Ventisei storie di sofferenza e coraggio sono riemerse nella Prefettura di Taranto, dove le medaglie d’onore del Presidente della Repubblica hanno restituito dignità e memoria agli italiani del territorio deportati nei lager nazisti. Nel Salone di Rappresentanza si è svolta la prima “Giornata degli internati italiani nei campi di concentramento tedeschi durante la seconda guerra mondiale”, istituita dal Parlamento con la legge n. 6 del 13 gennaio 2025. Un appuntamento solenne, che ha visto la consegna dei riconoscimenti alla memoria concesse dal Presidente della Repubblica ad altrettanti cittadini del territorio tarantino deportati nei lager nazisti e costretti al lavoro coatto.
Alla cerimonia, accompagnata dalle note intense degli allievi del Conservatorio “Paisiello” che hanno eseguito anche un brano del film Schindler’s list, hanno partecipato le autorità civili, religiose e militari, le associazioni combattentistiche e i familiari degli insigniti, provenienti da Taranto, Grottaglie, Ginosa, Manduria, Palagianello, Sava e Avetrana.
“Un caloroso saluto ai 26 familiari di cittadini di questo territorio a cui il Presidente della Repubblica con decreto dell’8 luglio ha concesso le medaglie d’onore in memoria delle sofferenze ad essi inferte con la deportazione e l’internamento nei lager nazisti”, ha detto il prefetto Paola Dessì. “L’istituzione di questa Giornata – ha chiosato – non è un contenitore vuoto, ma l’occasione per costruire una memoria collettiva dei principi su cui si fonda la nostra democrazia. Una memoria che deve ispirare e unire il Paese, soprattutto i giovani, chiamati a custodire valori di libertà e fedeltà alla Patria”.
Dietro ogni medaglia c’è una storia di coraggio e di dolore. Come quella di Damiano Pecoraro, padre del sindaco di Manduria, Gregorio (che ha ritirato la medaglia), richiamato alle armi nel 1940, catturato in Francia dopo l’8 settembre 1943 e deportato nel campo di Bonn. Ferito in un bombardamento, fu ricoverato in un ospedale americano prima del rimpatrio.
C’è poi la vicenda di Ottavio Scarcello di Taranto, richiamato nel 1940 al Reggimento Lancieri di Milano. Combatté in Grecia, ma nel 1943 fu catturato a Larissa e internato ad Auschwitz, dove rimase fino alla liberazione dell’8 maggio 1945.
Giustino Ranaldo, classe 1921 di Ginosa, combatté nei Balcani con il 6° Reggimento Artiglieria. Dopo l’8 settembre fu catturato in Croazia e deportato nello Stalag VI D di Dortmund, dove lavorò forzatamente in miniera fino alla liberazione da parte degli americani, nell’aprile 1945.
Non meno drammatica la storia del maresciallo dei Carabinieri Gaetano Romei di Sava, impegnato sul fronte albanese fino all’agosto 1944, quando venne catturato. Deportato in Germania, rimase prigioniero fino al maggio 1945, rientrando in Italia solo due mesi dopo.
Da Avetrana proviene un lungo elenco di insigniti. Giovanni Caraccio, marinaio imbarcato nel 1942, fu catturato dai tedeschi dopo l’armistizio e deportato in Germania, da cui tornò solo nel luglio 1945. Italo Emanuele Chetta, sergente del 71° Reggimento Fanteria, visse la stessa sorte, come Cosimo Clarizia e Cosimo Colucci, entrambi catturati dopo l’8 settembre e internati in lager tedeschi fino alla primavera del 1945.
Storie di giovani vite spezzate emergono anche da questi elenchi: Leonardo Manna, soldato del 9° Reggimento Fanteria, fu dichiarato morto dopo l’internamento a Rodi. Altri, come Pancrazio Marasco, Antonio Pesare, Vito Prisciano e Ippazio Rosario Specchio, vissero anni di prigionia tra Grecia, Germania e Austria, resistendo fino alla liberazione.
Colpisce anche la vicenda di Giovanni Francescone di Grottaglie, maresciallo dell’Aeronautica Militare, che partecipò alle campagne in Africa, Grecia e Albania. Catturato a Valona, venne internato nel campo di Amburgo fino al 1945. O ancora quella di Antonio Sgobba di Palagianello, marinaio impegnato nel Mar Egeo: dopo la battaglia di Lero fu deportato a Mauthausen e sopravvisse fino al rientro nel 1945.
Le medaglie hanno così restituito dignità e memoria a storie personali che per decenni sono rimaste custodite solo nei racconti familiari. “La celebrazione della Giornata non deve suonare come una circostanza protocollare priva di reale sostanza – ha ribadito il prefetto Dessì – ma come occasione concreta per promuovere il valore civico della consapevolezza e instillare l’interesse per la conoscenza e per la nostra coscienza collettiva”.
Un messaggio che a Taranto ha trovato eco nel silenzio commosso dei familiari, molti dei quali hanno ricevuto la medaglia stringendola come un’eredità di sacrificio e fedeltà al Paese. Una memoria che da oggi ha una data ufficiale, il 20 settembre, e che segna un impegno collettivo a non dimenticare.
Buonasera
Finalmente ci siamo ricordati di 700.000 Militari Italiani che, catturati dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943, vennero internati nei lager e nei campi di lavoro in Germania, Austria, Polonia e Cecoslovacchia e che vennero trattati da schiavi fino alla liberazione nel Maggio 1945, non riconosciuti prigionieri di guerra.
Di questi ne morirono circa 60.000 di stenti, fucilazioni, fatica, fame, bombardamenti e malattie.
La Legge n. 6 del 13 Gennaio 2025, dopo 80 anni, ricorda i sacrifici e le sofferenze patite da queste persone, abbandonate dai vertici militari nel Settembre del 1943, senza ordini nelle mani degli ex alleati tedeschi.
Avremmo dovuto ricordarli molto tempo fà e concedere le medaglie ai diretti interessati.
Probabilmente sono nel frattempo tutti morti.
Ma per decenni ci siamo dimenticati di 700.000 italiani e abbiamo fatto finta di niente.
Il governo italiano firmò una transazione con il governo della Germania Ovest che versò un indennizzo comulativo per tutti gli internati, con annessa rinuncia ad altri risarcimenti.
Oggi si chiude la pagina più vergognosa della Storia moderna dell’Italia, ovvero l’8 Settembre 1943.
Onore e Rispetto ai Militari Italiani Internati.
Saluti
Vecchione Giulio