Turismo e ‘Paisiello’, verità tarantine

 

Due facce di una realtà che contrasta con parole fumose e falsi annunci
Posted on 16 Ottobre 2022, 10:35
6 mins

Direte: che c’azzeccano il turismo e il ‘Paisiello’ con il nostro vivere quotidiano? C’entrano, eccome se c’entrano. Perchè sono lo specchio di una realtà che contrasta con parole fumose e falsi annunci.
Non ci fanno piacere i dati non certo positivi sui flussi turistici che riguardano la nostra città, più in generale il nostro territorio. Perchè certificano quel che pensiamo da tempo. E cioè: Taranto, la sua provincia, sono semplicemente straordinarie, ma non basta per attrarre e consolidare il turismo che sappia sostenere un buon livello d’economia.
Quante volte – qui e altrove – abbiamo rilevato criticità che riducono notevolmente l’attrattività? Parliamo di monnezza? Un esempio su tutti. Quando Taranto ospitò il SailGP, nel 2021, ci permettemmo di evidenziare come cumuli di rifiuti fossero in bella mostra proprio sotto gli occhi di atleti e staff provenienti da ogni parte del mondo, provocando la stizzita reazione di chi gestisce la raccolta degli stessi in città. Non solo. Reazioni sparse anche quando, per esempio ancora, raccoglievamo le lamentele di operatori turistici, specie in Città vecchia, sulla sporcizia regnante.
Eppure, il decoro urbano – che significa pulizia, controllo del territorio, cura persino dei dettagli – sembra davvero utopia dalle nostre parti. Guarda caso, i feedback negativi di chi ha visitato la nostra città (ma non solo) sono tra i motivi che frenano uno sviluppo turistico importante sulla scia positiva che invece caratterizza la Puglia in generale.
Colpa soltanto dei cittadini incivili, spesso alibi di chi è chiamato a gestire oppure c’è anche l’incapacità di segnare una svolta? Un po’ l’una un po’ l’altra, obiettivamente. Ma l’inciviltà si combatte giorno dopo giorno e con grande impegno. L’incapacità, invece, va destituita: con coraggio e serietà.
I turisti che circolano non possono ancora indignarsi davanti alle deiezioni animali o sacchetti della spazzatura sparsi (e le spiagge del litorale, specie quello orientale, non sono da meno in alcuni casi…), oppure ancora allo scorazzare di veicoli di qualunque genere per esempio nei vicoli della Città vecchia. O persino imbarazzarsi sul degrado in Villa Peripato.
E qui, però, c’è un altro aspetto che non va sottovalutato: l’accoglienza. In quanti degli operatori commerciali sono disposti a orari di lavoro differenziati e, soprattutto, capaci di interloquire con gli stranieri? Ecco perchè, oltre all’impegno degli Enti territoriali, c’è bisogno di un grande sforzo da parte degli operatori economici. E dei cittadini, sia chiaro: vanno educati ma anche puniti se occorre. Senza inibizioni, senza alcun pudore ma con un grande sforzo di civiltà.
Però, basta con ipocrite descrizioni di una città che sta mutando ma che deve ancora farne di strada. Sotto tutti i punti di vista.

GIU’ LE MANI DAL ‘PAISIELLO’

 

Ce lo aspettavamo: ora tutti ‘scoprono’ il Conservatorio ‘G.Paisiello’. Già, perchè fino all’altro ieri in pochi ne conoscevano persino la sede, diciamo la verità. Oggi che finalmente lo Stato italiano – dopo decenni – lo riconosce e se ne impossessa, ecco che spuntano fuori tanti ‘padri’.
No, se oggi il ‘Paisiello’ è finalmente statizzato, il merito è solo ed esclusivamente del ‘Paisiello’ stesso: nessuno – ripetiamo ad alta voce: nessuno – può attaccarsi medaglie sul petto fuori dal recinto del Conservatorio. Perchè in tutti questi anni sono solo loro – la governance, il personale docente e non, gli studenti e pochissimi veri amici a sostegno – i protagonisti assoluti di questo straordinario traguardo.
Hanno retto tutto: da mesi senza stipendio alle prese di corrente da sistemare, dalla sede da attrezzare alla gestione economica parsimoniosa ma assolutamente rigorosa. Per passare attraverso burocrazia spesso riottosa se non artatamente contraria, a false promesse, aiuti mai realizzati. Soprattutto a un isolamento spesso indice di scoramento ma mai di resa.
Non accettiamo, lo ripetiamo ancora, ‘padri’ illegittimi. E chi oggi cerca di salire sul carro, è semplicemente la rappresentazione plastica di quanti, in questi anni, sono spacciatori d’illusioni, incantatori di serpenti, profeti del nulla che albergano anche e soprattutto nelle nostre Istituzioni.
Giù le mani dal ‘Paisiello’. Perchè quando gli stipendi del personale tutto venivano sacrificati pur di non chiudere bottega, nessuno mai s’è inventato un festival o altro pur di creare flussi di cassa utili alla sopravvivenza del conservatorio e delle famiglie di chi ci lavora.
Il ‘Paisiello’ è una perla della nostra città, uno dei presìdi più prestigiosi di cui ci si può vantare. Ma chi non lo ha difeso ieri, stia zitto e buono oggi. La città è grata del risultato raggiunto, dev’esserne orgogliosa: è un simbolo di coraggio e resistenza che appartiene solo a chi, del coraggio e della resistenza, ne ha fatto le armi per vincere. Il ‘Paisiello’ è Storia della nostra città. Quella Storia che spesso e volentieri però dimentichiamo.

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Giornalista pubblicista, tarantino, 56 anni, fino al 2003 ha curato le pagine sportive del "Corriere del Giorno", seguendo principalmente il Taranto e il mondo della pallavolo. È stato corrispondente de "La Gazzetta dello Sport" fino al 2004. Ha poi diretto, sono al 2007, il mensile di cultura e spettacoli "Pigreco". Dal 2007 a luglio del 2015 è stato direttore responsabile del quotidiano "TarantoOggi".

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