La task force regionale per l’occupazione è tornata a riunirsi per aggiornarsi sulla delicata vertenza che riguarda la Fondazione Cittadella della Carità ed i suoi oltre 150 lavoratori.
Vicenda che la prossima settimana potrebbe conoscere una svolta importante, con il pronunciamento del Tribunale di Taranto – sezione Procedure Concorsuali – sul ricorso per l’ammissione alla procedura di concordato preventivo depositata il 25 luglio scorso dalla società, anche se lo stesso tribunale potrebbe concedere una piccola proroga.
Necessaria perché in tutto questo lasso di tempo sono state congelate tutte le azioni esecutive contro la Fondazione, che qualora il tribunale non dovesse accogliere la richiesta di concordato preventivo andrebbe in default, ovvero si aprirebbero le porte del fallimento. Lo scorso marzo infatti, la Fondazione decise di abbandonare la strada della procedura negoziata per la gestione della crisi, optando invece per la richiesta di concordato preventivo.
Anche e soprattutto per questo, durante la riunione i sindacati non hanno tergiversato esprimendo tutte le loro perplessità (ancora una volta) sul presente e sul futuro della Fondazione. A cominciare dalla FP Cgil presente con il segretario Sardelli, che ha evidenziato alcune perplessità sul piano concordatario. In primis c’è la distonia secondo la quale nel piano si prevede che i crediti vantati dai lavoratori saranno liquidati entro 12 mesi dal passaggio in giudicato della sentenza di omologazione del piano stesso. “Orbene, tale previsione è in netto contrasto con quanto concordato in sede di accordo presso il Comitato Sepac lo scorso 1 aprile che statuisce espressamente che la Fondazione estingua in una unica soluzione ed entro 30 giorni dall’omologazione del piano concordatario da parte del Tribunale tutte le posizioni debitorie aperte nei confronti dei dipendenti ante 2023″.
“E’ di tutta evidenza come ii piano concordatario violi tale accordo sia in ordine al termine di esigibilità delle somme in quanto si passa da 30 giorni dalla omologazione a 12 mesi, ma anche in ordine al temine iniziale: si passa dalla omologazione al passaggio in giudicato trattasi di due cose diverse, ma soprattutto si è in presenza di un allungamento dei tempi assolutamente non conforme a quanto concordato!” denuncia la Fp Cgil di Taranto. Sulla richiesta del termine per il pagamento (30 giorni e non 12 mesi) il Presidente del Comitato Sepac Leo Caroli ha quindi invitato l’azienda a rispettare il termine pattuito.
Ricordiamo infatti che solo grazie ad un decreto emesso il 16 aprile scorso dal Tribunale di Taranto, la Fondazione è stata autorizzata alla stipula di un contratto di finanziamento da 650.000 euro, destinato al pagamento degli stipendi arretrati dei circa 150 lavoratori della Casa di Cura per quanto riguarda gli emolumenti dei primi quattro mesi del 2025, mentre i lavoratori attendono ancora il saldo della tredicesima del 2023 e del 2024, la retribuzione di aprile 2024 e il premio di produzione. Verso i lavoratori, lo ricordiamo ancora una volta, la Fondazione è arrivata nel tempo a vantare un debito pari a 2,5 milioni di euro (tra TFR, retribuzioni e buoni pasto arretrati).
Altra criticità emersa dal piano, riguarderebbe la mancanza di garanzie per il mantenimento degli accreditamenti regionali presso la Fondazione stessa. “Un silenzio preoccupante, non solo per ii futuro della Fondazione, ma anche e soprattutto per ii mantenimento dei livelli occupazionali – sottolineano dalla FP Cgil -. Ciò anche in ragione del fatto che buona parte del piano stesso si basa sul fatturato ordinario della Fondazione (ed. cash flow), Appare evidente che laddove gli accreditamenti venissero spostati presso altre strutture del Gruppo Neuromed cadrebbe l’intera impalcatura su cui si fonda il piano”.
Perplessità anche sulle quantità economiche indicate nel piano che a detta del sindacato potrebbero minare l’esito positivo dell’ operazione di salvataggio. “In particolare, rileviamo come buona parte del piano si basi sulla vendita possibile dei terreni di proprietà della Fondazione pari a 6,1 milioni di euro. Inoltre, è previsto un apporto derivante dalla continuità aziendale pari ad altri 6 milioni di euro, ma anche questo elemento non è certo ed è tutto da verificare, tanto più che ad oggi non viene neanche raggiunto il budget dei tetti di spesa assegnati (di cui solo 3 milioni sono garantiti da Neuromed). Sostanzialmente, rileviamo che non vi sia quell’effetto dirompente derivante dall’ingresso del nuovo soggetto economico in termini di investimenti che potrebbe determinare un’inversione di rotta decisiva”.
Tuttavia, tutte le perplessità sul piano concordatario non sono state diradate nella riunione dalla Fondazione.
In più la FP Cgil ha ribadito la richiesta, già avanzata in data 23 agosto, di rispetto del contratto nazionale in materia di buoni pasto e sulla questione la Fondazione ha comunicato la propria disponibilità al confronto. Inoltre, è stata ribadita la richiesta di garantire una adeguata presenza di infermieri e Oss per garantire migliori condizioni di lavoro e di assistenza.
La Neuromed ha ribadito durante il confronto che il tutto è sub judice del Tribunale, esprimendo anche la propria preoccupazione per la possibile scadenza delle misure protettive (15 settembre) e per le quali ha chiesto una proroga. Del resto, non vi sono ancora notizie chiare sul piano industriale che dovrebbe garantire il rilancio della struttura: non è chiara la percentuale delle quote della Fondazione che il gruppo Neuromed rileverà o ha già rilevato (anche se nei mesi scorsi si parlava del 51%) dopo la composizione del nuovo CdA, così come non sono stati chiariti quante risorse economiche il gruppo Neuromed vorrà investire e in quali tempistiche ciò dovrà avvenire.
Durante la riunione è intervenuta anche Flavia Ciracì, segretaria territoriale della Cisl FP Taranto Brindisi. “Abbiamo sin da subito rappresentato al tavolo l’esigenza che vengano garantiti i livelli occupazionali della Casa di Cura ed i LEA (Livelli essenziali di assistenza) ma soprattutto espresso l’esigenza di poter entrare nel merito del Piano Industriale, presentato da Cittadella della Carità presso il Tribunale fallimentare di Taranto”. “Siamo sempre stati convinti che il ruolo di responsabilità assunto fino ad oggi dalla CISL FP, sia stato quello di garantire la sopravvivenza della struttura sanitaria e farla ritornare all’eccellenza sanitaria del passato e su questo continueremo a lavorare anche in futuro”.
La CISL FP è quindi “sempre più convinta che la strada da perseguire è quella del confronto costruttivo e partecipativo, e a tal proposito, il presidente del Sepac ha proposto un nuovo tavolo entro i primi del mese di ottobre per proseguire il confronto tra tutte le parti e definire al meglio le varie problematiche che persistono. La CISL FP Taranto Brindisi, continuerà a vigilare affinché si garantiscano i servizi sanitari e venga mantenuto tutto il personale in forza, nessun escluso” ha concluso la Ciracì.
Sicuramente però ci saranno nuovi aggiornamenti già a partire dalla prossima settimana, sulla base dei provvedimenti del Tribunale.
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