“Nella giornata di oggi sono in corso mobilitazioni e presidi delle lavoratrici e dei lavoratori ex Ilva. Il Governo convochi il tavolo a Palazzo Chigi e ritiri questo piano che è stato battezzato da Fim, Fiom, Uilm come un piano di chiusura dell’ex Ilva.
E’ necessaria invece la costituzione una società partecipata pubblica che garantisca la decarbonizzazione e la continuità produttiva di tutti gli impianti italiani.
Noi non ci fermeremo più da quando il Governo non tornerà sui suoi passi e ci convocherà in un tavolo negoziale vero.
Il ministro Urso sta continuando a convocare dei tavoli, come quello di venerdì con le Regioni e gli enti locali, come organizzazioni sindacali invece vogliamo il tavolo a Palazzo Chigi con la presenza della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, per salvaguardare l’occupazione e il futuro della siderurgia italiana”.
Lo dichiara Michele De Palma, segretario generale Fiom-Cgil, a Pescara per l’assemblea regionale con delegati sul contratto nazionale dei metalmeccanici.
“Il messaggio chiaro che vogliamo mandare al Governo è che deve subito e immediatamente convocare un tavolo unico a Palazzo Chigi e discutere rispetto alla questione che riguarda il futuro e la prospettiva rispetto al processo di degarbonizzazione ma soprattutto ritirare il piano corto che per le organizzazioni sindacali vuol dire un piano di chiusura. Dal 1 gennaio se lo portano a compimento chiuderanno altri impianti. La comunicazione che sta arrivando in questione ad alcune aziende, nello specifico Semat, 220 lavoratori vengono licenziati a seguito di quel piano che stanno portando a compimento.
Lo devono ritirare, è l’unica soluzione e l’unica alternativa per il futuro dell’exilio e della siderurgia come strategicità del nostro Paese e solo un rilancio attraverso un intervento pubblico”, queste, invece, le dichiarazioni rilasciate da Francesco Brigati, segretario generale Fiom-Cgil Taranto.
LA NOTA DI FILCAMS -FISCAT – UILTRASPORTI E UILTUCS
“La vertenza ex ILVA non è una semplice vertenza di lavoro. E’ il tracollo di un fallimento soprattutto dello Stato, che non solo rinnega l’identità manifatturiera e industriale dell’Italia, ma lascia i suoi cittadini soli, senza risposte e in balia della peggiore catastrofe sociale, produttiva, occupazionale ed epidemiologica. In questa situazione le circa 3mila famiglie che trovano sostentamento nel settore degli appalti multiservizi dell’acciaieria sono il fronte più esposto e vulnerabile di questa tragedia, quelli che cadranno per primi, insieme alle loro aziende, quelli per cui non esistono ammortizzatori sociali degni di questo nome.
E’ una battaglia che ci vede tutti coinvolti e pertanto di fronte a questo abisso di incertezza e disoccupazione, come organizzazioni sindacali che rappresentano questa platea di lavoratrici e lavoratori esprimiamo tutta la nostra profonda, totale e incondizionata solidarietà alle coraggiose azioni di lotta intraprese già da ieri dalle lavoratrici, dai lavoratori e dai sindacati metalmeccanici.
Questa non è una vertenza settoriale, ma un conflitto ad armi impari in cui è tutta la città a rischiare la non sopravvivenza.
Siamo tutti uniti sotto la stessa, insopportabile minaccia. Se il Governo centrale rimarrà sordo, ignorando le richieste di incontro immediato e persistendo nel mantenere in piedi il disastroso piano definito di “ciclo corto”, la risposta sarà ferma e unitaria.
Nelle prossime ore, i lavoratori e le lavoratrici dei servizi delle pulizie civili e industriali scenderanno in campo, fianco a fianco ai lavoratori metalmeccanici. La lotta proseguirà con determinazione, perché non accetteremo che il futuro di migliaia di persone venga sacrificato sull’altare dell’inerzia e della non assunzione di responsabilità.
In questo momento cruciale, l’unità del territorio è l’unica via. Questa vertenza ci riguarda tutti, e la nostra posizione è inequivocabile. Ogni posto di lavoro deve essere difeso strenuamente, perché il lavoro è libertà e autodeterminazione di ogni singolo cittadino”.
Intanto proseguono i blocchi delle statali 100 e 106 da parte dei lavoratori, cominciati ieri pomeriggio e interrotti ieri sera.
*sull’argomento: Ex Ilva, sindacati in pressing sul Governo – Corriere di Taranto
Assurdo che le confederazioni sindacali CGIL CISL UIL locali regionali e nazionali non dicano una sola parola e siano assenti dal tavolo delle trattative. Questa non è una vertenza dei soli siderurgici e neanche dei soli metalmeccanici, quanto di tutto il movimento sindacale. D’altra parte non è neanche un problema da delegare al ministero del Made in italy manco fossero vestiti di moda o provole affumicate. Qui è in ballo il destino di decine di migliaia di famiglie e di imprese oltre alla produzione e alla prospettiva industriale del paese. Per questo è incomprensibile l’assenza dal tavolo dei segretari generali delle confederazioni e della presidente del consiglio. Non si possono lasciare soli gli operai ex Ilva. Sia indetto lo sciopero generale di tutte le categorie e unificare la lotta per il lavoro e per la difesa della salute e dell’ambiente.
Giusto! Ma lo sciopero generale dovrebbero convocarlo i confederali di Taranto che non si è vedono all’orizzonte
La Meloni o, se si preferisce, il presidente del consiglio, dovrebbe chiamare Piantedisi per far arrestare tutti gli operai che fanno la loro protesta. Infatti nellassurdo decreto sicurezza è previsto che non puoi protestare neanche se ti sbatto fuori dal posto di lavoro. Perciò arrestateli tutti