruppo di giovani musicisti pugliesi tornava a Taranto dopo aver studiato altrove, non trovava quello che aveva visto lontano da casa: teatri pieni, stagioni sinfoniche, orchestre stabili. E si faceva sempre la stessa domanda: «Perché non qui?».

Piero Romano, direttore artistico dell’Orchestra della Magna Grecia, era uno di quei ragazzi. «Non si trattava di un progetto razionale, ma di un’esigenza che sentivamo a fior di pelle», racconta. La scintilla scoccò nel 1992, e solo un anno dopo, nel 1993, nacque l’Orchestra. Una formazione giovane, appassionata, che esordì con 40-45 elementi e con un’idea ben chiara: costruire opportunità dove prima c’era assenza.

«In quegli anni – ricorda – a Taranto non c’era un’istituzione sinfonica stabile, mancavano i concerti, i modelli. Semplicemente ci siamo detti che era il momento di smettere di chiedersi perché e iniziare a fare».

Assieme a Romano, i fondatori furono Maurizio Lomartire e Leonardo Presicci. Poco dopo si unì anche il compianto Rocco Brandonisio. «Eravamo spinti da una passione autentica, non da una strategia commerciale. L’idea era offrire a Taranto la stessa dignità culturale che vedevamo nelle città del nord o in Europa».

Il cammino verso il riconoscimento fu lungo. Servirono dieci anni per ottenere lo status di ICO, Istituzione Concertistico Orchestrale, riconoscimento arrivato il 10 dicembre 2003. «Un traguardo complesso, ottenuto dimostrando, per tre anni consecutivi, una produzione di almeno 55 concerti in cinque mesi, con un organico stabile. Un’impresa – spiega Piero Romano – resa possibile solo grazie alla fiducia di pubblico, sponsor e istituzioni locali».

Nel 2004 l’Orchestra della Magna Grecia entrò ufficialmente nel circuito delle ICO nazionali, continuando ad essere meta e sede di cultura e accogliendo artisti come Chick Corea, Paco De Lucia, Vladimir Ashkenazy, Katia Ricciarelli, Uto Ughi, Valentina Terrani. Non semplici ospiti, ma veri catalizzatori di crescita.

«Ogni presenza importante – evidenzia il direttore artistico – ha lasciato sul territorio un’esperienza, un esempio. I nostri giovani hanno potuto imparare da vicino, vedere, toccare, sognare con realismo. Non è raro oggi incontrare artisti internazionali che si sono formati proprio partendo da qui».

Ma il valore dell’Orchestra non si misura solo nei grandi nomi. Si misura nel numero crescente di contratti trasformati da part time a full time, nella creazione di opportunità lavorative concrete, nella fiducia che Taranto è tornata a ispirare anche tra i musicisti che arrivano da fuori.

«Abbiamo scelto – puntualizza Romano – una strategia culturale e occupazionale, costruita passo dopo passo, festival dopo festival. È così che oggi possiamo garantire a tanti una carriera stabile, e attrarre nuovi talenti».

Impossibile non citare Luis Bacalov, Premio Oscar per Il Postino, direttore principale dell’Orchestra per dodici anni. «Non è stato solo un maestro, è stato un padre per tanti. Aveva un magnetismo raro. Ha dato una visione internazionale all’Orchestra e l’ha difesa ovunque, con passione e determinazione».

E poi, un ricordo personale: «Voleva comprare casa nella città vecchia di Taranto. Ne aveva individuata una, ma i lavori di ristrutturazione erano troppo complessi. L’età avanzava, ma il desiderio restava».

Oggi l’Orchestra è anche il cuore pulsante del MediTa Festival, che quest’anno ospita Serena Rossi, Piero Pelù e Alex Wyse. Poi una campagna abbonamenti alla stagione musicale che procede speditamente, ogni evento è una conferma di un pubblico presente e partecipe.

Eppure, come spesso accade, il successo porta con sé anche qualche polemica. Sui social, a volte, si parla di “sovraesposizione” dell’Orchestra. Romano risponde con chiarezza. «Essere coinvolti in tante manifestazioni non è un demerito. Forse c’è chi non ha compreso che l’ICO Magna Grecia è una delle tredici istituzioni riconosciute dal Ministero, con un ruolo ben definito dalla legge (la 800 del 1967): promuovere, agevolare e coordinare l’attività musicale nella provincia».

Il dialogo, secondo lui, è sempre possibile. «Chi ha dubbi può contattarmi. Ma se si parla di sovraesposizione, allora bisogna guardare anche ai numeri: facciamo 150 concerti l’anno, tra produzioni, tournée, formazione. La visibilità è proporzionale all’attività che svolgiamo».

E tra concerti a Taormina, collaborazioni con Plácido Domingo e Andrea Bocelli, performance a Ginevra e inviti già in agenda per teatri europei e un possibile tour intercontinentale, il futuro sembra tracciato.

La sfida è quella di rendere strutturale ciò che prima era eccezione: cultura, occupazione, formazione. L’Orchestra giovanile è il simbolo più promettente di questa trasformazione. «Dare ai giovani la possibilità di professionalizzarsi nel proprio territorio significa invertire la rotta. Significa costruire un nuovo racconto per la città».

Romano chiude con una riflessione che è più di un invito: «C’è un detto: fa più rumore un albero che cade che cento che crescono. Ma forse è arrivato il momento di amplificare i cento alberi che crescono. Di essere orgogliosi di quello che abbiamo costruito. E di far conoscere questa che non è solo una risorsa culturale, ma una storia di identità, passione e rinascita».

*foto di apertura Paolo Occhinegro

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Un Commento a: Un sogno diventato istituzione

  1. Fra

    Settembre 2nd, 2025

    Bravi

    Rispondi

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