Nelle ultime settimane la vicenda della destinazione di Nave Garibaldi ha tenuto banco alle nostre latitudini – tutti la vorrebbero vedere trasformata in museo galleggiante –  sebbene sin dall’agosto del 2024 se ne fosse già discusso.

Ma si sa che quelli, non tutti, che arrivano in ritardo lo fanno spesso per intestarsi battaglie già perse che servono solo ad alimentare populismo senza fare i conti con la realtà.

Partiamo, dunque, dalle recenti dichiarazioni del Direttore nazionale degli Armamenti, Giacinto Ottaviani (fonte ‘Il Sole 24 ore’): “La nave Garibaldi gratis all’Indonesia? Costerebbe più demolirla”.

Com’è noto si sta discutendo del destino di questa gloriosa portaerei (c’è uno schema di decreto del Ministero della Difesa) – all’interno delle commissioni parlamentari di Camera e Senato, il cui parere è vincolante.

Lo stesso Ottaviani ha affermato che solo l’Indonesia si è fatta avanti per acquisire, però a titolo gratuito, il Garibaldi (valore inventariale teorico di 54 milioni di euro) e che per dismetterlo ci vorrebbero circa 19 milioni di euro.

In realtà la cessione del Garibaldi a titolo gratuito servirebbe a consolidare i rapporti industriali tra l’Italia e l’Indonesia visto che in ballo ci sarebbe l’acquisto da parte degli asiatici di due pattugliatori della classe PPA costruiti da Fincantieri, per un valore di circa 1,25 miliardi di dollari come evidenziato in questo nostro articolo: Nave Garibaldi, il “cadeau” del Governo per una commessa miliardaria – Corriere di Taranto

Nel frattempo i nostri politici, supportati da alcune associazioni di categoria, sono andati avanti ed hanno approvato in consiglio regionale una mozione bipartisan (centrodestra e centrosinistra assieme) in cui si evidenzia che “la nave rappresenta un elemento fondamentale della storia del Paese ed è simbolo dell’identità della città”.

Non solo, oltre alle solite interrogazioni parlamentari promesse, è stata promossa come azione conseguente un ennesimo tavolo tecnico (Taranto, d’altro canto, è la città dei tavoli…) che coinvolga tra gli altri anche il Comune di Taranto, che ovviamente non poteva restare silente ed ha affidato al sindaco, Piero Bitetti, il pensiero unico: “Sostegno pieno alle iniziative politiche e istituzionali che puntano a mantenere la Nave Garibaldi a Taranto e trasformarla in un polo museale di rilievo nazionale. Tale opportunità sarebbe una grande occasione di rilancio storico, turistico e culturale per la città”.

RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTI

In principio – agosto 2024 – le affermazioni di Bruno Dardani, coordinatore operativo del Centro studi “Bono”, istituzione culturale e scientifica  che aveva presentato alla Marina Militare il progetto per la musealizzazione della portaerei “Garibaldi” (in quel di Genova, però) aveva scatenato l’ira populista dei soliti noti,  perché fu rimarcata l’assenza di iniziativa di Taranto e delle sue istituzioni locali.

Si citò l’esistenza, datata novembre 2019, di un Piano Strategico per Taranto, con tanto di interlocuzioni con l’Autorità Portuale, la Marina Militare ed il Comune di Taranto, ed un progetto di fattibilità elaborato da Asset (Agenzia che opera per conto della Regione Puglia) sul riuso della nave Garibaldi come foresteria-albergo a servizio del centro nautico in vista dei Giochi del Mediterraneo. La progettazione includeva un percorso innovativo, con un acquario green che raccontasse la storia del mare e della navigazione del Mediterraneo.

Clicca qui per visualizzare due tavole del progetto:[pdf-embedder url=”https://www.corriereditaranto.it/wp-content/uploads/2026/03/BOOK-EX-TORPEDINIERI-AGOSTO_-1.pdf”]

In realtà pare che la Marina Militare avesse pensato anche al possibile uso della nave per il lancio di satelliti.

Nel settembre del 2024 Ubaldo Pagano, all’epoca deputato pugliese del PD e capogruppo in Commissione Bilancio alla Camera informò di aver presentato una proposta di legge per far sì che sia Taranto ad ospitare il museo galleggiante Garibaldi . Più o meno nello stesso periodo un Consigliere comunale locale (Stellato) presentò una petizione popolare.  Che fine hanno fatto tali iniziative?

