Era cominciata come una bella storia di sensibilità, è terminata come uno dei tanti esempi delle enormi difficoltà che attraversa la sanità pubblica locale.
Tutto ha inizio nella fredda serata dell’8 gennaio, quando l’autista dell’autobus di Kyma Mobilità della linea 28 Pezzavilla-San Vito-Lama si accorge di una persona in difficoltà a bordo.
L’uomo, di 82 anni, era in stato confusionale e aveva evidenti difficoltà motorie, nonostante cercasse di rassicurare i presenti sulle sue condizioni per non allarmare nessuno; rendendosi conto della situazione l’autista, mostrando grande empatia e senso di responsabilità civica, ha chiamato la Polizia Locale e il 118, che hanno immediatamente prestato le prime cure del caso, per poi portare l’anziano al Pronto Soccorso dell’ospedale SS.Annunziata di Taranto.
Qui prende avvio una lunghissima attesa: su una barella, giunto intorno alle 23:30 di sera circa, l’82enne viene classificato codice azzurro e per lui cominciano ore interminabili. Il personale chiede di conoscere i pregressi clinici, l’uomo era precedentemente stato ricoverato e operato per idrocefalo presso la stessa struttura ospedaliera ma la documentazione relativa deve essere fornita dai parenti.
Nel frattempo, infatti, il Pronto Soccorso si affolla di pazienti con codici di urgenza maggiore, dall’arancione al rosso. I parenti dell’uomo, tempestivamente avvisati, accedono alla sala in cui si trova in attesa e parlano con gli infermieri. È proprio uno dei congiunti a raccontarci come sono andate le cose: “L’hanno sistemato su una barella, poi ci hanno detto di andare via”.
La notte trascorre tutta in attesa e anche parte della mattina successiva: l’82enne, infatti, è diabetico e iperteso ed è importante che le analisi del sangue preliminari siano eseguite a digiuno. Intorno all’ora di pranzo del giorno successivo, i parenti ritornano per conoscere i risultati delle analisi e portare qualcosa da mangiare.
In tutta questa lunga attesa, infatti, all’uomo viene consegnata solo una bottiglietta d’acqua, anche se viene frequentemente monitorato nei parametri per verificare che non vi siano peggioramenti improvvisi.
Fortunatamente, le analisi non segnalano nulla di preoccupante. L’82enne è vigile ma ancora in stato confusionale, chiede ai parenti di tornare a casa ma il medico non ha ancora effettuato la prima visita per capire cosa non va. Ed è solo intorno alle 21 che arriva il consulto con il dottore di turno il quale, sulla base dei sintomi e dell’anamnesi, prescrive una visita neurologica ed una TAC all’encefalo.
In serata ai parenti viene chiesto di restare fuori dalla sala: “La mattina c’erano una decina di persone, quasi tutte anziane, che attendevano di essere visitate – spiega un parente – ma nelle ore successive la situazione è peggiorata. Ricordo anche un signore che, forse per una brutta caduta, è giunto in Pronto Soccorso con fratture multiple ed è stato portato quasi subito al reparto di competenza. Insomma, più arrivavano casi urgenti, più l’attesa si allungava”.
Poco prima della mezzanotte viene eseguita la TAC dalla quale non risultano peggioramenti della situazione già nota, mentre il consulto neurologico con lo specialista di riferimento avviene intorno alle sei di mattina. Ed è solo nella mattinata del 10 gennaio, a distanza di 30 ore dall’ingresso nel Pronto Soccorso, che il paziente viene finalmente dimesso.
“Non vogliamo assolutamente muovere critiche al personale che si è alternato in questo frangente – specifica uno dei parenti – perchè sappiamo benissimo che quanto accade lì non dipende da chi è in servizio. Per questo restiamo fermamente convinti che perdere le staffe in situazioni simili, per quanto umano, sia inutile e dannoso. Il problema è, come spesso accade, a monte: una sanità pubblica ormai al collasso e quanto accade nel Pronto Soccorso di Taranto ne è lo specchio”.
Durante le lunghe ore ad aspettare che la situazione dell’82enne fosse chiarita, infatti, in tanti hanno lamentato di essere stati “parcheggiati” sulle barelle in attesa di essere visitati.
Una storia che giunge proprio nelle ore in cui il neo presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, firma i primi provvedimenti per ridurre le liste d’attesa nella sanità pubblica, ma anche in cui la Federazione Italiana Medici di Medicina Generale sottolinea un’emergenza “ampiamente prevista ma mai affrontata in modo strutturale”.
Il picco influenzale, infatti, ha aggravato la situazione già critica dei Pronto Soccorso pugliesi, in cui la carenza cronica di personale medico e infermieristico sta portando il sistema al collasso.
Secondo il sindacato, infatti, “con numerose sedi di guardia medica rimaste scoperte e un aumento esponenziale dei casi di influenza e altre patologie stagionali, le conseguenze si sono riversate, in modo inevitabile, su un servizio di emergenza ospedaliero già in sofferenza. I pronto soccorso, veri e propri baluardi del sistema, si trovano oggi a gestire un numero di accessi in costante e preoccupante crescita, mettendo a dura prova la resistenza del personale e la capacità di erogare prestazioni adeguate”.
Le soluzioni? Per la FIMMG è necessaria una riorganizzazione in forma associativa della medicina di famiglia, attraverso strutture come i Centri di Prossimità Territoriale, ma anche un potenziamento dei servizi 118 e della Continuità Assistenziale, che facciano da filtro per le emergenze minori. Un impegno che andava portato a termine entro la fine dello scorso anno, per fronteggiare il periodo clou in maniera ottimale.
Tuttavia, i ritardi continuano e la situazione si aggrava. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: personale in affanno, pazienti costretti ad attese estenuanti anche dal punto di vista psicologico, oltre che fisico, e un clima di generale insoddisfazione da parte dei cittadini che si sentono “abbandonati” dal sistema: “C’è da augurarsi di non dover mai avere bisogno di andare al Pronto Soccorso”, è l’amara conclusione di alcuni pazienti rimasti in attesa.
Buongiorno e buon anno
Il neo Presidente ha firmato delibera x ridurre lista attesa
1 Reparti diagnostica aperti fino alle 23.00
2 sfoltimento liste in quanto il 40% richieste diagnostica esami risonanze e tac sono inutili
A voi le considerazioni
Voglio fare polemica
Forse il neo Presidente usa Assicurazione Privata che scavalca il medico di famiglia
Per i comuni mortali resta il rimpallo tra medico di famiglia specialista e ritorno a medico famiglia x richiesta diagnostica
E mesi di attesa
Ad maiora