Ex Ilva, scade il Piano Ambientale

 

Ok alla proroga per le prescrizioni in ritardo. Regime di prorogatio e attesa per rinnovo AIA e valutazioni finali
Posted on 21 Agosto 2023, 14:33
13 mins

Tra due giorni scadrà il Piano Ambientale del 2017 per l’ex Ilva. Dal 24 agosto il siderurgico potrà continuare la sua attività in regime di prorogatio, in attesa che si concluda il processo di rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale partito lo scorso febbraio, dopo l’istanza presentata da Acciaierie d’Italia.

Quella di dopodomani sarà a suo modo una data storica. Inseguita per anni, attesa, rinviata tante volte. Del resto, il Piano Ambientale in questione approvato il 29 settembre 2017, riprendeva il precedente del 2014, che a sua volta implementava l’Autorizzazione Integrata Ambientale dell’autunno 2012 rilasciata dall’allora ministro all’Ambiente Corrado Clini, che a sua volta aveva riesaminato la prima AIA concessa all’ex Ilva guidata dal gruppo Riva il 4 agosto 2011. Sono passati ben 12 anni nei quali però è indubbio che tantissimi lavori siano stati svolti, come sottolineato più volte da ISPRA e ARPA Puglia, favorendo in questo modo la riduzione dell’impatto ambientale sul territorio e quindi quello sanitario, oltre che a tutelare maggiormente i lavoratori da infortuni e incidenti mortali. Che purtroppo non sono comunque mancati, né gli uni né gli altri. Così come ancora oggi si registrano diverse disfunzioni in alcune aree del siderurgico, in particolar modo ad esempio nell’area cokeria, come testimoniano le criticità legate all’aumento del benzene nell’ultimo triennio, a dimostrazione che ancora tanto si dovrà fare, senza soluzione di continuità, per garantire la massima tutela possibile per lavoratori e cittadini, in attesa delle valutazioni finali da cui dipenderà il futuro del siderurgico.

Arpa Puglia, direzione generale

A cominciare dalle ultime rilevazioni dell’Osservatorio Ilva (che dopo la riunione del 29 scorso doveva tornare a riunirsi cosa però non più avvenuta), e con la relazione che lo stesso è tenuto a rendere al Parlamento sul raggiungimento di obiettivi ambientali. Nell’ambito della valutazione del rispetto degli obiettivi ambientali da parte di ISPRA, per Arpa Puglia sarebbe opportuna anche una valutazione complessiva degli effetti della conclusione di diversi interventi oltre il 23/08/2023. Tutti gli interventi disposti con DPCM sono tesi a preservare l’ambiente e quindi il piano ambientale e gli obiettivi ambientali dovrebbero coincidere. Sarà dunque necessaria, almeno per ARPA Puglia, una valutazione complessiva dell’effetto dei diversi rinvii, in alcuni casi anche di anni.  (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/10/ex-ilva-piano-ambientale-servira-verifica/)

Ricordiamo infatti che alcune prescrizioni non saranno ultimate entro il prossimo 23 agosto, ma che al termine di una Conferenza dei Servizi svoltasi recentemente, il ministero dell’Ambiente ha di fatto accettato la rimodulazione tempistica proposta da Acciaierie d’Italia (le prescrizioni riguardano la UA 9 (gestione acque meteoriche area caldo), e le UA8- UA26 (gestione acque meteoriche sporgenti marittimi), oltre alla proposta organica di miglioramento ambientale e del Programma Organico Rimozione Amianto (PORA), il tutto sotto la supervisione dell’ISPRA, firmando il decreto di proroga lo scorso 10 agosto. Nel corso della riunione della Conferenza di Servizi del 30 maggio 2023, il rappresentante dell’azienda ha chiarito che quasi tutti gli interventi previsti si concluderanno entro il termine del 23 agosto 2023 e che, per i restanti interventi sarà garantito il raggiungimento degli obiettivi ambientali.

Stiamo parlando innanzitutto dell’intervento denominato “PL-4 – Aspirazione e filtrazione fumi da ossitaglio zona 1,” e del “PG-1 (step 2) 8 centraline – Rifacimento bacini di contenimento centrali olio compressori e PG-2 (step 2) 8 centraline – Recupero fumi olio”.

il primo (PL-4) “riguarda il miglioramento delle condizioni di lavoro (PL-4) in quanto le attività avvengono all’interno di un capannone e, già nell’assetto attuale non producono emissioni nell’ambiente; pertanto si ritiene che, nelle more dell’intervento, l’impiego di idonei dispositivi di protezione individuale (DPI) da parte degli operatori interessati consentirà il rispetto dell’obiettivo ambientale previsto”; il secondo, PG-1 e PG-2, consiste nella ottimizzazione e potenziamento dei sistemi, già esistenti, di contenimento di eventuali perdite delle centraline olio dei compressori della fabbrica ossigeno e di aspirazione vapori di olio”, precisando cheal fine di garantire il raggiungimento dell’obiettivo ambientale previsto dalla prescrizione, “nelle more della conclusione degli interventi, saranno intensificate le ispezioni sui presidi di emergenza al fine di assicurarne la massima efficienza in caso di necessità”, ossia in caso per esempio di rotture o sversamenti, e quindi non in condizioni normali di esercizio.