Invece, nel settembre del 2025 trapelò la notizia che dopo 40 anni la nave simbolo della Marina Militare avrebbe salutato la città dei due mari a seguito di cessione alla Marina indonesiana.

Si parlò di un investimento di circa 450 milioni di dollari per acquistare e riconvertire l’unità in una “drone carrier”, capace di imbarcare sistemi aerei e navali di nuova generazione.

IPOTESI MUSEO NON SOSTENIBILE ECONOMICAMENTE

Sempre il Direttore nazionale degli Armamenti Ottaviani ha dichiarato che se uno oggi decidesse di trasformare il Garibaldi in un museo dovrebbe spendere circa 100 milioni di euro ed altri 35 milioni l’anno per gestirlo.

Ecco perché chi oggi cavalca quest’onda populista non ha forse idea di cosa significhi mantenere in vita una nave che ha 40 anni, che necessita di circa 5 milioni di euro annuali (dati Stato Maggiore della Difesa) solo per coprire le spese vive di energia elettrica e utenze, vigilanza e sicurezza a bordo. Attualmente la nave rappresenta una passività quotidiana in quanto ha bisogno di oltre 100 persone a bordo per la manutenzione e la tenuta in sicurezza.

​Ed è proprio a causa di questi costi elevati che il Governo ha optato per la cessione gratuita all’Indonesia.

L’idea di preservare la Garibaldi come simbolo storico è comprensibile ed anche condivisibile, ma deve confrontarsi con costi e responsabilità difficilmente sostenibili a livello locale. Per questo motivo, ogni azione dovrebbe essere guidata più dal realismo che dall’emotività, nella consapevolezza che non tutte le opportunità evocative sono anche praticabili.

 

 

 

5 Responses

  1. Buongiorno
    Dalle mie parti si dice “fare i fru fru con il sedere degli altri” ma in dialetto tarantino rende meglio l’idea.
    In questo caso la Marina Militare non è disposta a metterci i soldi (ovvero il sedere) per poi trovarsi in mezzo alle solite beghe politiche fra Camera di Commercio,Comune provincia e regione su cosa fare e come fare della nave Garibaldi.
    Quando Cesario, Bitetti Turco e compagnia cantante ci dicono dove trovare i soldi veri e non le chiacchiere da bar per il museo Nave Garibaldi, allora ne possiamo parlare.
    Ma ripeto tutti vogliono che i soldi ce li metta la Marina Militare per poi vendere i posti di lavoro e i posti direttivi ai soliti amici degli amici (loro).
    Quindi al momento l’ operazione Indonesia è la migliore soluzione. Punto e basta.
    Saluti Vecchione Giulio

  2. Senza soldi non si canta messa, a Taranto non esiste un imprenditoria tale da rilevare il progetto o magari ampliarlo oltre la funzione museale ( tipo integrare un albergo galleggiante) quindi si aspetta che cada la manna dal cielo ( la Marina Militare ) ma chi di speranza vive disperato muore e poi nessuno esplicita come mai il progetto ” museo” non è decollato neanche a Genova

  3. Ma quale musei a Talsano quando piove dobbiamo attrezzarci di zattera o di canotto e questi incapaci propongono idee improponibili per un paesotto con le pezze al culo fatto di personaggi fru fru con il cu degli altri senza arte né parte ,Taranto ha bisogno di un’ identità che non ha,e meno fonti inquinanti ,il turismo e i musei non saranno mai parte della nostra storia ,siamo nati per essere ignavi e i sottomessi d’Italia,parliamo del dissalatore ,della raffineria e dei prezzi altissimi del diesel e dei veleni che quotidianamente respiriamo dell’acciaio al carbonio,a quanto pare le emissioni sono posticipate al 2038 ,a voglia chiedere l’immunità e continuare ad ammalarci e morire a scapito di posti di lavoro per i pugliesi e poi sento i tarantini emigrati ” mi manca la mia città “ma non c’è lavoro, lo lascio ai pugliesi,mentre i tarantini continuano il loro detto supremo ce me ne futte a mme ,siamo disoccupati e dicono lavoro non c’è .. oh dio che paesotto demenziale ,per fortuna che in Italia c’è altrimenti dove potrebbero produrre schifo a scapito di gente che nuore,viva Taranto e la sua ignavia ,viva la meschinità che tutto travolge.

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