Acciaierie d’Italia in Amministrazione straordinaria – la società che gestisce gli impianti ex Ilva – ha inviato un’istanza di modifica della richiesta della Cig che prevede l’aumento a 4.450 dipendenti, di cui 3.803 a Taranto. E’ quanto si apprende da fonti sindacali. La richiesta precedente, attualmente in discussione al ministero del Lavoro, prevedeva 4.050 dipendenti, di cui 3.500 a Taranto.
“La presente istanza, per effetto di fattori produttivi e finanziari sopravvenuti nel corso dell’avviata procedura, annulla e sostituisce la precedente di pari oggetto, recante data 12 giugno 2025” indica la società nell’istanza. Attualmente i dipendenti per cui è autorizzata la Cig sono 3.062.
“La richiesta di incremento dell’intervento dell’ammortizzatore sociale in essere è funzionale a controbilanciare l’aggravarsi dello squilibrio dei fattori produttivi. Nello specifico, a fronte di un organico complessivo pressoché stabile (9.741 unità), lo stabilimento di Taranto e le unità produttive a valle dello stesso, marciano con assetto che – all’attuale e nel medio termine – risulta essere contraddistinto e condizionato da una produzione di ghisa gravemente insufficiente ed incoerente con i costi di esercizio e gestione”, spiega la società nell’istanza con cui chiede l’aumento del numero di lavoratori in Cig. In particolare, nel documento si indica che, “come noto, il flusso produttivo della ghisa, è oggi garantito dalla marcia del solo AFO 4, cui nel medio termine si affiancherà AFO2, oggetto di intervento manutentivo”.
“L’avvio produttivo di tale ulteriore Altoforno consentirà nei programmi aziendali, a valle, di effettuare i programmati interventi tecnici su AFO4. Di conseguenza, l’avvio di AFO 2 non comporterà immediatamente un significativo innalzamento della produzione, obiettivo che potrà essere raggiunto solo con il ripristino della piena funzionalità anche di AFO1, all’esito del richiesto provvedimento di dissequestro e dei necessari interventi a garanzia della funzionalità anche di tale altoforno”.
Dunque, continua l’istanza, “l’aumento della produzione sarà realizzato gradualmente con l’avvio di AFO4, fino al raggiungimento della produzione standard prevista anche con il ripristino di AFO1. Al termine di tale percorso, la società conta di riuscire a ripristinare livelli produttivi soddisfacenti che, pur in sé inidonei rispetto all’obiettivo finale del riequilibrio, risulterebbero in grado tuttavia – potenzialmente – di generare un flusso di cassa tale da rendere più sostenibili i costi fissi”.
Tuttavia, si sottolinea che “allo stato, viceversa, il non modificabile volume produttivo in essere sta progressivamente aggravando lo squilibrio finanziario indotto dal peggioramento del rapporto costi/ricavi, rischiando di determinare l’insostenibilità della gestione societaria. Quanto innanzi impone di intervenire tempestivamente sui fattori di costo, rapportando le risorse alle effettive necessità”.
Nella stessa giornata Acciaierie d’Italia in A.S. ha resto noto che “nell’impianto di Taranto si è verificato il danneggiamento del nastro trasportatore convogliatore 16 di AFO4. Tale evento ha reso necessaria la fermata non programmata dell’altoforno 4, realizzata secondo quanto disposto dalle normali procedure” informa l’azienda.
“Il taglio del tappeto in gomma del suddetto nastro trasportatore non ha consentito la continuità delle operazioni di carica dell’altoforno – si legge nella nota aziendale -. Tale fermata non ha generato nessuna problematica di sicurezza per gli impianti di produzione connessi all’altoforno. Le attività di ripristino, consistenti nella sostituzione del tappeto in gomma, sono ancora in corso e termineranno presumibilmente nella nottata di oggi. Al termine di queste, l’altoforno n. 4 rientrerà nel suo normale esercizio, come gli impianti ad esso connessi” concludono dall’azienda.
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