Taranto e la sua provincia scelgono di blindare la Costituzione. Il referendum sulla giustizia, che puntava a una revisione profonda dell’ordinamento attraverso la separazione delle carriere e la modifica del Csm, si infrange contro un «No» netto e diffuso. Un risultato che si inserisce nel solco nazionale, ma che nel Tarantino assume contorni simbolici quasi clamorosi per la compattezza del rifiuto e forse l’inaspettata partecipazione popolare.

A Taranto città, su 191 sezioni, il fronte del dissenso ha scavato un solco profondo: 45.400 No (60,53%) contro i 29.603 Sì (39,47%). Il dato dell’affluenza va rimarcato perchè ha sfidato ogni scetticismo iniziale attestandosi al 50,72%.

L’exploit assoluto si registra a Grottaglie: la città delle ceramiche ha fatto segnare il dato più alto dell’intera area ionica, con un secco 62,44% di voti contrari alla riforma. Percentuali elevate anche a Lizzano (60,77%), Carosino (61,02%) e Montemesola (60,12%), mentre a Laterza il No sfiora il 60% (59,63%). Nel complesso provinciale, il No raccoglie 129.419 preferenze (56,71%), lasciando al Sì 98.807 voti (43,29%). Solo quattro comuni su ventinove sono andati in controtendenza premiando la riforma: Avetrana (53,46%), Mottola (55,51%), Palagianello (50,19%) e Torricella (55,29%).

Un dato che scuote gli equilibri politici locali riguarda i comuni “di riferimento” dei parlamentari ionici di centrodestra, dove il Sì è uscito sconfitto nonostante il forte legame con il territorio.

A Sava, città dell’onorevole Dario Iaia (FdI), il No si è imposto con il 58,78%. Analogo scenario a Maruggio, terra del deputato Giovanni Maiorano (FdI), dove i contrari hanno raggiunto il 55,18%, e a Ginosa, già guidata dal deputato Vito De Palma (Forza Italia), dove il No ha toccato il 54,01%.

Dalle opposizioni la soddisfazione è unanime. La segretaria provinciale del PD, Anna Filippetti, parla di «risultato di straordinaria rilevanza politica e democratica, che rappresenta un forte segnale di partecipazione da parte dei cittadini e un messaggio inequivocabile indirizzato al Governo». Secondo la segretaria, la risposta popolare è stata «ampia, consapevole e determinata», frutto di un lavoro capillare che ha toccato ogni quartiere.

Sulla stessa scia il senatore Mario Turco, vicepresidente del M5S. «Il risultato del referendum – afferma – segna una netta sconfitta politica per Giorgia Meloni e per una destra che ha tentato di piegare la giustizia a una logica di potere. Ha vinto il Paese reale. Hanno vinto i cittadini che non si sono lasciati ingannare dalla propaganda e dalle falsità del governo». Turco sottolinea come gli italiani abbiano respinto una riforma «pericolosa nell’impianto» che metteva a rischio l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Per il consigliere regionale Cosimo Borraccino (Pd), si tratta di una «grande vittoria figlia di una partecipazione popolare eccezionale, quasi il 60% nazionale», evidenziando come il fronte del No sia riuscito a ribaltare le previsioni della vigilia grazie anche al contributo di magistrati e volontari che hanno spiegato i tecnicismi della norma con linguaggio semplice. Da Europa Verde Taranto arriva il commento più poetico: «Taranto ha sete di sana e robusta Costituzione e l’ha difesa».

Dal territorio arrivano anche voci civiche. Europa Verde sintetizza il sentimento di una parte dell’elettorato: «Taranto ha sete di sana e robusta Costituzione e l’ha difesa».

Nel centrodestra prevale l’onestà dell’analisi e il rispetto per il voto. Dario Iaia non usa giri di parole: «Un risultato deludente e inaspettato. I dati non sono assolutamente positivi, noi ci aspettavamo un risultato diverso, dobbiamo essere onesti nei confronti dei cittadini». Secondo il deputato di FdI, la colpa potrebbe risiedere nella complessità dei temi: «Forse il contenuto era un contenuto troppo tecnico. Parlare di separazione delle carriere, di doppio CSM o Alta corte disciplinare ha forse spaventato un po’ di elettorato meno strutturato, che ha preferito accogliere slogan più semplicistici come “non attentiamo alla Costituzione”».

Più istituzionale il commento di Vito De Palma (Forza Italia): «Gli italiani si sono espressi con chiarezza e il loro voto va accolto con profonda umiltà e sincero rispetto. Il Paese ha indicato una strada diversa e noi abbiamo il dovere di ascoltare questo segnale con estrema attenzione. In questo momento non c’è spazio per le recriminazioni, ma solo per la riflessione e il senso di responsabilità».

Scorrendo la mappa del voto, si nota come la provincia sia stata un blocco quasi monolitico. A Martina Franca il No vince con il 51,34%, a Manduria con il 52,51% e a Massafra con il 53,39%.

Per il governo Meloni, questa battuta d’arresto non segnerà la caduta dell’esecutivo, ma impone certamente un cambio di passo nel dialogo con i territori. In un’Italia che sembrava aver dimenticato la strada per i seggi, i dati sull’affluenza oltre il 50% raccontano di un elettorato che, quando si toccano temi come la modifica della Carta Costituzionale, sceglie ancora di essere protagonista. Un ritorno alle urne che, al di là dell’esito, rappresenta forse la vera notizia.

 

 

One Response

  1. I tarantini sono sempre per l’ingiustizia ,sono vent’anni che non votano adesso esprimono il proprio dissenso per qualcosa che avrebbe cambiato un sistema completamente corrotto e ingiusto .

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