E’ stato aggiornato a martedì 28 marzo, alle ore 16, il negoziato in corso al ministero del Lavoro per la cassa integrazione straordinaria in Acciaierie d’Italia, ex Ilva. La decisione è stata presa nel confronto di questa mattina, probabilmente per evitare che si arrivasse ad un accordo separato sulla cassa, come sembrava profilarsi in queste ore. La Uilm, sindacato maggioritario a Taranto, aveva già fatto capire nell’incontro di ieri che non avrebbe firmato alcuna intesa. Martedì la riunione sarà in modalità call conference, oltre ad essere anche l’ultimo giorno utile perché la cassa integrazione straordinaria è in scadenza, visto che è stata aperta il 28 marzo 2022. Per quest’anno la cassa straordinaria è stata chiesta da Acciaierie d’Italia per 3.000 dipendenti del gruppo, stesso numero del 2022, di cui 2.500 a Taranto. All’incontro, oltre alle parti sociali, erano presenti il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e l’azienda Acciaierie d’Italia S.p.A. 
Acciaierie d’Italia, rappresentata dalla responsabile delle risorse umane, Virginia Piccirilli, durante l’incontro odierno ha rinnovato le proposte fatte nella giornata di ieri che si concretizzano nel riconoscimento della maturazione dei ratei della 13ma mensilità, la garanzia della rotazione tra i lavoratori, impegnandosi a generare più lavoro per impegnare il maggior numero di lavoratori e conseguentemente ridurre nella sostanza i lavoratori da porre in CIGS, nonché al rispetto nell’utilizzo degli istituti delle ferie, L. 104, malattia e donazione sangue) che non vedranno cambi arbitrario in CIGS, precisando che un eventuale accordo non produrrà esuberi strutturali e che questo accordo riguarda esclusivamente i lavoratori in forza in Acciaierie d’Italia. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy presente alla discussione su richiesta delle organizzazioni sindacali, non ha ancora potuto esprimersi sulla data di un incontro alla presenza del Ministro Adolfo Urso, pur rassicurando di aver trasmesso le informazioni del caso.
La Fiom Cgil, attaverso una nota a livello nazionale, fa sapere di ritenere “necessario unire le richieste dei lavoratori per contrattare. Come Fiom-Cgil abbiamo riproposto le nostre valutazioni che riguardano: la natura che non può che essere assolutamente transitoria della cassa che peraltro ha scadenze differenziate per Taranto e per gli altri siti e il cui utilizzo non può quindi essere ricondotto ad una prospettiva di piano industriale di gruppo. Le previsioni sui volumi produttivi e sugli assetti impiantistici indicati in procedura non prefigurano un’indispensabile risalita produttiva e, al contrario, confermano l’urgenza di un confronto che coinvolga oltre il Ministero del Lavoro anche il Mimit nella definizione di un piano industriale complessivo che si faccia carico del destino dell’insieme dei lavoratori, compresi quelli di ex Ilva in A.S. La necessità di escludere qualsiasi riferimento a esuberi strutturali. La necessità di un’integrazione del trattamento di cassa a partire dalla maturazione dei ratei delle tredicesima mensilitа. La previsione di una rotazione certa per ridurre e distribuire il più possibile l’impatto della cassa integrazione sul salario dei lavoratori e gestire nello stesso tempo processi di reinternalizzazione di attivitа e funzioni. L’inderogabilità dell’accordo del 2018. L’aggiornamento a martedì deve quindi consentire di acquisire elementi in grado di tenere insieme la prosecuzione della vertenza sul piano industriale e occupazionale, il sostegno e la tutela del reddito dei lavoratori dell’insieme del gruppo Acciaierie d’Italia” concludono dalla Fiom Cgil nazionale.
Non cambia invece la posizione della Uilm. “Se firmassimo l’accordo di cigs certificheremmo tremila esuberi strutturali, che si aggiungerebbero ai 1.600 in Ilva AS che non rientrerebbero a lavoro, e la fine della validità dell’accordo del 2018, che non prevedeva assolutamente utilizzo di ammortizzatori sociali. L’azienda non ha mantenuto gli impegni con la cigs richiesta lo scorso anno, a partire dall’obiettivo della produzione di 5,7 milioni di tonnellate, e non lo farà nemmeno con questa per i prossimi 12 mesi. Se invece l’azienda avesse mantenuto gli impegni sottoscritti con l’accordo del 2018, avesse fatto gli investimenti previsti, a partire dal rifacimento dell’Afo 5, e avesse approfittato della ripresa del mercato siderurgico degli ultimi anni, oggi il gruppo si troverebbe a pieno regime con la possibilità di riassorbire anche i 1600 lavoratori in Ilva A.S. e avrebbe salvaguardato i 5mila lavoratori dell’indotto”: questa la posizione di Guglielmo Gambardella, segretario nazionale Uilm, e Davide Sperti, segretario Uilm Taranto. “Senza un piano industriale, senza la certezza di investimenti, senza un piano di risalita produttiva saremmo complici di un disastro ambientale, occupazionale e industriale che vede anche il nuovo Governo in carica passivo ed inerme di fronte ad una gestione fallimentare. La cosa più grave è quella di una governance che vede al suo interno la partecipazione dello Stato attraverso Invitalia che, fra l’altro, ha finanziato recentemente l’azienda con 680 milioni di euro di denaro pubblico. Per la Uilm non può esserci nessuna moneta di scambio che giustifichi la nostra firma ad un accordo di cigs, neanche un rateo di tredicesima. Chi lo farà si assumerà una grave responsabilità e ne dovrà rispondere ai lavoratori. Ora per il Governo è arrivato il momento di agire ed assumere le decisioni su governance e piano di rilancio di Taranto, Genova, Novi Ligure, Marghera e tutti gli altri siti” concludono dalla Uilm.
