Turco: “Pronto il Contratto dei cittadini”

 

Il parlamentare del M5S spiega i ritardi di Taranto, l'impegno sull'ambiente, l'alleanza con Melucci. E non solo
Posted on 01 Maggio 2022, 14:39
11 mins

Il 12 giugno è più vicino di quanto si pensi e partiti, movimenti e liste civiche affilano le armi per una competizione elettorale che dovrà sancire chi andrà a governare Taranto nei prossimi 5 anni (si spera…).
In ogni caso, nel nostro giro di ricognizione settimanale, abbiamo incontrato il sen.Mario Turco, ormai il leader del Movimento 5 Stelle a Taranto, come noto già Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con il governo Conte oltre a referente del CIS (Contratto Istituzionale di Sviluppo). Per l’altro ieri, venerdì, era fissato il giorno in cui firmare il ‘Contratto dei cittadini‘ assieme alle forze politiche che sostengono il candidato sindaco Melucci, rinviato però perchè quest’ultimo fermato dal Covid.
Sen.Turco: una firma solo rinviata, insomma. Spieghiamo nuovamente come nasce l’alleanza.
“A febbraio abbiamo lanciato questa iniziativa del fronte progressista sui diversi territori, in particolare Taranto come progetto pilota, annunciando il ‘Contratto dei cittadini’ con dialogo con quelle forze che avevano dato il proprio contributo al governo Conte II. In questi mesi abbiamo lavorato sul programma del Movimento 5 Stelle, in particolare per Taranto con cittadini e attivisti, che abbiamo illustrato due settimane fa al Nautilus e i diversi candidati hanno presentato i punti programmatici. Un programma che abbiamo anche fornito alla coalizione che sostiene il candidato sindaco Melucci. Nei giorni scorsi era prevista la firma sul ‘Contratto dei cittadini’ ma come sapete Melucci ha contratto il Covid e quindi sì, abbiamo dovuto rinviare. In ogni caso il contratto prevede una serie di obiettivi che vanno concretamente realizzati nel corso dei cinque anni di consiliatura”.
Ha parlato di programma partecipato. Al netto di proposte, quali criticità sono emerse dai vari confronti, oltre che nei cosiddetti ‘Cantieri delle idee’ lanciate proprio dal suo impegno sul territorio?
“Ho toccato con mano le criticità quando ero Sottosegretario e gestivo il Cis, accorgendomi che nonostante gli sforzi del governo Conte per garantire ulteriori finanziamenti per oltre 1miliardo e 300 milioni, pur cercando di accelerare la realizzazione degli investimenti, purtroppo abbiamo potuto constatare e conoscere dove si ferma la macchina organizzative. Noi abbiamo qui un grande problema, che non è solo di programmare in maniera corretta cosa andare a realizzare e cosa fare in termini di riconversione economica culturale e sociale, ma abbiamo anche un problema di come trasformare tutti gli investimenti pubblici che sono caduti su Taranto, come renderli realizzabili, in sostanza come aprire i cantieri (il riferimento al Cantiere Taranto del governo Conte è inevitabile – ndr)). La città di Taranto ha un cassetto pieno di soldi ma non riusciamo ad aprirlo per spenderli, perchè abbiamo una carenza progettuale. Il principale problema, che è poi l’obiettivo del M5S per le amministrative, è creare un centro di progettazione e di appalti, perchè qui non arriviamo mai a un progetto esecutivo e non siamo stazione appaltante, per cui non riusciamo a gestire in maniera autonoma, efficace ed efficiente, gli appalti pubblici. Troppi investimenti arrivano a Taranto e Taranto non li gestisce direttamente. Il centro, tra l’altro, potrebbe lavorare non solo per Taranto ma anche per i comuni della provincia affinchè si possa finalmente partecipare ai bandi sia del Pnrr che i bandi europei (da vero capoluogo). Insomma, Taranto può fare da apripista”.

