“Ciò che mi spiace davvero però è aver visto che quasi il 60% degli elettori non si sono recati alle urne ad esprimere il loro voto. È preoccupante per la tenuta democratica non solo della Puglia ma di tutto il Paese. La politica deve correre ai ripari e riconquistare quegli elettori che oggi si sono allontanati e soprattutto sono disillusi dalle azioni che un politico può intraprendere per i territori. Bisognerà trovare delle soluzioni per rimediare a tutta questa disaffezione”. Ha detto bene, ieri, lo sconfitto Luigi Lobuono, candidato del centrodestra alla presidenza della Regione nel suo commento post elettorale.

Se avesse vinto, avrebbe ribadito queste condivisibili dichiarazioni? Fatto sta che Antonio Decaro (totem del centrosinistra, uno che infila un successo elettorale dietro l’altro), dati alla mano, ha vinto essendo stato votato da circa il 26% (919.665 voti) degli aventi diritto (3.527.190 elettori), trasformati nel 64% circa di coloro che effettivamente sono andati a votare (1.475.437 votanti pari al 41,83% degli aventi diritto).

In sintesi Decaro è stato preferito da 1 pugliese su 4. Di questi 4, più di 2 non si sono recati alle urne.

Un astensionismo che conferma una disaffezione verso le urne degli elettori pugliesi che non è esclusiva ma che è condivisa da un trend nazionale attestato anche dalle percentuali al ribasso di Veneto e Campania, ieri, ma anche di Toscana e Marche qualche mese fa.

Stiamo parlando di una situazione ormai consolidata da anni e che si accentua di tornata elettorale in tornata elettorale, che si tratti di politiche o di amministrative.

Un fenomeno allarmante che non necessita di un’analisi politica da salotto cittadino  bensì di un’analisi sociologica che vada alla radice del disinteresse delle persone verso la politica ed il cattivo funzionamento del suo sistema.

Un sistema che si alimenta soltanto dei cosiddetti serbatoi di voti sicuri. D’altro canto basta vedere le cifre dei soliti noti a Taranto e provincia: da una parte (centrosinistra) Pentassuglia, Borracino, Di Gregorio, dall’altra (centrodestra) Di Cuia, Vietri, Perrini, Stellato, Scalera e Chiarelli;  tutta gente – sul cui operato lungi da noi esprimere un giudizio – che passa da un’elezione all’altra – (Regionali: Pd e FdI si rafforzano, 5 Stelle calano ancora – Corriere di Taranto).

Gli unici volti “nuovi”, in grado di interagire con un elettorato più giovane, sono rappresentati da Mattia Giorno (il grande sconfitto della tornata elettorale) e Anna Filippetti per il Pd più Annagrazia Angolano per il Movimento5Stelle. Di questi tre, solo l’ultima diventerà consigliere regionale.

Si è avuta l’ennesima certificazione di una reale distanza tra la politica e i problemi reali dei cittadini/elettori; acuitasi in modo particolare a Taranto, città dove le grosse vertenze lavorative, a cominciare da quella dell’ex Ilva, si trascinano irrisolte da anni, lasciandosi alle spalle una piaga sociale che alimenta sempre più uno scenario di sfiducia mista a rassegnazione.

Una rassegnazione che porta a non votare e questo fa comodo ai cosiddetti serbatoi sicuri di consensi di cui sopra.

Forse, tra le tante cose da fare per invertire il trend dell’astensionismo, bisognerebbe cambiare il sistema di voto e avvalersi della tecnologia come in ogni altro settore della nostra vita quotidiana.

Votare da casa, attraverso l’accesso con SPID ad una piattaforma sarebbe una soluzione – non la principale, sia chiaro – da prendere in considerazione, vista anche la pigrizia della società moderna (scendere di casa, recarsi al seggio più vicino, magari parcheggiare e poi mettersi in fila per votare, non invoglia).

La democrazia è partecipazione e viceversa. Questo concetto dovrebbe tornare ad essere dominante nel dibattito politico.

 

One Response

  1. Buonasera
    Se le persone hanno deciso di non andare a votare, non ci si può far nulla.
    O meglio ci sarebbe una soluzione, alla cilena.
    In Cile chi non vota e non ha giustificazione idonea, paga una multa.
    In fondo in Italia ci siamo inventati una multa per i No-Vax.
    E lo Stato e gli Enti locali si ingegnano per poter multare ed estorcere danaro ai cittadini.
    Pensiamoci su e si potrà trasformare il diritto-dovere del voto nel dover andare a votare per forza.
    Saluti
    Vecchione Giulio

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