Il Museo archeologico nazionale di Taranto – MArTA entra nel cuore dell’industria creativa e si apre al dialogo con il mondo dell’impresa.
È questa la direzione del protocollo d’intesa siglato con Confindustria Taranto, un accordo che punta a trasformare la cultura in leva di sviluppo e innovazione, rafforzando il legame tra il patrimonio storico e la vocazione produttiva della città.
Museo e industria insieme, dunque, per costruire percorsi comuni di crescita. A firmare l’intesa, nella sede di Confindustria Taranto, la direttrice del MArTA, Stella Falzone, e la vicepresidente degli industriali tarantini, Anda Furfaro, con delega all’education e alla diversificazione del territorio. Presente anche Vincenzo Fanelli, presidente della sezione Cultura, Agroalimentare e Turismo.
L’obiettivo è promuovere nuove forme di collaborazione tra cultura e impresa, sviluppando progetti capaci di mettere in rete competenze e creatività. Il documento sottolinea come l’intesa «nasca dalla volontà di cooperare nella ricerca di linee di lavoro comuni finalizzate alla promozione di nuove iniziative di sviluppo socio-economico e culturale del territorio, valorizzando il connubio tra cultura e impresa».
Il protocollo si articola in sei macro aree di intervento: progettualità in co-branding, iniziative per l’industria creativa, percorsi di turismo industriale, attività di formazione e aggiornamento per imprese e dipendenti, orientamento dei giovani e un festival dedicato alla cultura d’impresa. In ogni campo, la cultura diventa elemento generativo, strumento di dialogo e innovazione.
«Il Museo archeologico nazionale di Taranto ha innescato processi sempre più estesi con i territori di provenienza dei reperti delle sue collezioni. È un museo sempre più aperto che ha deciso, attraverso queste collaborazioni, di abbinare alla sua funzione di conservazione e ricerca quella di amplificatore della missione educativa ed emancipativa della cultura nei processi economico-sociali e di sviluppo di un territorio» – spiega la direttrice del MArTA, Stella Falzone – «Perché in contesti urbani delicati come quello di Taranto, i processi di cambiamento si attivano anche attraverso la consapevolezza del proprio valore come luogo da sempre distintivo per la bellezza, la vocazione internazionale e la qualità manifatturiera delle sue imprese artigiane e industriali. Dalla ceramica al tessile, dagli ori alla pesca».
Il MArTA, da custode della storia, diventa così piattaforma di connessione tra arte, competenze, creatività e impresa. Un museo che dialoga con il presente e che riconosce nella produzione materiale — dall’artigianato artistico all’industria — la prosecuzione contemporanea del sapere antico.
Per Confindustria Taranto, l’intesa è un’occasione per costruire un modello di sviluppo che integri cultura e impresa, con attenzione al capitale umano e alla formazione.
«Avviare un percorso di collaborazione e di scambio con il Museo archeologico nazionale di Taranto è uno degli obiettivi che l’associazione degli industriali da me presieduta – dichiara Anda Furfaro – persegue da tempo. I motivi non risiedono soltanto nella necessità, in quanto attori della crescita economica e sociale, di conoscere più profondamente le potenzialità del nostro territorio, ma soprattutto nelle opportunità che l’accordo ci consente di sviluppare attraverso attività che valorizzino ed esaltino la cultura e l’impresa assieme».
Un progetto che, secondo la vicepresidente, «può generare all’interno delle nostre imprese nuove consapevolezze e leve di sviluppo, dalle quali far scaturire la “vision” di un territorio moderno, orientato al futuro e forte del proprio passato».
L’intesa, dunque, va oltre la semplice collaborazione istituzionale: rappresenta un patto culturale e identitario, che mira a fare di Taranto un laboratorio di rinascita dove l’archeologia incontra l’impresa, la storia alimenta l’innovazione e la cultura diventa leva economica.
Perché, come sottolinea Falzone, «il cambiamento passa anche dalla consapevolezza del proprio valore storico e culturale».


Volevo sapere ma la signora d’innocenti dove l’avete mandata e grazie a lei che il museo è più attrattivo ,ci manca .