Fino a pochi mesi fa l’Indonesia era pronta a comprare la portaerei Giuseppe Garibaldi per circa 450 milioni di dollari. Oggi lo scenario è completamente cambiato: la storica unità della Marina Militare sarà trasferita a Jakarta a titolo gratuito.

Questa decisione emerge dallo schema di decreto inviato dal ministro della Difesa Guido Crosetto alle Camere il 19 febbraio 2026 ed esaminato il 3 marzo dalla Commissione Difesa del Senato ed è confermata anche dal Ministero della Difesa indonesiano.

Il provvedimento prevede la cessione gratuita della nave alla Marina indonesiana, con il parere delle Commissioni parlamentari atteso entro metà marzo e la conclusione dell’operazione prevista entro la fine dell’anno. Non sarebbe la prima volta che si utilizza lo strumento della cessione gratuita, ma dal punto di vista simbolico è comprensibile il polverone mediatico e le interrogazioni parlamentari nate dopo la notizia del Garibaldi.

Secondo lo Stato Maggiore della Difesa, l’obiettivo è rafforzare la collaborazione tra le Forze Armate italiane e quelle indonesiane, ma, dietro la formula diplomatica, però, si intravede una strategia più ampia che coinvolge l’industria militare italiana.

Infatti, da quanto trapela il vero obiettivo del Governo sarebbe quello di rafforzare i rapporti industriali. Dopo l’acquisto da parte dell’Indonesia di due pattugliatori della classe PPA costruiti da Fincantieri, per un valore di circa 1,25 miliardi di dollari, la marina di Jakarta sarebbe pronta ad una partnership altrettanto “sostanziosa”. E la cessione del Garibaldi a titolo gratuito servirebbe proprio a consolidare questa partnership.

Il “cadeau” potrebbe infatti favorire un pacchetto di forniture militari dal valore complessivo stimato di oltre 1,5 miliardi di euro, che includerebbe sei minisommergibili, 24 velivoli costruiti dalla Leonardo per l’addestramento avanzato e tre velivoli di pattugliamento marittimo.

Attualmente il Garibaldi è un costo per la Difesa quantificabile in circa 5 milioni di euro l’anno, secondo fonti vicine a Palazzo Baracchini. Demolirla costerebbe circa 19 milioni di euro e la procedura per farlo durerebbe almeno un paio di anni. La cessione gratuita, alla fine, sembrerebbe, per la Difesa, la soluzione più conveniente.

Il Garibaldi ha partecipato a diverse operazioni internazionali, tra cui Restore Hope in Somalia, Enduring Freedom in Oceano Indiano, ma era presente anche in Albania, in Kosovo, in Libano, in Libia. Dopo il disarmo, avvenuto nel 2024, circolarono diverse idee sul futuro della nave: una di queste era il progetto SIMONA, che prevedeva la trasformazione della Garibaldi in una piattaforma navale per il lancio di piccoli satelliti.

Un’altra idea era proprio quella di trasformare la nave in un museo galleggiante, di stanza a Taranto: non solo una attrazione turistica legata alla storia navale e alla marineria, ma anche un luogo di cultura e formazione. Se ne è parlato in diverse occasioni, ma naturalmente con tanti dubbi legati ai costi di trasformazione e gestione di una portaerei lunga 180 metri.

Di certo, per capire la fattibilità di una scelta del genere, occorre guardare oltre i nostri confini e capire cosa significa creare e gestire una nave museo di quel tipo; infatti non si tratterebbe di una unità ormeggiata per poter essere semplicemente visitata, ma un luogo vivo dove insieme ai turisti convivono studiosi, associazioni, università.

Una complessità unica, dove sarebbe quasi impossibile una gestione locale: l’esempio più lampante, che dovrebbe aprire gli occhi anche ai tanti perplessi su questa soluzione, è l’Intrepid Museum di New York: la ex portaerei USS Intrepid, già operativa ai tempi della Seconda guerra mondiale e della guerra in Vietnam, ospita una invidiabile collezione di aerei (perfino uno shuttle e un concorde!); inoltre, sono tante le esperienze che si possono fare a bordo, dalle mostre alla storia militare fino ai cinema 3D, simulazioni di volo e navigazione, accessibile a grandi e piccini.

A gestire l’Intrepid Museum è una società privata non a scopo di lucro, che può avvalersi di una rete consolidata di donatori e volontari, nonché di partner istituzionali di rilievo, come Pepsi e Bank of America, ed accoglie oltre un milione di visitatori ogni anno.

