Ogni essere umano gode del diritto di vivere un’esistenza dignitosa. Ogni essere umano dovrebbe essere tutelato dalla Legge. E questo dovrebbe valere anche per le persone affette da disabilità, per gli “speciali” in nome dei quali si organizzano tanti eventi e si istituiscono giornate a favore dell’inclusione sociale. Una volta calato il sipario, cosa accade? Quale futuro attende a queste famiglie? È ciò che si chiede, ogni giorno, Adriana Parisi mentre racconta la sua storia. Lei è la mamma di Saverio, un trentenne affetto da autismo. Entrambi sono vittime di un’amara vicenda giudiziaria che è costata la loro casa e in primis la dignità. Saverio, infatti, nel corso di questa vicenda cavillosa è scomparso dagli atti giudiziari. Gli addetti ai lavori che avrebbero dovuto tutelarli, hanno preferito voltarsi dall’altra parte “perché sono una causa persa”. Tra un rimbalzo e l’altro, Saverio è costretto a pagare l’amaro prezzo della burocrazia, del sistema che lo reputa invisibile e si fa beffa dei suoi diritti. Per l’ennesima volta.
La vicenda. “Abbiamo perso la nostra casa. Attualmente abbiamo ancora trenta giorni per rimanere, poi non si sa. Probabilmente ci attendono ancora altri rimbalzi e un mucchio di incertezze”, spiega mamma Coraggio. “Non possiamo permetterci di cambiare casa dall’oggi al domani, perché Saverio ne soffrirebbe tanto”. Nel momento in cui Adriana racconta la disabilità del suo gigante dagli occhi azzurri lo fa con serenità. Spiega i progressi e le conquiste che in trent’anni sono riusciti a fare: “Sin da quando è venuto al mondo, questa casa, per lui rappresenta una forte stabilità. Ricominciare tutto da capo, in un altro posto, senza un adeguato processo di orientamento lo annienterebbe. Semmai dovesse uscire nei pressi del vicinato, cosa impossibile, saprebbe come muoversi perché conosce il territorio in cui vive e le persone che vi abitano. Non è stato facile, ma col tempo si sono abituati a lui, si sono affezionati al suo carattere e ai suoi sbalzi d’umore che – puntualizza – non sono facili da gestire”. Adriana si ferma qualche minuto, poi ricomincia a raccontare: “Tutte le famiglie con dei ragazzi o adulti affetti da disabilità, purtroppo, ogni giorno non fanno altro che scontrarsi il sistema burocratico, che è pieno di falle e fa acqua a tutte le parti. Noi siamo quelli che devono lottare per conquistarsi ogni cosa, anche la più piccola che spetterebbe per diritto. Anche se, a volte, mi chiedo cosa s’intenda per diritto…” Adriana prosegue: “Si, ci si può avvalere dei rimborsi e degli aiuti, ma non bastano. Sia che si tratti di una semplice diagnosi, della riabilitazione o dell’educatore scolastico: ogni contesto ha un costo. Così tutte queste spese, a lungo andare, si sono accumulate fino a diventare un debito di 28 mila euro”. Da qui, inizia l’odissea della famiglia Parisi. Una vicenda giudiziaria con delle falle secondo Adriana, perché chi avrebbe dovuto tutelarli legalmente non ci sarebbe riuscito e la burocrazia, inesorabile, poi ha completato il quadro della situazione. “Inizialmente, per eliminare il debito – continua Adriana – si è ricorsi al pignoramento della casa, che dopo anni è stata messa all’asta e alla fine è stata comprata per costruire un B&B”. Trascorrono gli anni e tra i vari rinvii, appuntamenti e udienze mancate, Adriana si trova sempre un passo indietro. Fino a che Saverio sparisce totalmente dagli atti pubblici giudiziari: “Sono anni che provo a spiegare agli operatori della procedura di avere un figlio disabile, che non può permettersi di lasciare subito la casa ma nessuno mi dà una risposta”.