Ma il parlamentare tarantino non nasconde altri problemi, anzi. Parla di qualcosa che evidentemente è mancato in questi anni. Ecco il suo parere.
“Altra criticità connessa anche alla prima è la trasparenza amministrativa. Noi oggi non abbiamo cognizione di quale sia lo stato degli investimenti pubblici affidati al Comune di Taranto. Se un cittadino vuole conoscere a che punto si è, non c’è alcuna informazione. E non sappiamo qual è il metodo dell’assegnazione degli appalti diretti e quale quello dell’assegnazione degli incarichi professionali. Quindi, trasparenza amministrativa e progettazione sono le due principali criticità che vanno affrontate”.
Con Turco, però, non possiamo sottacere un dato. Alle scorse elezioni amministrative, il M5S ottenne un buon successo. Poi il rapporto con i cittadini si è molto raffreddato per le posizioni del movimento sulla vicenda ambientale, quindi sulla chiusura o meno dello stabilimento ex Ilva. Il parlamentare pentastellato prova a spiegare le ragioni sue e ovviamente del M5S.
“Il M5S conferma la propria posizione di chiusura delle fonti inquinanti, che è diverso dalla chiusura della fabbrica. Bisogna valutare l’impatto che la produzione ha su salute pubblica e ambiente. Cosa abbiamo raggiunto come M5S rispetto alle altre forze politiche? L’immunità penale, approvata da centrodestra e centrosinistra, ci ha visti impegnati nell’eliminarla quale primo atto nel momento in cui siamo entrati nel governo. Ci siamo anche opposti alla riproposizione della stessa. Poi abbiamo presentato un disegno di legge come cambio di paradigma nella valutazione dell’impatto. Oggi non possiamo farlo in base alle risultanze del passato. Che impatto hanno avuto gli investimenti prodotti in questi anni? Non lo sappiamo. Oggi non possiamo dire che la fabbrica inquina oppure non inquina: abbiamo evidenze scientifiche del passato, non attuali. Ecco perchè diciamo: introduciamo la VIIAS, cioè la valutazione integrale d’impatto ambientale e sanitario, in maniera cioè preventiva. Perchè non vogliamo che il piano industriale e quindi poi l’AIA possa scoprirsi successivamente magari che quelle produzioni tra 10 anni abbiano avuto effetti deleteri su ambiente e salute. Prevenire significherebbe sapere se gli investimenti sono stati evidentemente efficaci o no. Tutto ciò a prescindere dall’eventuale processo del quale si parla, cioè la decarbonizzazione. Insomma, qualunque proposta non può essere valutata dopo, ma prima. Sono passati anni, quindi è giusto valutare ora quel che è stato fatto. Il ‘no’ a prescindere è demagogia. Oggi abbiamo strumenti che la scienza di fornisce per sapere prima, appunto per prevenire, per conoscere gli effetti prima”.
La VIIAS come strumento di conoscenza e soprattutto di prevenzione. C’è però un altro dato che Turco ci rivela: la richiesta di abbattimento per legge dei livelli di emissioni, e cioè i famosi valori soglia. Ma parla anche del caos intorno alle bonifiche.
“Noi vogliamo accogliere le raccomandazioni dell’OMS sui valori soglia delle emissioni, abbiamo presentato un disegno di legge: quelli dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sono più stringenti rispetto a quelli attualmente in vigore, e siamo gli unici a proporlo. Poi ci siamo opposti al trasferimento delle risorse per le bonifiche all’attività produttiva: prima da soli, poi ci sono venute dietro anche le altre forze politiche. Oggi dal Decreto Energia c’è un altro tentativo, che è quello di spostare risorse per 150 milioni dalle bonifiche e ci stiamo opponendo con forza a questo possibile scippo. Allora, ci chiediamo: su questo, più l’introduzione della VIIAS e l’abbassamento dei valori soglia le altre forze politiche cosa hanno fatto? Per questo chiediamo agli altri di appoggiarci in queste battaglie. Inoltre, ho chiesto al governo di destinare le aree bonificate a comunità energetiche affinchè per i cittadini dei Tamburi si eliminino tutte le caldaie”.
Bonifiche, il caos: allo stato attuale, scaduti il mandato e la proroga al prefetto Martino, non è stato ancora nominato il nuovo Commissario straordinario. Insomma, ritardi su ritardi.
“Gli anni in cui c’era la Corbelli, abbiamo verificato uno spreco di danaro pubblico: molti studi, pochissime realizzazioni. Allora, come governo affidammo al prefetto le attività affiancandogli una struttura di missione con sede a Palazzo Chigi, che era Investitalia, per procedere alle attività di bonifica. Purtroppo, con il governo Draghi è venuta a mancare Investitalia, cioè il braccio operativo per il prefetto. Ora avrà solo funzionari a disposizione che però non hanno competenze in materia. Ecco l’invito al governo: nomini subito il Commissario per le bonifiche e istituisca nuovamente una struttura di missione per renderle operative”.
Infine, il passaggio sul CIS. Turco lo ha gestito per una decina di mesi. Qual è lo stato dell’arte?
“Nei 10 mesi del CIS non c’è stato un proveddimento in cui non ci fosse Taranto, a cui abbiamo assegnato investimenti per oltre 1miliardo. Abbiamo anche accelerato il passo. Non dimentichiamo per esempio la procedura per far atterrare qui il gruppo Ferretti, bloccato ultimamente da una manciata di milioni che spero venga superato a breve. Ora sono fermi la nascita del Dipartimento biomedico, la riqualificazione urbana della Città vecchia, il progetto dell’Acquario Green in cui in pochi mesi abbiamo concordato il trasferimento della banchina torpediniere all’Autorità portuale ma che è stato oggi depotenziato dei 48 milioni che avevamo investito. Fermi i 26 milioni del Tecnopolo del Mediterraneo. Insomma, noi abbiamo dato all’epoca operatività. In pandemia ho tenuto 120 riunioni del CIS: fate il confronto oggi con la ministra Carfagna”.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

Un Commento a: Turco: “Pronto il Contratto dei cittadini”

  1. Gico

    Maggio 1st, 2022

    Si tratta di non poter o voler destinare prima dei fondi (fantomatici ) i progetti, i piani di sviluppo che foggiano su una reindustrializzazione basata sul riciclo ed il rinnovabile;praticamente da profano si potrebbe trasformare l’area a caldo del siderurgico in un parco fonderie per il rottame naviglio e aeromobile dismesso, poi, dei parchi minerario farne una vasta area fotovoltaica e nello stesso tempo bonificare con le vigenti tecnologie; tutto questo comporterebbe la realizzazione di un imponente cantieristica navale tanto ambita dal territorio. Infine la portualità con la relativa logistica saranno alternative di sviluppo basate sul terziario avanzato. Purtroppo Taranto rimane colonia del capitalismo lombardo che la schiavizza per la produzione delle bramme tanto utili alla siderurgia del nord.Caro parlamentare bisognava essere premurosi, il nuovo piano di riconversione industriale sarebbe dovuto partire prima dello stanziamento dei fondi , in maniera blindata e gestita direttamente dal Governo Centrale senza intermediari, tavoli e attori disfattisti. Ora si rischia di restare con il cerino in mano perché nelle migliori delle ipotesi queste maledette bramme saranno reperibili a buon mercato internazionale e del siderurgico tarantino ne faranno un museo come Bagnoli magari con visite guidate poi la produzione di idrogeno e la decarbonizzazione restano per questo territorio delle fiabe perché sono già partite a Porto Marghera e Bergamo.

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