Un giardino all’italiana. Dietro al criticato progetto di restyling del verde di piazza Ebalia c’è un intento semplice: ritornare alle origini del posto, che prima delle siepi di oleandro degli ultimi anni, ospitava un prato inglese e piante basse.

Ma c’è di più: dietro la scelta di determinate specie arboree e floreali esistono motivazioni specifiche, studiate per fare in modo che le aiuole della piazza più rappresentativa di Taranto possano regalare un colpo d’occhio piacevole e, al contempo, resistere al clima caldo della città e alla vicinanza con il mare.

Il progetto, curato dalla ditta Bitella, non ha riscosso il successo sperato dai cittadini: dal sondaggio condotto dal Corriereditaranto.it, infatti, il 57% dei nostri lettori ritiene deludente l’operato dell’attuale amministrazione comunale nell’ambito del verde urbano.

Tra le obiezioni principali, la presenza di bossi piramidali che assomigliano a piccoli cipressi e, assieme ai listelli di legno bianco che delimitano le aiuole e ai fiori aggiunti, sembrano suggerire, a più di qualcuno, la somiglianza gli addobbi floreali tipici di un cimitero.

Un giudizio, forse, troppo frettoloso: per osservare piazza Ebalia al massimo del suo splendore, infatti, bisognerà attendere la fine della primavera, quando le specie piantate avranno dato completa fioritura e le piante avranno in parte coperto il bianco del legno: insomma, il progetto è ancora in fase “embrionale”.

Intanto, la pulizia e ristrutturazione della fontana “Rosa dei venti” ad opera di Kyma Servizi ha permesso di restituire alla città uno dei luoghi maggiormente caratteristici, a cui i tarantini sono particolarmente affezionati.

“Abbiamo deciso di tagliare gli oleandri e le altre piante secche o in cattivo stato che si trovavano nella piazza – ha spiegato l‘assessora all’Ambiente del Comune di Taranto, Fulvia Gravame – molte delle quali erano diventate dei veri e propri bagni pubblici, creando problemi di ordine igienico-sanitario; del resto, anche in passato lì c’erano piante basse e prato. Il verde pubblico della zona è stato attrezzato in modo da resistere a salsedine, vento e clima arido tipico della nostra città, ma è stato predisposto anche un impianto di irrigazione a goccia, che entrerà presto in funzione. Interventi simili altrove? Il problema resta sempre quello delle risorse economiche”.

A spiegarci nel dettaglio il progetto è Vincenzo Pezzulli, responsabile della manutenzione del verde urbano della ditta Bitella: “L’idea, non solo da un punto di vista paesaggistico ma anche storico, era quella di un ritorno al passato: riqualificare piazza Ebalia coniugando il concetto di giardino all’italiana. Partendo da qui abbiamo dovuto considerare i fattori pedologici, quindi la scelta di piante che abbiano comunque un apparato radicale contenuto per la presenza di uno scarso franco di coltivazione (lo spessore minimo dello strato superficiale del terreno, libero da acqua di percolazione, necessario per il normale sviluppo della pianta, ndr); la sfida era quella di cercare di ottenere da queste piante la miglior condizione fisiologica e quindi anche da un punto di vista dell’aspetto estetico qualificante”.

I cassoni in legno bianco impregnato in autoclave, che servono ad ovviare alla scarsità di terreno in profondità rialzando il franco coltivo, rappresentano invece una vera e propria “opera di ingegneria naturale che perdura nel tempo e non va incontro a marciumi rispetto al terreno”. Il loro impatto visivo, poi, sarà ridotto attraverso l’accrescimento della siepe del bosso perimetrale, delle piante e della fascia di lantane all’ingresso delle aiuole.

“Non dobbiamo vedere Piazza Ebalia oggi – spiega Pizzulli –  è necessario attendere lo sviluppo di queste piante e il periodo climatico per la loro completa crescita e fioritura, soprattutto per quanto riguarda le stagionali. L’obiettivo è quello di raggiungere il massimo splendore di questa piazza in concomitanza con l’inizio dei Giochi del Mediterraneo”.

