Fefè De Giorgi: “Ora mi riposo nella mia Puglia”

 

L'allenatore della nazionale italiana Campione del Mondo è tornato a Squinzano. La settimana prossima incontrerà il Presidente della Repubblica, Mattarella
Posted on 01 Ottobre 2025, 10:22
4 mins

L’ultima volta che lo avevamo incontrato, circa un anno fa, in occasione del premio “Atleta di Taranto” era quasi piacevolmente stupito del riconoscimento che gli organizzatori gli avevano voluto dare, considerato che era reduce “solo” dal quarto posto alle Olimpiadi di Parigi, manifestazione che per la pallavolo maschile resta un tabù: “Alla fine quando ti arrivi a giocare una medaglia vuol dire che hai fatto un certo percorso e che sei giunto comunque in alto”, disse.

Qualcuno dell’ambiente – quelli che sono portati a vedere solo i risultati – aveva cominciato a sussurrare che forse il buon Fefè aveva fatto il suo tempo sulla panchina azzurra (dopo i Mondiali del 2022, il secondo posto agli Europei del 2023, il quarto, appunto, alle Olimpiadi del 2024).

Ed, invece, il tecnico salentino (di Squinzano) con la pazienza e la consueta serenità che hanno contraddistinto la sua carriera, prima di palleggiatore e poi di allenatore, è tornato dalle Filippine con la vittoria del Mondiale. Il suo quinto oro in questa competizione: tre da giocatore (1990, 1994 e 1998) e due da Commissario Tecnico (2022 e 2025, appunto).

Lui, come sempre, se l’è cavata con una battuta: “Evidentemente questa manifestazione mi piace”. Poi si fa più serio: “Sono tanti cinque, anche perché fino ad ora i Mondiali si giocavano ogni quattro anni. Non sento il peso della storia, non credo sia un peso. È un orgoglio. La sfida da sportivi è rimanere sempre tra le eccellenze e non è facile, perché ci sono gli altri. Lottare sempre per una medaglia è importante, è il vero obiettivo di chi fa sport ad alti livelli”.

L’IMPORTANZA DEL GRUPPO

“Prima del mondiale ho rimarcato di guidare un gruppo speciale, composto da ragazzi che hanno grande umanità e che sono capaci di includere e di integrare, di aiutarsi a vicenda. Li conosco bene. Li ho scelti anche per questo. Questi non sono più i ragazzi del 2021, stanno crescendo, maturando. Nell’ultima stagione sono successe tante cose, infortuni compresi. I ragazzi hanno sempre reagito senza lasciare nessuno indietro, cercando sempre di risolvere i problemi.

 Da commissario tecnico devo avere uno sguardo di lungo periodo, in quanto ho l’obbligo di pensare al presente, ma anche al futuro della nazionale. Inoltre, devo valutare il percorso ed in questo senso, il gruppo che alleno, da quando nel 2021 c’è stato il cambio generazionale, ha lottato sempre per una medaglia. Si può e si deve cercare di restare nel gruppo d’eccellenza. Non è possibile ipotizzare di essere in grado di salire ogni volta sul gradino più alto del podio, a dispetto del fatto che ci si provi. La sconfitta deve diventare il maggiore propellente per tornare ad imporsi”.

L’AFFETTO DEL SUA TERRA, LA DEDICA, IL RIPOSO MERITATO

“Sento sempre il calore della mia terra. Mi sono arrivati tantissimi messaggi, non solo dopo la vittoria, ma anche durante il torneo. Questo affetto lo porto sempre con me”.

“Le dediche possono essere tante. Dai grandi sacrifici che fa la famiglia in poi. Dal punto di vista sportivo la nostra dedica è a Daniele Lavia, un giocatore per noi importantissimo che si è fatto male poco prima. Il gruppo anche qui è stato molto bravo a non crearsi alibi, a dare sempre qualcosa in più. A non nascondersi mai”. E ora che fare? “Se possibile, niente, magari riposare (è stato 26 giorni nelle Filippine con la Nazionale azzurra, ndr). Ma ho capito che non è possibile”.

L’8 ottobre lo aspetta il presidente della Repubblica Sergio Mattarella che è un grande tifoso della pallavolo. Per le Olimpidi di Los Angeles c’è tempo…

*fonte Fipav Puglia

 

 

 

Condividi:
Share
Per comunicati stampa o proposte redazione@corriereditaranto.it

Commenta

  • (non verrà pubblicata)