Gentile redazione, sono Marco, uno studente di 17 anni nato e cresciuto a Taranto figlio di un dipendente ex ILVA. Vi scrivo perchè nel mio piccolo sento la necessità di farvi sentire ciò che penso su quello che sta succedendo nella mia città e che credo stia facendo sempre più rumore.

E’ recente la notizia da parte dei sindacati, poi smentita dal governo, di una possibile chiusura dell’impianto a partire da Marzo; non voglio entrare nel merito né tantomeno fare politica in quanto per quanto poche le informazioni in mio possesso non sono nella posizione di poter commentare, voglio far notare solo il mio dispiacere per una città abbandonata a se stessa anche dagli stessi Tarantini.

Interessante vedere come, negli ultimi anni, i cortei e qualsiasi problema della città fossero attribuiti all’ILVA, molto spesso credo anche per pigrizia e per colpa degli stessi Tarantini (ovviamente non voglio fare di tutta l’erba un fascio) che tendevano a scegliere la strada più semplice, la strada che non attribuiva la colpa a loro, alle loro abitudini, al modo di vivere secondo la filosofia del ”ce me ne futt a me”.

Mi fa male vedere questa Taranto come un diamante sepolto che non vuole essere scoperto, abbiamo tanta storia, tanta bellezza, un mare meraviglioso però no, gli stessi tarantini ovviamente non tutti, sono i primi che non la valorizzano o semplicemente non ne hanno cura.

Non voglio in alcun modo negare i problemi di salute che l’ILVA ha comportato ma molto spesso credo che la gente si dimentichi il futuro di chi lì ci lavora, io onestamente ho molta paura, perchè se magari alcuni vedono la chiusura della fabbrica stessa come un motivo per essere felici, io vedo l’ennesimo fallimento per la mia amata città che viene privata nuovamente di un futuro dove magari la decarbonizzazione era possibile, dove magari la fabbrica tanto odiata poteva comunque dare ancora sostentamento alle famiglie tarantine di chi ci lavora, con un piano industriale che mette al primo posto sia lavoratori che salute.

Forse Taranto non ha bisogno di un’altra manifestazione, dell’ennesimo corteo per protestare ma necessita amore, noi siamo bravissimi a fare ringraziamenti istituzionali, a lamentarci, a dire che niente funziona nella nostra città ma credo sia giunto il momento per una volta di smettere di parlare al vento e fare qualcosa che davvero possa risollevare la città, prendere in mano le redini e finalmente iniziare a cambiare nel nostro piccolo.

Sinceramente non so quale sarà il mio futuro nei prossimi mesi, non so se mio padre perderà il lavoro, se lo stabilimento ex ilva effettivamente chiuderà o meno, le emozioni sono tante e tra queste prevale soprattutto la paura ma sono certo di avere un sogno scolpito nella mia testa, vedere Taranto per ciò che merita, essere una grande città.

*foto di repertorio

2 risposte

  1. Buonasera
    Redazione Corriere di Taranto
    Caro Marco
    Hai ragione a preoccuparti per tuo padre, perché la Ex Ilva di Taranto è al capolinea.
    Se non si trova una soluzione tecnicamente ed economicamente sostenibile a Taranto non si produrrà più acciaio primario e dei 9000 operai diretti e dei 5000 dell’ indotto, alla fine ne resteranno meno di 4000.
    Eppure oggi ci sono tutte le tecnologie per produrre acciaio green.
    Ma contro i ciucci e i presuntuosi è guerra persa.
    E noi adulti abbiamo mandato al governo, alla regione e al Comune gente incapace, che per un pugno di voti e un consenso elettorale effimero non ha la capacità e la volontà di prendere le decisioni opportune per uno sviluppo sostenibile e green della siderurgia.
    Perché la decisione di continuare a produrre acciaio primario e in primis politica e dopo economica.
    E siccome pochi presunti ambientalisti valgono sui social media molto di più di tanti operai e impiegati, siamo in ostaggio della loro volontà di distruggere una realtà produttiva unica in Europa.
    Devi sapere che dal 2012 ad oggi abbiamo realizzato decine di interventi di ambientalizzazione. Oggi abbiamo le coperture dei parchi minerali, impianti filtri per fumi e polveri e di depurazione delle acque al top, le cokerie nuove, il recupero delle acque piovane.
    Ma abbiamo gli Afo e le Acciaierie a pezzi.
    Oggi 19 novembre i dipendenti Ilva di Genova (sono solo 1000) hanno scioperato e bloccato una città.
    E i dipendenti Ilva di Taranto cosa hanno fatto?
    Questo ti può fare capire l’ attaccamento al proprio lavoro e l’ orgoglio di essere operaio Ilva a Genova, mentre a Taranto essere operaio Ilva sembra diventato una grande iattura.
    Caro Marco oggi devi essere ancora più vicino a tuo padre e dimostrare tutto l’ affetto e la comprensione che puoi.
    Un abbraccio
    Vecchione Giulio

  2. La verità assoluta è che il ministro Del Made in Italy è inadeguato al compito. Già lo stesso nome del ministero sembra che ci si debba occupare di bambole, vestiti e scarpe mentre siamo di fronte a problemi che investono strategie economiche e industriali di valore strategico mondiale. La siderurgia richiama le scelte di sviluppo che il paese deve avere e, di certo, il governo ha dimostrato di non avere. Naturale che oggi a differenza degli anni 60, serve rendere sostenibile la produzione con l’ambiente. Infatti il piano di decarbonizzazione presentato alcuni mesi fa prevedeva un percorso che progressivamente avrebbe portato al superamento all’uso di altoforno mentre oggi si capisce che quegli impegni non sono stati avviati e appare chiaro che sono state raccontate frottole dal governo. Se veramente si vuole salvaguardare produzione e ambiente bisogna essere certi che tempi, procedure e finanziamenti siano immediatamente messe in atto . Con la certezza che lo stato deve garantire entrando in quota con apposita società che si pone l’obiettivo di rendere l’acciaieria completamente rinnovata e sostenibile. Il resto sono chiacchiere da rappresentanti di balocchi e profumi

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