Il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, dopo aver terminato la verifica amministrativa della documentazione presentata nei mesi scorsi, ha avviato la procedura della Valutazione d’Impatto Ambiente (VIA) sul progetto presentato dalla società Terminale di rigassificazione GNL Taranto s.r.l. 

Il progetto di terminale è per un rigassificatore onshore, sito alla testa del Molo Polisettoriale, e occuperebbe solo 450 metri di banchina e un’area di 20mila mq: all’incirca 20 ettari sui 100 coperti dall’intera struttura portuale (pari al 20% dell’intera superficie), inutilizzata già ai tempi di Evergreen. L’impianto prevede una capacità nominale annua pari a 12 miliardi di Sm³ di gas naturale rigassificato (equivalenti a 9 MTPA di GNL), destinati all’immissione nella rete nazionale gestita da SRG – Snam Rete Gas. Di questi 12 miliardi, 3,5 dovrebbero servire al processo di decarbonizzazione dell’ex Ilva. Ma vi sarebbe anche una disponibilità ad aprire al Comune per una partecipazione degli utili del Terminale.

Il GNL sarà conservato in tre serbatoi da 160.000 m³ ciascuno, ognuno dotato di due pozzetti contenenti pompe a bassa pressione, utilizzate per inviare il GNL ai circuiti di ricircolo o rigassificazione. Il GNL inviato alle pompe a bassa pressione viene trasferito all’assorbitore e successivamente avviato alla fase di rigassificazione tramite i 7 vaporizzatori di tipo open rack, alimentati da sette pompe ad alta pressione. Il gas naturale rigassificato, dopo il controllo dei principali parametri (come temperatura e indice di Wobbe), viene infine immesso nella rete di trasporto nazionale attraverso un gasdotto collegato ad un impianto Snam esistente, in località Bellavista.

L’impianto dovrebbe sorgere a 6,5 chilometri dal centro urbano, 3,5 dal deposito Agip e 1,5 dalla linea di costa, distanze che – a detta della società – garantirebbero la sicurezza per le persone e per le cose. L’azienda sottolinea inoltre che il terminale non comporterà emissioni in atmosfera, utilizzerà acqua di mare nel rispetto ambientale e non interferirà con le operazioni portuali.

Da un punto di vista portuale-marittimo, gli studi redatti dalla società del gruppo africano Denali (con supporto di Rina Consulting) sostengono che il rigassificatore possa essere “compatibile sia quantitativamente che qualitativamente non solo con l’attuale volume di traffici dell’area portuale interessata, costituita da Polisettoriale e Quinto Sporgente (la banchina prospiciente, a servizio dell’impianto siderurgico), ma anche con la ripresa di movimentazioni legate all’acciaieria: Il traffico navale delle metaniere non interferisce con il traffico delle bulk carrier per merci metallurgiche, grazie all’ampiezza della Calata 5° e alla disponibilità di banchine sovradimensionate rispetto al flusso delle navi” si legge nelle carte del progetto.

Secondo le simulazioni di Taranto Gnl, nel 2028 il traffico container del Polisettoriale non supererà i 10mila Teu. Alle due portacontainer/anno ipotizzate si aggiungerebbero 64 rinfusiere al Quinto Sporgente, oltre all’ipotetico traffico legato all’ancora embrionale polo dell’eolico offshore, che, effettuato “dalle banchine di riva del molo polisettoriale, non sposterebbe in modo significativo l’indice di affluenza”. Quanto al traffico gasiero, “lo Studio di Simulazione dell’ormeggio, a cura di Rina Consulting, con navi metaniere Q-Max, ovvero con metaniere da 266.000 metri cubi che rappresentano la flotta di maggiore capacità di trasporto del Gnl nel mondo, conferma che le fasi di avvicinamento al porto, ingresso al bacino di evoluzione, ormeggio alle esistenti banchine, scarico del Gnl e disormeggio sono compatibili e avverranno in sicurezza”.

Il rigassificatore riceverebbe 100 navi l’anno di 180mila mc di portata media, “con una capacità di scarico di progetto di 12.000 mc/h. A tal fine, saranno presenti: due bracci di scarico liquido, un braccio di scarico vapore, un braccio di scarico ibridoe”.

L’investimento ammonterebbe, almeno inizialmente, a 600 milioni di euro (518 milioni per la precisione) e dovrebbe essere realizzato entro il 2028. Secondo le ultime informazioni disponibili, il 95% del capitale sociale della società Terminale di rigassificazione GNL Taranto s.r.l. appartiene alla svizzera Denali Gas Trading. A Ginevra vi sarebbe solo una sede legale (dove hanno sede quasi tutte le società che nel mondo gestiscono il GNL) presso lo studio legale Croce & Associés, ma secondo alcune ricostruzioni formulate da alcune testate di settore, la testa sembrerebbe essere quella di Denali Investment & Energy Resources, gruppo africano avente sede fra Ciad e Nigeria.

