In quante salse è stato suonato il Boléro di Maurice Ravel? La composizione ha quasi un secolo, tanto che l’“ostinato” che la caratterizza assume un significato quasi letterale dopo le celebri esecuzioni di Bernstein, Karajan, Gergiev e altri famosi direttori d’orchestra sui palchi di tutto il mondo. Lo spartito del compositore francese è, inoltre, stato fonte d’ispirazione per la musica colta del secondo Novecento, a partire dall’omonimo brano pubblicato dai King Crimson in “Lizard” del 1970.
E dopo quasi un secolo, servendosi delle medesime note, un’orchestra di giovanissimi è riuscita a incantare una platea composta non solo da genitori e pubblico pagante, ma da appassionati e curiosi che brulicavano nei dintorni del palcoscenico del Mon Reve Resort, in occasione del Magna Grecia Festival.
Cinque brani tratti dall’opera “Carmen” di Georges Bizet, fra i quali non poteva mancare il “Prélude” ed “España, rapsodia per orchestra” di Emmanuel Chabrier hanno preceduto il main event del concerto a bordo piscina, con la direzione del Maestro Giuseppe La Malfa. A fare gli onori di casa il Maestro Piero Romano, founder e art director dell’Orchestra Magna Grecia, che ci ha tenuto a sottolineare l’impegno corale sotteso allo sviluppo di questa giovane realtà locale, partendo dalle borse di studio dell’associazione culturale “Marco Motolese” e dagli investimenti della fondazione “Taranto25”.
Come ricordato dai due Direttori al termine del doppio bis, l’Orchestra Magna Grecia giovanile porterà il medesimo repertorio anche a Matera e a Carosino (TA), dopo un lavoro di una decina di giorni in cui La Malfa è visibilmente riuscito a instaurare un rapporto eccellente con gli strumentisti, offrendo al pubblico un risultato altrettanto positivo, considerando la “tenera età” dei futuri professionisti della musica.
Lo ha ricordato il Direttore testé menzionato, ma quanto segue sarebbe stato scritto a prescindere: «I più piccoli non sono “stupidi” né “impediti”: hanno soltanto bisogno di essere seguiti». Touché, in una terra che troppo spesso e a ogni livello istituzionale, si riempie la bocca delle parole “giovani” e “futuro” senza sapere minimamente di cosa si stia parlando nella realtà dei fatti. Questo significa, in concreto, riconoscere il dovere di seminare qualcosa per le generazioni che verranno.
Restando in città il Conservatorio “Paisiello” e l’indirizzo Musicale del Liceo “Archita” sono vere e proprie eccellenze operanti nell’interesse di una materia prima che, come si è visto la sera del 23 luglio al Magna Grecia Festival, non manca affatto. Quel che serve di più è la perseveranza non solo nel fornire ai futuri orchestrali la cultura e la competenza per poter suonare in una sinfonica o per comporre musica a livello professionale. Serve, soprattutto, fare in modo che anche dopo i mille giri del mondo cui un musicista è votato per la natura del mestiere, possa decidere di tornare in terra natia, magari suonando proprio da “resident” – volendo rubare un termine al mondo dei dj.
Il nodo al fazzoletto per questa “prima” dell’Orchestra Magna Grecia giovanile, deve essere quello di rendere futuribile e strutturale a Taranto una stagione sinfonica, operistica e di balletto, riportando la cultura classica al livello che merita, come accade già in tante altre città del Mezzogiorno. Il duro lavoro condotto in questi anni da associazioni e fondazioni che risultano instancabilmente attive su sinfonica, recital, opera e operetta, talvolta servendosi di contributi pubblici o provenienti dal tessuto economico-sociale del territorio, non risuonino come punto d’arrivo, bensì come punto di partenza per qualcosa di grande e giusto, con l’obiettivo di abbassare anche l’età media della platea – altrimenti fra venti o trent’anni quelle sedie potrebbero rimanere irrimediabilmente vuote.
Non si dimentichi neanche per un momento quanto Santa Cecilia sia “sentita” a Taranto, fra le bande cittadine e l’Orchestra Magna Grecia (senior), che non ha assolutamente nulla da invidiare a molte sinfoniche italiane ed europee, ma che sta ancora affrontando un percorso di ricerca identitaria verso la musica che sarà. La patrona dei musicisti sia onorata, quindi, in nome di coloro che adesso stanno studiando per regalare al mondo la buona musica che ha contribuito a costituire la modernità.


