L’intervento di un soggetto pubblico al fianco di investitori privati per l’ex Ilva è “piuttosto realistica”. Lo ha detto il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, a margine del suo intervento in Commissione Industria al Senato nell’ambito dell’esame del Dl ex Ilva. “Io credo che questa sia una cosa piuttosto realistica”, ha risposto Urso alla domanda se ci sarà l’intervento pubblico. “Dobbiamo aspettare ovviamente la giornata e soprattutto le offerte arrivano ai commissari che devono poi eventualmente valutarle”, ha precisato Urso, dopo aver detto ieri che oggi sarebbero dovute arrivare le proposte vincolanti sull’ex Ilva ai commissari straordinari.

“Ho sempre detto che, ove richiesto da un soggetto parte della gara internazionale in corso, ove è necessario, può scendere in campo un soggetto pubblico che rafforzi un eventuale piano di investimenti o realizzi con altri una proposta all’interno della procedura di gara”, ha continuato Urso, indicando che “perché si tratta di una gara internazionale che così come è stata concepita sin dall’inizio, a differenza della precedente, prevede sempre la possibilità di un soggetto che si presenti purché abbia una proposta migliorativa rispetto a quella in campo”.

“Io ho trovato un clima di grande consapevolezza, devo dire anche di responsabilità, da parte delle forze politiche che sono pienamente consapevoli che è una grande sfida. Questa è una sfida del paese, della nostra siderurgia nazionale per cui penso che un clima di responsabilità e di condivisione come per altro mi sembra di notare anche negli enti locali che ho incontrato gli scorsi giorni possa consentirci di trovare una soluzione, per garantire la continuità produttiva e avviare il processo di decarbonizzazione” ha detto il ministro, a margine del suo intervento in Commissione Industria al Senato. Urso ha spiegato che “l’attuale piano di transizione è un piano di rilancio produttivo: nessuno investirebbe risorse per riattivare gli altoforni per poi chiuderli? Sarebbe folle“.

Di fronte agli investimenti previsto dal Dl sulla continuità produttiva del gruppo siderurgico, Urso ha sottolineato che “se io investo le risorse, principalmente nella manutenzione degli altiforni per aumentare le capacità produttive, evidentemente è chiaro a tutti che non ho alcuna intenzione di chiudere, ma di garantire la continuità produttiva degli stabilimenti e quindi anche i livelli occupazionali”, concludendo che “ora dobbiamo lavorare insieme perché, mentre garantiamo la continuità produttiva, si possa attivare il processo di decarbonizzazione con gli investimenti sui forni elettrici che devono essere compiuti entro i prossimi 4-5 anni”.

“Non credo che su questo decreto arriveranno emendamenti diciamo sostanziali. Lo valuteremo quando si finisce il dibattito e il confronto” ha proseguito. “Vediamo, ascoltiamo ancora. D’altra parte, devono presentare gli emendamenti parlamentari in questi giorni, come sempre noi ascoltiamo tutti, leggiamo giustamente gli emendamenti parlamentari e quindi non è detto che qualche emendamento parlamentare non sia apprezzabile. Il Parlamento è fatto per questo ed è giusto che il Governo ascolti sino alla fine le indicazioni del Parlamento e le eventuali proposte migliorative che verrebbero portate all’interno del decreto per valutarle”, ha continuato Urso, aggiungendo che “le votazioni credo che avverranno all’inizio di gennaio: quindi c’è il tempo per valutare le proposte emendative delle forze parlamentari ed eventualmente di raggiungere altre considerazioni di proposta da parte del Governo”.

Se nello stabilimento ex Ilva di Taranto si vogliono realizzare 3 forni elettrici e 4 impianti di Dri – come sottoscritto nel documento di ieri del consiglio di fabbrica da sindacati ed enti locali – serve una nave rigassificatrice, ha detto ancora il ministro delle Imprese e del Made in Italy.

Considerando che per alimentare tre forni elettrici serviranno “1 miliardo e 200 milioni di metri cubi di gas e per quattro impianti Dri 3,2 miliardi di metri cubi di gas”, Urso ha rilevato che se si realizzasse a Taranto “il piano originale che poi è stato conclamato ieri nel documento congiunto di sindacati ed enti locali, di quanto avrebbero bisogno tre impianti a forni elettrici e quattro di Dri, se sommiamo e se non sbaglio la matematica 4,4 miliardi di metri cubi di gas: serve la nave rigassificatrice”, a cui il Comune di Taranto ha sempre dichiarato la sua contrarietà, motivo per cui Baku Steel ha ritirato la sua offerta. Il gas che arriva via terra, ha continuato Urso, “può alimentare al massimo, sempre che si raggiunga questo obiettivo, tre forni elettrici e un Dri. Se tu hai l’obiettivo di avere maggiori Dri, hai assolutamente necessità dell’approdo di una nave rigassificatrice. Questa è la matematica”, concludendo di ritenere “giusto che si ragioni insieme, enti locali, regioni, Parlamento. per lavorare in piena responsabilità, consapevolezza, trasparenza, partecipazione insieme per raggiungere l’obiettivo sostenibile di decarbonizzazione a Taranto e tutela del gruppo”.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2025/12/10/traguardare-processo-transizione-ilva/)

One Response

  1. Fortuna che eravamo la città dei no stica … vorremmo dire a Urso cacane in pitte,tanto ormai e cacane in mocca butt d velen….poveri a noi se chiediamo un treno o un aereo no ,non si può ,impossibile … il male è concesso e i portoni sono spalancati ,vero bitetto ?il tedoforo del cappero …

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