Le restanti quote pari al 5% invece, appartengono alla francese Belenergia, società del cui board era stato membro Claudio Stefanazzi (ex portavoce del governatore Michele Emiliano e oggi deputato), dopo aver avviato il progetto del parco eolico Beleolico proprio nel porto di Taranto poi realizzato dalla Renexia del gruppo Toto. Belenergia che inizialmente possedeva il 15% del capitale, di cui lo scorso luglio ha ceduto il 10%.

Il progetto di realizzare un rigassificatore GNL nell’area portuale di Taranto non è nuovo. Presentato nel 2004 dalla gasNatural Internacional SDG SA, soggetto proponente dell’opera, società del Gruppo gasNatural SDG SA., prevedeva la realizzazione di un Terminale di Ricezione e Rigassificazione di Gas Naturale Liquefatto (GNL), con capacità produttiva di gas naturale (GN) pari a 8,0 miliardi di Sm3 all’anno. L’investimento necessario per la realizzazione del progetto era stimato in 439.250.000 di euro.

Progetto che però ottenne da parte del ministero dell’Ambiente un pronunciamento negativo in merito alla compatibilità ambientale, venendo archiviato definitivamente nel settembre 2012, in quanto conteneva una lunga serie di lacune e di criticità messe in evidenza dalla commissione tecnica di Verifica dell’Impatto Ambientale VIA/VAS del ministero dell’Ambiente.

Di questo progetto ed altri simili se n’è spesso parlato nel corso degli anni, ma sempre in termini poco concreti.

Detto ciò, è chiaro che l’iter burocratico del progetto non durerà poco. Né è chiara al momento la consistenza reale di tale iniziativa. La sensazione è che molto dipenderà in primis dal futuro del siderurgico ex Ilva. Inoltre, bisognerà capire la fattibilità di un progetto simile visto che sorgerebbe in un’area fortemente industrializzata (dove sono già presenti impianti sottoposti alla direttiva Seveso) e la ricaduta ambientale e sanitaria dello stesso. Area dove tra l’altro sono previste una serie di nuove attività come l’idrogenodotto, il cold ironing per le banchine del Molo Polisettoriale (che sarà anche interessato dal futuro hub per l’eolico offshore) che contrasterebbero non poco con la realizzazione di un rigassificatore di tali dimensioni. Senza tralasciare l’aspetto politico, visto che l’attuale classe dirigente del nostro territorio lascia alquanto a desiderare in termini di competenza su tematiche così complesse. Già ancora prima di iniziare insomma, i dubbi sembrano molti di più delle certezze.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2022/03/07/rigassificatore-a-taranto-si-no-forse/)

6 risposte

  1. Ma ci rendiamo conto di quAnto ignavo, passivo e maledetto sia il Tarantino ,una razza disgraziata li puoi cacare in bocca e a lui sta bene … facciamo un resoconto : degassificatore,dissalatore ,acciaio al carbonio ,idrocarburi ,discariche ,tutto lo schifo del mondo in una sola città,la più passiva e insulsa d’Italia e di tutto il mondo ,tarantini buona sorte ,Ve la meritate .

  2. Preoccupante direi leggendo articolo.
    Se ci mettiamo pure situazione Ex Ilva , direi tante desiderate che poco si coniugano con la realtà, ambientale del nostro territorio.
    160.000 metri cubi di gas su una area di 20 ettari sita nel porto di Taranto è impegnativa .
    Visto le condizioni con le quali altri impianti nel passato sono stati enfatizzati e promossi ex Ilva , ex Cementir , e di come oggi sono fuori controllo e manutenzione, io qualche timore mi mi sento di esprimerlo.

  3. Volevo solo capire della Tap nel Salento cosa c’è ne facciamo visto che gli equilibri mondiali sono cambiati, il gas da lì non arriverà più.
    Abbiamo distrutto un territorio x nulla
    Quando poi scopriremo che il gas liquido prevalentemente acquistato dagli Usa avrà costi fuori controllo saremo legati mani e piedi ad un altro impianto inutile
    Forse varrebbe la pena che i NS politici in parlamento eletti nel territorio chiedessero un piano strategico energetico nazionale prima di fare un altro mostro.

  4. Lol, come rosicano i verdolini, quelli che pensano che una città di 200000 abitanti (meta dei quali mau mau) possano vivere di turismo (dei sscchetti e dei wc abbandonati)

  5. Al momento si sopravvive di Cigs con una economia devastata a tutti i livelli.
    Se vogliamo fare distrazione di massa spostando le responsabilità, non rendiamo giustizia ai fatti accaduti negli ultimi 40 anni.
    Prendere consapevolezza della storia passata e presente, che i fatti testimoniano, sarebbe un esercizio di onestà oltre ad essere una base di programmazione futura.
    Ci sono altri futuri possibili , che vengono puntualmente derisi, e non so a chi fa gioco.
    Probabilmente a tutti coloro che senza fare nulla di diverso dal solito Cigs e aiuti di stato
    Traggono vantaggi di posizione ed economici
    Le grandi imprese nascono dai sogni , che ogni uomo dovrebbe avere.
    Forse è il momento di sognare
    Ad Maiora

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