#IostoconSaverio. Adriana non si arrende. Non l’ha mai fatto e nessuno può fermala. Lei, mamma per far sì che la sua storia possa essere ascoltata, urbi et orbi, inizia a raccontare la loro vicenda anche agli amici del web, tramite l’hashtag #IostoconSaverio. Lo fa senza filtri e senza paura e funziona. Domina i social network, muove coscienze e ricevere una grossa ondata di solidarietà. La stessa ondata di calore che lei, in venticinque anni, è riuscita a donare attraverso l’impegno e l’attività nel sociale. Così, #IostoconSaverio diventa virale e attira l’attenzione dei giornali e della televisione. Smuove tante associazioni e la storia riesce ad arrivare perfino al presidente della Regione Michele Emiliano e al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ma non basta. Da loro ha ricevuto in parte un aiuto concreto, eppure Adriana non si scoraggia. Ogni piccola buona azione potrebbe essere una grande conquista. Continua a lottare, in attesa di poter guadagnare tempo, a ridosso di questa grande e complicata situazione burocratica, con dignità e sempre a testa alta.
La richiesta. “Dateci tempo per trovare un’altra casa – chiede a gran voce Adriana – cosicché Saverio possa permettersi di poter fare un altro procedimento di inserimento graduale. Visto che le alternative sono queste, chiediamo solo del tempo in più per ricominciare. Abbiamo lavorato tanto per raggiungere questa stabilità e ora non capisco perché dovremmo ricominciare tutto dall’inizio. Perché dovrei arrivare al punto di somministrare dei farmaci a Saverio, per non dover infastidire gli altri? Dov’è finita la tanto acclamata dignità dei disabili?”. Adriana non riesce a nascondere quel velo di amarezza. “Purtroppo, ho riposto fiducia – continua – nella legge e nei suoi rappresentanti, senza ricevere adeguato sostegno. Peraltro, non spettava a me vigilare sul loro operato. Desidero solo chiudere la situazione debitoria e poter dormire tranquilla, senza assillanti pensieri”. E conclude: “Ora, per favore, ascoltateci. Chiediamo solo il diritto di esistere”. Adriana sorride. È sicura che ce la faranno anche stavolta.
Verga, nel quarto capitolo dei Malavoglia, scrisse: “A chi vuol bene, Dio manda pene”. Per lo scrittore siciliano, l’uomo è condannato a subire le influenze del contesto sociale ed economico in cui vive. Non può sfuggire al destino e deve lottare per sopravvivere. E quanto ancora dovranno lottare Adriana e Saverio per farsi ascoltare?
Fra
I malavoglia sono stati dei disagiati dall’inizio alla fine per carattere e per destino avverso ,ma i loro sacrifici ,il loro stacanovismo cronico portarono gli ultimi componenti della famiglia Toscano a riprendersi la casa del nespolo ,mentre per questa signora per quanto potrà impegnarsi la sua casa del nespolo non sarà mai riscossa per motivi ben chiari . L’unica cosa che le consiglio signora è di non mollare e di incatenarsi persino e dimostrare che quella è la sua casa e le sue possibilità sono quelle e suo figlio ha bisogno di questo ,della tanta amata stabilità ,non mollate ,in tv vediamo che nella realtà ci sono tanti sbandati che occupano case e nessuno li ha mai cacciati perché dunque dovrebbero cacciare voi con un problema così evidente , le istituzioni saranno sempre dalla parte dei malvagi ,per cui bisogna farsi giustizia da se e provare a resistere : forza ad oltranza fino alla fine e non pensate mai di perdere la dignità ,perché a vedere tutti questi immigrati occupanti di case e nessuno muove un dito e poi noi italiani siamo trattati come delle bestie ,allora conviene fare come fanno queste persone e comportarsi alla stessa maniera ,la disabilità di suo figlio deve essere l’unica giustizia a lei concessa per restare almeno fino a quando non si sistemeranno “in parte “ le cose … resista fino alla fine ,ubi maior minor cessat .
Danilo
come possiamo aiutarla? E’ in corso una raccolta fondi?