I bossi a piramide, che per alcuni cittadini assomigliano a piccoli cipressi, saranno potati all’estremità per ottenere una forma rotondeggiante, come le strutture in marmo che contengono le catene della fontana, al termine dei lavori.

“All’interno dei cassoni – racconta ancora il responsabile della manutenzione del verde urbano di Bitella – trovano posto gerani, che hanno un’ampia fioritura per un lungo periodo, ma anche rose paesaggistiche che, in fine inverno, sono state potate ma in primavera porteranno altezze e fioriture di colore rosso, che saranno sicuramente molto apprezzate. La siepe perimetrale è di bosso sempervirens, che crescerà proprio a contenere la visuale delle fasce in legno. Al centro è stata piantata una camelia per ogni aiuola e, all’estremità lato strada, questo gioco di colori tra lantane, gazanie e agapanthus renderà il tutto molto variegato dal punto di vista visivo”.

A questo punto, sulla base di situazioni già viste e vissute, sorge spontanea una domanda: quanto durerà?

Ci occuperemo in maniera continua e costante della manutenzione del verde della piazza – assicura Pizzulli – monitorando non solo l’aspetto estetico ,ma anche quello fitosanitario e fisiologico delle piante. Può capitare che lo stress porti al decadimento di qualche pianta, che ovviamente verrà sostituita. Sarà a nostra cura, inoltre, la rimozione delle erbe infestanti, della concimazione e di tutte le operazioni necessarie per mantenere le piante sempre al massimo del loro splendore”.

La presenza di una videocamera di sorveglianza proprio di fronte alla piazza dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) scongiurare il rischio di furti delle piante e danneggiamenti delle aiuole: “L’obiettivo – conclude Pizzulli – è quello di donare alla cittadinanza un’opera che ha richiesto impegno da parte dell’azienda e dell’amministrazione. L’invito è quindi ad averne cura, superando eventuali polemiche e contribuendo a rendere sempre più bella la città”.

3 Responses

  1. Questa mania di rendere il verde urbano pulito e perfetto, così finto e sterile, mi da i brividi. Le piante, anche quelle che per tanti sono erbacce, contribuiscono alla ricchezza vegetale e animale. Pulire sì, deforestare no. E poi, a che serve rendere “bello”, si fa per dire, un luogo, se prima non si educa la cittadinanza a tenerlo pulito? Un inutile spreco di soldi pubblici e il sacrificio di piante sane e belle per far felici chi? I vivaisti e quelli convinti che quello schifo artificiale sia verde urbano?

  2. Ricordo ancora una volta che le piante sono esseri viventi e pertanto gli “esseri viventi” già presenti sono stati soppressi.
    Integrare va bene, devastare no! Inoltre le piante preesistenti fornivano anche ombra durante i tanti periodi afosi che ben conosciamo.
    Stessa devastazione la osservo per il lungomare dove serviva solo un po’ di manutenzione e controllo.
    Evidentemente col pretesto del “bello” si va a servire altro…

  3. Sinceramente, la presenza di quegli oleandri maltenuti, dedicati ad usi ed abusi igienici, ad armadi per senzatetto, era alquanto squallido. Attualmente non sembra proprio bello ma è sicuramente meglio del precedente “arredo vegetale”. Oltretutto gli oleandri non è che facessero tutta quest’ombra rinfrescante. Spero solo che corrisponda al vero che l’accrescimento delle piante renderà più bello il tutto. Forse è l’unica opera decente in ambito verde che appare corretto. Il grave problema credo risieda nell’abbattimento di alberi (quelli veri che rinfrescavano) che sembravano “sani”. Se tali fossero, sarebbe bastato curarne il “franco” per curarne le radici e renderli stabili.

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