La Conferenza, nella riunione del 30 maggio 2023, ha poi acquisito i pareri e le determinazioni delle Amministrazioni ed enti rappresentati, registrando ancora una volta la mancata partecipazione della Provincia di Taranto e del Comune di Taranto. Evidenza che come abbiamo sottolineato tante volte in questi anni dovrebbe far riflettere più di qualcuno. Oltre agli interventi su citati, la Conferenza si è infatti occupata di quelle prescrizioni che non saranno attuate entro il 23 agosto. Ovvero la n. UA8-UA26 (Gestione acque meteoriche sporgenti marittimi e relative pertinenze – sporgenti II, III e V), la n. UA9 (Gestione acque meteoriche aree a caldo aree: AM5, AM6, AM8, AM9, AM10, AM11), la prescrizione di cui all’art. 6, commi 1 e 2 (Proposta organica di miglioramento ambientale per lo stabilimento di Ilva S.p.A. in A.S.) e la prescrizione di cui all’art. 13, comma 2 (Programma Organico Rimozione Amianto).

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/02/22/ex-ilva-in-attuazione-piano-ambientale-1/)

L’obiettivo ambientale delle prescrizioni n. UA8-26 (Gestione acque meteoriche sporgenti marittimi e relative pertinenze) e n. UA9 (Gestione acque meteoriche nelle aree a caldo: AM5, AM6, AM8, AM9, AM10, AM11del Piano ambientale di cui al DPCM 29/09/2017 consiste nella raccolta e nell’idoneo trattamento delle acque meteoriche al fine di garantire la protezione del suolo e della falda dal contatto con le acque meteoriche e la salvaguardia del corpo idrico recettore da sversamenti di acque meteoriche non trattate.

Per la prima, la Conferenza tenuto conto delle valutazioni espresse dai Commissari straordinari di ILVA S.p.A. in A.S., dai rappresentanti di ISPRA e della Commissione AIA;” ha determinato che l’istanza possa essere accolta nel rispetto delle misure gestionali che integrano il sistema di gestione ambientale (SGA) e delle modalità riportate dal Gestore, nonostante la mancata partecipazione della Regione Puglia, del Comune di Taranto e del Comune di Statte che avevano espresso la loro contrarietà al differimento quando invece il senso della Conferenza era tutt’altro, ovvero l’adeguatezza delle misure alternative proposte dal Gestore per garantire il raggiungimento degli obiettivi ambientali previsti dalla citata prescrizione (la protezione del corpo idrico recettore da sversamenti delle acque meteoriche non trattate).

Per la seconda, dove si è ripetuta l’assenza e la contrarietà degli enti locali di cui sopra con la Regione che ha rimandato “all’Autorità competente le valutazioni in merito al corretto iter autorizzativo da seguire” per il trattamento chimico-fisico (Attività D9) di rifiuti liquidi costituiti da acque meteoriche prodotte in maniera discontinua dalle aree interessate, il Gestore dovrà innanzitutto prestare garanzia finanziaria entro il 31 dicembre 2023. Inoltre, è stato considerato che la misura alternativa proposta per la gestione delle acque meteoriche oggetto della prescrizione n. UA9 consente di raggiungere un ulteriore obiettivo ambientale consistente nel riutilizzo di c.a. 30 m3/h delle acque meteoriche per esigenze di processo per le quali attualmente vengono utilizzate acque pregiate del Sinni, oltre che per reintegrare l’impianto di trattamento acque TNA2 (considerate le rilevanti quantità di acqua che evaporano nel processo di laminazione), sostituendo così una quota parte della quantità di acqua pregiata attualmente prelevata dal fiume Sinni per lo stesso impianto TNA2. Anche in questo caso, la Conferenza ha accolto l’istanza di proroga dell’azienda nel rispetto delle misure alternative e gestionali ad integrazione del sistema di gestione ambientale (SGA) proposte dal Gestore. (leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/08/14/dallex-ilva-la-nube-sui-tamburi/)

Per quanto riguarda invece la a prescrizione di cui all’art. 13, comma 2 (Programma Organico Rimozione Amianto) del Piano ambientale di cui al DPCM 29/09/2017, “l’istanza è stata sì accolta, fermo restando il rispetto di quanto previsto dalla normativa in materia di amianto, con l’impegno del Gestore sia ad eseguire specifici monitoraggi sia ad implementare nel proprio Sistema di Gestione Ambientale specifiche procedure affinché tali interventi siano eseguiti nel rispetto dei cronoprogrammi, monitorati e contabilizzati anche oltre la data di scadenza del DPCM 2017”. Secondo quanto sottolineato da ISPRA negli esiti trasmessi con la nota del 28 giugno 2023, risulta in particolare che “le zone censite con presenza di amianto non rappresentano, allo stato attuale, una fonte di rischio”. Infine, è stata accolta anche l’istanza relativa alla prescrizione di cui all’art. 6, commi 1 e 2 (Proposta organica di miglioramento ambientale per lo stabilimento di Ilva S.p.A. in A.S.) del Piano ambientale.

Il tutto, lo ricordiamo ancora una volta, in attesa di poter finalmente conoscere il documento sulla valutazione sanitaria relativa all’esercizio attualmente autorizzato dello stabilimento (scenario emissivo post-operam), che il ministero della Salute aveva promesso di inviare in tempi brevi lo scorso dicembre, ma di cui ancora oggi non c’è traccia. Dunque, restiamo in attesa, fiduciosi, che qualcuno dal ministero della Salute finalmente faccia un ‘cenno‘ e si esprima su un argomento così delicato e decisivo per il futuro del siderurgico e dei lavoratori e dei cittadini di Taranto. In attesa di comprendere se ci saranno o meno cambiamenti nell’asset gestionale di Acciaierie d’Italia prima di maggio 2024, cosa di cui dubitiamo fortemente, e di conoscere l’eventuale piano industriale (al netto della difficilissima situazione economica dell’azienda di cui torneremo ad occuparci a breve) e quando sarà concesso lil rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Con solo sfondo la possibilità dell’avvio del secondo grado di giudizio del processo ‘Ambiente Svenduto’ tra autunno e inverno.

 

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2023/05/08/ex-ilva-il-ministero-della-salute-latita/)

 

Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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