A Taranto si torna a parlare di Green Belt. La cosiddetta “cintura verde” che dovrebbe contribuire ad abbattere i livelli di inquinamento atmosferico in città, infatti, è frutto di un progetto nato nel 2020 con la prima amministrazione Melucci e parzialmente realizzato nel corso degli anni con la piantumazione di circa settemila alberi, soprattutto nei quartieri Tamburi e Paolo Vi.

Ma in cosa consiste? Si tratta, sostanzialmente, della realizzazione di una grande infrastruttura verde attraverso diversi interventi finalizzati a incrementare e valorizzare il patrimonio naturalistico, con l’obiettivo di garantire ricadute ecosistemiche sull’intero territorio comunale.

In concreto, si va dal recupero di aree verdi esistenti e potenziamento della loro accessibilità e fruizione, alla riforestazione o nuova forestazione, fino alla realizzazione di parchi urbani o loro riqualificazione. Il tutto grazie ad un finanziamento di 84 milioni di euro nell’ambito del Just Transition Fund, per “consentire alle regioni e alle persone di affrontare gli effetti sociali, occupazionali, economici e ambientali della transizione verso gli obiettivi 2030 dell’Unione per l’energia e il clima e un’economia climaticamente neutra dell’Unione entro il 2050, sulla base dell’accordo di Parigi”.

Abbiamo approfondito l’argomento, particolarmente interessante e sentito dai cittadini, con l’assessore all’Ambiente del Comune di Taranto, Fulvia Gravame.

Assessore, quali sono i parchi interessati dal progetto?

“Gli interventi riguardano il Galeso, il Parco della Rimembranza, il Parco del Mirto a Paolo VI, il Parco delle Mura Greche, l’area del Mar Grande, Viale del Tramonto, la Spina Verde e Taranto 2”.

Si tratta di nuovi parchi o di riqualificazioni?

“Entrambe le cose. Alcuni parchi esistono già e saranno riqualificati, come il Galeso, il Mirto e la Rimembranza. In altri casi, come la cosiddetta Spina Verde, ovvero l’area che va da San Vito a Tramontone, non si tratta di un parco in senso stretto, ma di un intervento diffuso: più verde, continuità ecologica, servizi e una riqualificazione complessiva di zone già urbanizzate”.

Che tipo di interventi sono previsti?

“Il cuore del progetto è la riforestazione e il recupero naturalistico, con particolare attenzione alla biodiversità. Ma saranno previsti anche servizi per i cittadini: percorsi, piste ciclabili, aree giochi per bambini e spazi di fruizione pubblica.

La cosa interessante da notare è che la Green Belt integra degli interventi precedenti di forestazione, quindi nasce con l’idea di completare interventi che già erano stati fatti, ad esempio al quartiere Tamburi o in altre zone”.

E per quanto riguarda gli altri parchi cittadini che oggi necessitano manutenzione?

“Diciamo che gli interventi sono previsti nella misura in cui abbiamo le risorse per farli, al netto di interventi straordinari per la messa in sicurezza, come alberi a rischio crollo e situazioni simili. Purtroppo abbiamo trovato le casse comunali drammaticamente vuote: volendo citare un poeta latino, possiamo dire che sono piene di ragnatele.

Nonostante questo stiamo portando avanti la gestione ordinaria del verde, ma l’obiettivo resta quelli di riqualificare tutti i parchi che abbiamo: la tutela del verde è uno dei punti programmatici dell’amministrazione”.

Quali sono le tempistiche del progetto?

“Gli interventi devono essere completati entro il 2029, anche se si parla di una possibile proroga al 2030. Siamo in una fase di procedura negoziata con la Regione: dopo l’approvazione definitiva si passerà alla progettazione di dettaglio.

In questi giorni c’è stato il primo incontro con la Regione su questo tema, e devo dire che c’è stata una grande convergenza sulle cose da fare: il gruppo regionale aveva già analizzato puntualmente le schede progettuali, ora seguirà lo scambio di corrispondenza e altri adempimenti formali; purtroppo non sono sicura che sia rapidissimo, perché ci sono adempimenti legati all’entità del finanziamento: stiamo parlando di 84 milioni, quindi ci sono procedure previste dalla legge nazionale.