Da questi elementi possiamo già comprendere come nessun ente pubblico possa garantire la gestione di una macchina così complessa e che, come si pensò per il Vittorio Veneto, occorrerebbe chiedere alle diverse aziende private, che oggi sono parte integrante della Difesa, di… aprire il portafoglio. Solo così si potrebbe avere la fattibilità di un progetto ambizioso e davvero unico in Europa.

Invece, la portaeromobili Giuseppe Garibaldi, quindi, dopo essere stata Ammiraglia della Marina Militare per oltre trenta anni, con un passato costellato di tante missioni internazionali, è destinata a diventare un regalo per garantire alle aziende nazionale della Difesa (Leonardo, Fincantieri, Drass su tutte) una commessa miliardaria. L’Indonesia auspica l’arrivo della portaerei entro il 5 ottobre, data dell’anniversario delle Forze Armate indonesiane.

Se il calendario verrà rispettato, la storica portaerei italiana salperà per il suo ultimo viaggio. Alle spalle resteranno quasi quarant’anni di storia della Marina, i rimpianti di Taranto e una scelta strategica che punta più sul futuro dell’industria della difesa che sulla cultura.

*di Roberto Orlando

8 Responses

  1. Cioè ma davvero qualcuno dava credito alle sciocchezze dei cinque stelle e di quell’altro della camera di commercio?

  2. Ma che veramente una nave da guerra può essere luogo di cultura e formazione. Vero è che le parole non hanno più significato, ma qui si esagera!

  3. Buongiorno
    Se oggi gli inglesi o i francesi avessero una Portaerei dismessa da cedere all’ Indonesia a titolo gratuito in cambio di 4/5 miliardi di euro di commesse militari, secondo Voi cosa farebbero?.
    State tranquilli non si inventerebbero la barzelletta del Museo Come da noi con nave Garibaldi.
    Ma la Portaerei dismessa c’è l’abbiamo solo noi e gli Indonesiani quella nave vogliono per iniziare a comprendere le difficoltà di gestione di una nave così complessa.In più compreranno tutto quello che serve loro dagli aerei d’addestramento agli elicotteri e altre navi per costituire un gruppo navale.
    E c’è ancora qualcuno che sbraita per il museo su nave Garibaldi.
    Meno male che i manicomi sono chiusi da qualche decennio.
    Saluti Vecchione Giulio

  4. Buongiorno
    Oggi il biglietto per visitare l’ Intrepid Museum composto dalla Portaerei Intrepid e da un sommergibile costa Circa 33/35 dollari e la società che gestisce il museo è sempre a caccia di fondi e benefattori per fare quadrare i bilanci.
    Siete disposti a spendere altrettanto e soprattutto quante persone al giorno verrebbero a vedere il Museo nave Garibaldi?
    E soprattutto l’ Intrepid museum è privato, ma chi dovrà accollarsi i costi del Museo Nave Garibaldi?
    Quindi lasciamo perdere e portiamoci a casa le commesse militari dell’ Indonesia.
    Saluti
    Vecchione Giulio

    1. Concordo, tempo fa ho visto un live con un ammiraglio dove si affrontava anche questo argomento (non ricordo se riguardo al Garibaldi o al vittorio Veneto) e si portavano alla luce varie problematiche tra cui: occupazione permanente di un molo di grandi dimensioni, necessità di costruire le infrastrutture energetiche per alimentare la nave e i costi di manutenzione di una nave in acqua. Questo senza contare tutta la gestione che negli stati uniti viene fornita da volontari mentre in Italia sarebbe normativamente complicato e tutte le difficoltà nel adeguare una nave militare per l’accesso al pubblico.

      Aggiungiamo che in Italia non c’è nessuna cultura della difesa a differenza di USA, Francia e UK ed è decisamente meglio cederla gratuitamente per promuovere altre vendite piuttosto che vederla rottamata.

  5. Esatto
    Perché se non ceduta all’ Indonesia o a un’ altra nazione interessata, alla fine verrà rottamata o in Turchia o in India, perché in Italia non abbiamo la convenienza economica a demolirla.
    Dispiace doverlo dire, in Italia non abbiamo cultura militare e di difesa, quindi diventa difficile avere salvato una motozattera di 450 ton della seconda guerra mondiale nell’ arsenale di Venezia. Figuriamoci una Portaerei da 15000 ton a Taranto .
    Intanto portiamoci a casa le commesse militari, visto che il mercato civile è fermo.
    In più teniamo l Indonesia lontana dalle mire espansionistiche di Cina e India.
    Saluti
    Vecchione Giulio

  6. Si una commessa di un miliardo e mezzo di euro lo Stato incassa almeno 500 milioni di tasse. Più del prezzo di vendita di 450.000 euro

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