La nave Drea lascerà il porto di Taranto. Quando e per quale destinazione è ancora presto per dirlo.

E’ questo il messaggio che arriva dal tavolo tecnico convocato dall’Autorità Portuale di Sistema del Mar Ionio, che si è svolto lunedì 20 ottobre ed al quale erano stati invitati tutti i soggetti convocati nella prima riunione di un mese fa: Capitaneria di Porto, Comune di Taranto, Asl di Taranto, Spesal, Arpa Puglia, le società Ecologica e Med Fuel.

Tavolo al quale non si è presentato il Comune di Taranto, che ha preferito impegnare la giornata in un inutile Consiglio comunale sull’atavico tema dei voli civili per l’aeroporto di Grottaglie. Assenza che ancora una volta certifica la levatura al ribasso dei nostri amministratori, che hanno deciso in maniera del tutto arbitraria che a Taranto non si potranno effettuare i lavori di rimozione e smaltimento di pannelli ignifughi delle cabine del traghetto, contenenti amianto (circa 100 tonnellate pari ad una presenza del 13%).

Il perché non è dato sapere. Anzi, una motivazione c’è ed è quella che risale allo scorso 18 settembre: “La posizione dell’Amministrazione è chiara e definitiva, non saranno tollerate decisioni in contrasto con la volontà della città” tuonò il sindaco Piero Bitetti. Una posizione che di politico non ha assolutamente nulla, meno che mai di un qualsivoglia approfondimento scientifico. Semplicemente si preferisce sviare i problemi, non assumersi alcuna responsabilità, rimandare ad altri le decisioni, assecondare il sentiment dei social o di qualche componente della maggioranza che magari potrebbe aizzare una piazza che è molto più numerosa nella virtualità che nella realtà dell’agorà pubblica. E pensare che poi sono sempre gli stessi che hanno anche il coraggio di voler imporre il loro peso nelle scelte di politica industriale nazionale sulla vicenda dell’ex Ilva: roba da non credere.

Della posizione assunta dall’amministrazione comunale ne trae giovamento, indirettamente, anche il commissario straordinario dell’Autorità di Sistema Portuale del Mario Ionio, Giovanni Gugliotti (anch’egli assente all’incontro), il quale ha fatto intendere molto chiaramente di non aver nessuna intenzione di assumersi qualsivoglia responsabilità nella vicenda (specie poi quando mancano oramai pochi giorni alla nomina definitiva di presidente dell’Authority).

Come dimostra del resto il corso degli eventi: lo scorso settembre infatti, nel giro di 48 ore prima partecipò al primo tavolo tecnico senza assumere una posizione chiara (16 settembre), poi emise il proprio editto bulgaro rigettando l’istanza di accosto affermando che “l’Autorità Portuale non ha autorizzato e non autorizzerà l’attracco della nave Drea presso le banchine del porto di Taranto. Tale decisione è stata assunta tenendo prioritariamente conto delle legittime preoccupazioni espresse dalla comunità locale circa possibili rischi legati alla presenza di amianto” (17 settembre), infine lasciò che la nave Drea attraccasse alla banchina pubblica della Calata IV dopo che la stessa aveva ottenuto il via libera dalla Capitaneria di Porto per ragioni di sicurezza (18 settembre).

La nave Drea ancorata nel porto di Taranto

Assente al tavolo tecnico anche l’Asl di Taranto e lo Spesal, che però hanno inviato una nota ribadendo che il piano di rimozione amianto ai sensi dell’art. 256 del D.Lgs. 81/08 deve essere preparato dall’impresa ed inviato all’organo di vigilanza almeno 30 giorni prima dell’inizio dei lavori, specificando natura e durata dei lavori, luogo, tecniche, misure di sicurezza, attrezzature, protezione dei lavoratori e dei terzi, e piano di smaltimento.

La Med Fuel Bunkering di Messina, proprietaria del traghetto appartenuto alla flotta Moby, aveva scelto la società Ecologica (che si occupa delle bonifiche di amianto sui vagoni di Trenitalia) per elaborare un piano di lavoro da sottoporre al vaglio dello SPESAL, del Dipartimento di Prevenzione della Asl di Taranto e di ARPA Puglia (presenta al tavolo): elaborato che probabilmente sarà redatto lo stesso, ma è chiaro che senza il via libera dell’Autorità Portuale e della Capitaneria di Porto ad effettuare presso lo scalo ionico le operazioni di bonifica, lo stesso non potrà mai essere attuato.

La nave, ad oggi, è stata considerata in buona forma dal personale del Rina, il Registro navale italiano, che ha ispezionato il traghetto nei giorni scorsi. Attualmente la stessa ha i certificati per la navigazione scaduti che però la stessa Rina rinnoverebbe, qualora fosse individuato un nuovo scalo di approdo (si parla del porto di Livorno) dove effettuare i lavori di bonifica (oltre ad altri interventi di manutenzione). Non è un caso se durante il tavolo tecnico la stessa Capitaneria di Porto abbia dato dei ‘consigli’ sul come muoversi all’armatore per trovare al più presto una nuova destinazione.

Che a meno di clamorosi ripensamenti, non saranno effettuati a Taranto. Dove preferiamo lasciare che una nave resti ancorata ad una banchina commerciale inutilizzata da anni (visto che l’ex Cementir che l’aveva in concessione fermò le sue attività l’1 gennaio 2014), senza permettere ad una società locale di effettuare dei lavori di bonifica all’interno della nave stessa (magari usufruendo della manodopera di altri lavoratori relegati da anni in cassa integrazione), impedendo dunque l’attività di impresa privata e arrecando alla stessa un danno economico (senza nemmeno lasciarsi sfiorare dall’idea che il porto di Taranto potrebbe diventare un’ottima sede dove effettuare operazioni di bonifica delle navi, visto che il traffico merci è in coma permanente da anni), finendo per danneggiare anche gli armatori locali che perderanno entrate economiche grazie alla tassa di ancoraggio che la nave una volta andata via non pagherà più.

E, dulcis in fundo, ‘regalando’ l’ennesima immagine negativa di una città dove non si sa più chi decide il come e il perché.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/10/17/la-nave-drea-non-va-bonificata-perche/)

2 Responses

  1. Buongiorno
    Fine della storia della nave Drea.
    Possiamo considerarla un’ altra occasione persa, e poi ci chiediamo perché si scappa da Taranto.
    Contro l’ ignoranza e la presunzione ogni guerra è persa in partenza.
    Saluti
    Vecchione Giulio

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