“Abbiamo convocato i sindacati a Palazzo Chigi giovedì, in quella sede il Governo nel suo complesso presenterà ai sindacati le prospettive per il proseguimento dell’attività produttiva nel sito di Taranto e negli altri stabilimenti ex Ilva”. Lo ha indicato il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, in conferenza stampa al termine del forum ministeriale Italia-Francia.

Urso ha detto comunque che le prospettive terranno conto “anche della recente sentenza del Tribunale di Milano, che inibisce l’utilizzo degli altoforni da fine agosto, che si aggiunge alla respinta della richiesta di dissequestro di un altoforno da parte del tribunale di Taranto, condizioni che incidono sulle potenzialità e sulla continuità produttiva”. In ogni caso, “è giusto che in quella sede siano prospettate le decisioni e i proponimenti del Governo”.

“Confermo che nella mia missione a Nuova Delhi ho incontrato i titolari di Jindal su loro richiesta, in Ambasciata, e ho dato loro le informazioni che chiedevano in merito alla gara per rilevare ex Ilva, secondo le procedure europee per l’assegnazione degli impianti” ha poi risposto in conferenza stampa il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso.

Nel viaggio a New Delhi del titolare del Mimit avvenuto lo scorso 19 febbraio, Urso avrebbe incontrato Venkatesh Jindal e Naveen Jindal, che avrebbero rinnovato l’interesse a entrare nella compagine sociale di prossima costituzione dell’ex llva. Che sarebbe stata poi manifestata con una lettera contenente una nuova proposta per il polo siderurgico italiano.

Secondo quanto reso noto dal quotidiano ‘Milano Finanza’, le condizioni poste dagli indiani, però, non sono poche: il gruppo chiede al governo di mantenere la proprietà degli impianti a caldo di Taranto e delle centrali elettriche, per farsi invece carico dell’acquisizione e gestione dei laminatoi di Taranto e di altre località, tra cui Genova, Novi Ligure e i siti di Racconigi, Paderno Dugnano, Legnaro e Marghera nonché le concessioni dei porti di Taranto, Genova oltre alla proprietà o concessione di altre infrastrutture m logistiche.

Per modernizzare e potenziare gli impianti che resterebbero sotto la sua gestione diretta, Jindal avrebbe messo sul piatto investimenti fino a un miliardo di euro.

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4 Responses

  1. Buonasera
    È normale che Jindal non vuole l’ area a caldo della Ex Ilva di Taranto.
    Voi comprereste una casa sottoposta a sequestro – confisca del Tribunale di Taranto/Potenza?
    Voi ci mettereste gli infissi nuovi o la coibentazione del tetto ad una casa sottoposta a sequestro – confisca del Tribunale di Taranto/Potenza ????
    Sicuramente no in ambo i casi e Jindal mica ha l’ anello al naso!
    Quindi è economicamente giusto chiedere di acquistare le sole aree a freddo e gli stabilimenti del Nord
    In fondo produrre acciaio primario serve all’ Italia mica serve a Jindal Loro hanno altri altiforni in mezzo mondo .
    A dimenticavo Jindal, se va tutto bene, avrà bisogno di 2500/3000 persone.
    Per gli altri pazienza.
    La cosa scandalosa per il governo di Destra-centro è non aver risolto il problema del sequestro confisca in questi tre anni e mezzo di gestione farlocca del Ministro Urso che se la prende con la Magistratura, ma il vero incompetente è Lui, con annessi Commissari Straordinari e presunti Tecnici
    E intanto in Ilva si muore sul lavoro perché le passerelle e i ballatoi delle aree a caldo sono marci.
    Resto senza parole.
    Saluti Vecchione Giulio

  2. Condivido le valutazioni del signor Vecchione. Aggiungo che il ministro dei cioccolatini e del parmigiano farebbe bene a cambiare mestiere, questi sono problemi per gli adulti e i competenti. In più ritegno che tutta la problematica debba trovare un impegno corale della comunità politica e dei massimi livelli sindacali nazionali di CGIL CISL UIL non solo dei metalmeccanici. Non si capisce il silenzio di Landini e degli altri due segretari generali, che invece dovrebbero essere al tavolo a palazzo Chigi nel prossimo incontro. Come pure tacciono i rappresentanti di governo di questo territorio a cominciare dal deputato Iaia molto vicino alla, anch’essa taciturna, Meloni.

  3. Buonasera
    Sig Cazzato
    I sindacati stanno zitti perché sono pappa e ciccia con i Magistrati.
    Ai tempi dei Riva hanno promosso tutte le cause possibili e immaginabili contro il padrone , alias Emilio e Fabio Riva.
    E la Magistratura si è messa di impegno per fare vincere le cause anche le più strampalate.
    Non è che i Riva fossero dei santi, ma non potevano trasformarsi in bancomat alla mercé dei Sindacalisti e dei Magistrati.
    Quindi oggi i sindacati non possono e non vogliono opporsi allo strapotere giudiziario.
    Inoltre abbiamo una classe di presunti politici che non ha la preparazione idonea ad affrontare dei Magistrati che, nel bene e nel male, sono più preparati dell’ Urso di turno
    Perché alla fine è impossibile spostare un Giudice, ma il Ministro Urso prima o poi non farà più il ministro.
    Ecco la fretta del Governo Meloni di completare la riforma costituzionale della Giustizia.
    Separare i Pubblici Ministeri dai Giudici non serve per fare funzionare meglio la Giustizia,ma solo per dividere il potere giudiziario in due o tre poteri più piccoli e in concorrenza fra loro e più gestibili .
    Saluti Vecchione Giulio

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