Più conciliante la posizione del segretario nazionale della Fim Cisl Valerio D’Alò: “Registriamo, nonostante ancora non abbiamo trovato la sintesi per un accordo, un cambio di passo per raggiungere un’intesa che garantisca sui salari qualcosa in più ai lavoratori in cassa integrazione, e sulla gestione della stessa una condivisione con il sindacato delle modalità di rotazione e gestione di tutti i lavoratori. Abbiamo inoltre richiesto – ha detto D’Alò – di internalizzare tutte quelle attività che non esistevano più, garantire i ratei di
tredicesima. Al momento ci sono ancora distanze tra noi e l’azienda, è inutile negarlo, speriamo di colmarle nell’interesse di tutti i lavoratori: ci siamo riconvocati martedì. Una volta chiusa la partita sulla cassa però è necessario riaprire subito il confronto presso il MIMIT con il ministro Adolfo Urso, per i 1.600 dipendenti di Ilva in amministrazione straordinaria, società diversa da Acciaierie D’Italia, i quali da anni sono in cassa straordinaria. Quei lavoratori – sottolinea ancora D’Alò – non devono sparire assolutamente dal perimetro delle trattative e il Ministro nella ripresa del confronto, deve riaprire la trattativa con Acciaierie d’Italia, sul piano industriale, ambientalizzazione, ciclo produttivo, prodotti, rilancio, su cui ormai da troppi anni aspettiamo una risposta che ridia speranza concreta di rilancio del Gruppo”.
“Per noi è stata l’occasione occasione per ribadire ancora una volta che l’Usb è assolutamente ferma sulla necessità di avere prima di tutto risposte certe e definitive su piano industriale e futuro dei lavoratori di Ilva in Amministrazione Straordinaria. Su quest’ultimo punto non possiamo che avere un confronto con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy: per questo già ieri pomeriggio abbiamo dichiarato che attendiamo una convocazione dal ministro Urso. Questo è indispensabile per poi poter procedere su qualunque altro aspetto. Abbiamo certamente notato la recentissima inclinazione dell’azienda al confronto, ma su quanto detto siamo irremovibili. Disponibili a parlare sempre, ma assolutamente smentiamo la notizia di un’apertura alla firma e quindi alla sottoscrizione di un accordo che dia il via, in questo momento e in questo contesto e senza le garanzie più volte richiamate, ad un nuovo ciclo di cassa integrazione” ha commentato Franco Rizzo, del coordinamento nazionale dell’Usb.
La UGL Metalmeccanici ribadisce i concetti espressi nella giornata di ieri, “pur richiamando all’assunzione di responsabilità tutti i partecipanti alla discussione e alla condivisione dell’impegno in merito agli elementi emersi”. “Non bisogna dimenticare – ricorda il segretario Francescangeli – quanto accaduto lo scorso anno e che ci fa ritrovare oggi al punto di partenza per discutere le stesse problematiche; quelle che sono state le linee di principio che UGL Metalmeccanici ha espresso in modo netto nella giornata di ieri, pur nel rispetto delle posizioni altrui, le rimarchiamo perché consci che il percorso interrotto lo scorso anno con un mancato accordo non ha portato alcun beneficio per i lavoratori e che quindi, oggi, per la UGL Metalmeccanici il raggiungimento di un accordo può rappresentare un primo passo verso un’apertura, che monitoreremo in questi tre mesi, sino ad arrivare al mese di giugno, per meglio comprendere e valutare quanto discusso, ribadendo i punti saldi già enunciati a caratteri cubitali che sono il Piano Industriale e Ambientale dettagliati e corredati di crono-programmi che prevedano investimenti mirati al processo di trasformazione di una parte del tessuto industriale, nello specifico quello della siderurgia e dell’energia, non tralasciando un altro aspetto fondamentale della vertenza che sono i lavoratori di ILVA in Amministrazione Straordinaria e società controllate, in attesa di reintegro nel perimetro aziendale, come previsto nell’accordo del 2018. Come UGL Metalmeccanici ricordiamo che questo piano di richiesta di CIGS è esteso sino al a giugno 2024 e quindi questo accordo rappresenterebbe il punto di partenza per l’avvio della Cassa Integrazione in Deroga dal 19/06/2023″, conclude Francescangeli.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/03/23/ex-ilva-prosegue-trattativa-sulla-cassa/)