Ora, poi, sarà necessaria una progettazione più completa: dopo l’approvazione della Regione, infatti, potremo avviare la progettazione di dettaglio, perché al momento siamo su scala 1:5.000 e bisognerà scendere a un livello maggiore di definizione”.

Un tema molto sentito è quello del vandalismo. Come verrà affrontato, per evitare che gli interventi realizzati vadano presto in fumo?

“È una criticità che conosciamo bene, nota da tempo e su cui non si è fatto granché in passato. Ritengo che in questa progettazione andrà assolutamente garantito il controllo dell’area, perché non ha senso riqualificare e poi ritrovarsi con rifiuti o incendi.

Peraltro, dobbiamo rendere conto di ciò che facciamo all’Unione Europea: questi soldi sono destinati a Taranto perché siamo vittima di un problema ambientale molto serio, e devono essere usati per la transizione ecologica, ma bisogna anche garantirne il mantenimento nel tempo.

Se oggi facciamo un intervento, a distanza di anni il territorio deve essere ancora nelle condizioni in cui è stato messo a norma. Non può essere abbandonato e vandalizzato, perché la Commissione Europea effettuerà controlli per anni.

Saranno quindi necessarie non solo telecamere, ma anche recinzioni e magari affidamento in gestione a soggetti affidabili.

Le aree, infatti, vanno non solo riqualificate, ma anche affidate in gestione: a seconda delle caratteristiche, cambierà il tipo di soggetto gestore, se è un’area naturalistica servirà un certo profilo, se è un’area urbana un altro.

Il problema è già stato posto: dopo aver fatto questi investimenti dobbiamo garantire responsabilmente che restino fruibili e funzionanti”.

Che impatto avrà la Green Belt sulla qualità della vita nei quartieri? Penso a San Vito, dove alcuni ragazzi lamentano la mancanza di un posto per ritrovarsi e sono costretti a utilizzare il parcheggio di un supermercato

“Il bisogno dei giovani nella nostra città è evidente evidente e proprio in zone come Lama e San Vito vogliamo recuperare la macchia mediterranea, creare parcheggi verdi e soprattutto spazi di aggregazione. Dai giovani ci arriva una richiesta chiara: luoghi sicuri dove incontrarsi.

L’obiettivo finale è trasformare Taranto in una vera città dei parchi, più verde, più vivibile e con spazi pubblici capaci di migliorare la qualità della vita e rafforzare il senso di comunità”.

3 Responses

  1. Intanto hanno fatto fuori un sacco di arbusti con pretesti privi di fondamento e continuano a capitozzare alberi chiamandole “potature”.
    Da Piazza Ebalia hanno eliminato oleandri (Nerium oleandri) a altri arbusti come Lantana camara e Pumbago auriculata, solo per citarne alcune, che davano profumo e colore.
    Stessa cosa per aiuole spartitraffico come quella di via Nazario Sauro.
    Per non parlare del Lungomare…
    Ci vuole competenza scientifica per lavori di questo genere, ma come cantava Pino Daniele ” ‘Ngopp ‘e sold a gente nun guarda ‘nfaccia a nisciune”.
    Povera città, bellezza offesa ed oltraggiata….

  2. Buongiorno. Non mi si taccia di ignavia, le questioni ambientali sono per me molto importanti perché da anni, con mio marito, visitiamo le poche aree naturali vicino alla città per studiarne flora e fauna, constatando fin troppo spesso la mancanza di civiltà di chi si ferma in tali luoghi. Detto ciò, l’idea di una cintura verde funzionerebbe se: Si intendesse tale come zone di verde anche un po’ selvaggio, dove animali e piante possano coesistere e offrire un contributo notevole al benessere di tutti – curato, sì, ma non ridotto a due piantine e ghiaia sparsa in disegni geometrici. Si proceda a controlli continui per evitare vandalismo e la manifestazione di un inciviltà coltivata proprio dai pochi controlli. Si proceda rapidamente, visto che a quanto pare i soldi ci sono, alberando più zone possibili. Evitando lo sradicamento di piante con scuse assurde tipo gli oleandri strappati in via Nazario Sauro, o le aiuole vicino la fontana Rosa dei Venti. In questo modo, forse, Taranto potrà davvero godere di una zona di verde in grado di mitigare il caldo ormai soffocante delle nostre estati, e offrire uno spettacolo degno di nota ad abitanti e visitatori. Grazie.

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