Si sa che a Natale siamo tutti più buoni, ma a volte non basta. Il momento caratterizzato dallo scambio dei doni dovrebbe durare 365 giorni e coinvolgere tutti. La città di Taranto sta vivendo un momento molto particolare, in quanto aumentano le persone bisognose di un pasto caldo da mangiare ed un letto su cui dormire.
Intervistando Luigi Riso, presidente del Banco Alimentare situato a San Giorgio e Don Nino Bosci, direttore della Caritas Diocesana di Taranto sono emerse le attuali difficoltà logistiche ed organizzative delle donazioni che si stanno inevitabilmente ripercuotendo sulle comunità dei poveri.
In particolare Riso ci ha illustrato i cambiamenti, relativi agli ultimi anni, sulla quantità dei pacchi ricevuti, fornendoci un quadro generale della situazione su Taranto.
Attualmente su chi fate affidamento per assicurare la presenza dei pacchi da donare?
“In questo ultimo periodo riceviamo gli alimenti principalmente dalla Comunità Economica Europea, questo perché sul nostro territorio ci sono poche industrie ed enti ancora convenzionati. A causa dell’aumento dei prezzi, tutti hanno ridotto la quantità di donazioni, considerate che prima consegnavano 10 pedane di olio, mentre adesso ne riceviamo 4 e così per tutti gli altri prodotti. Questa riduzione la sentiamo specialmente al sud perché nel nord d’Italia il processo è differente, è tutto diviso equamente tra CEE ed enti convenzionati. Il Banco Alimentare, copre a Taranto e provincia 13.000 bisognosi e risponde per il 90% alle Caritas parrocchiali e Diocesane”.
È cambiato il contributo dei cittadini?
“No, le donazioni ci sono soprattutto grazie alle le iniziative che vengono lanciate sul territorio come la colletta fatta nell’ultimo periodo accolta positivamente da tutta la Puglia, con la quale siamo riusciti a raccogliere diversi alimenti tra cui pasta, riso, passata di pomodoro, tonno, latte, omogenizzati biscotti per l’infanzia, attraverso le iniziative che vengono lanciate sul territorio come la colletta fatta nell’ultimo periodo accolta positivamente da tutta la Puglia. Naturalmente se dovessimo avere a disposizione solo gli alimenti che riceviamo dalla comunità di Taranto e provincia, non mangerebbe nessuno. Diciamoci la verità con questi pacchi copriamo massimo due mesi”.
È possibile che alcune persone non vogliano donare perché temono che il pacco non arrivi a destinazione?
“In passato si, ma oggi la tracciabilità è fondamentale, soprattutto con i registri elettronici, abbiamo una responsabilità verso chi dona per la trasparenza delle consegne, ma anche per chi li riceve. Ad esempio questa estate abbiamo collaborato con Costa Crociere, ogni sabato cucinavano per noi 20 pasti completi. Durante una delle consegne non ci hanno informato del virus gastrointestinale che aveva colpito parte dei passeggeri, ignari di tutto ciò abbiamo iniziato a distribuire gli alimenti, come da prassi. Una volta venuti a conoscenza della situazione siamo stati costretti stoppare il processo e ritirare tutti i pacchi già consegnati. Sono meccanismi interni che fanno la differenza sulla qualità del servizio che offriamo”.
In questo momento, sono in atto delle strategie per risollevare la situazione?
“C’è ancora del lavoro da fare, abbiamo già diverse iniziative di sensibilizzazione che attuiamo insieme ai supermercati ed altre che coinvolgono i ragazzi per cercare di responsabilizzarli al rispetto dell’altro, ad evitare lo spreco di cibo ed abituarli a donare, quando si può. Così facendo non debelliamo di certo la fame, ma cerchiamo nel nostro piccolo di alleviare quel vuoto.
Questa analisi è stata confermata dalle dichiarazioni di Don Nino Bosci, direttore della Caritas Diocesana di Taranto, che ci ha fornito maggiori dettagli sulle problematiche che vivono quotidianamente.
“Non c’è un aiuto da parte dello Stato, delle associazioni, delle aziende a condividere i problemi sociali, non c’è l’attenzione verso i più poveri. Non è la busta di latte donata nel periodo natalizio che risolve il problema, ma è l’atteggiamento costante che bisogna adottare che fa la differenza. Questo, purtroppo, sta venendo a mancare”, afferma Don Nino”.
Come mai questo disinteresse?
“Le aziende hanno dimenticato che hanno anche un dovere da rendere alla città, perché se vivono e guadagnano sul territorio di Taranto devono anche preoccuparsi ed aiutare le persone che ci vivono qualora ce ne fosse la necessità. Ad oggi c’è molto disinteresse, si contano sulle dita delle mani le aziende, che continuano a dare un piccolo contributo, per non parlare della totale assenza delle cooperative delle associazioni. Il compito della Caritas Diocesana come del centro d’accoglienza notturno e tutte le altre strutture dedicate alla cura dei bisognosi, è quello di sollevare l’attenzione degli enti e sollecitare l’impegno dei singoli individui”.
Qual è l’attuale situazione sul territorio di Taranto?
“È molto critica ogni parrocchia ormai ha 100/200 famiglie da assistere, loro hanno bisogno quotidianamente, non solo nei periodi festivi, delle donazioni per potersi nutrire ed andare avanti. In questi giorni abbiamo dato dei buoni acquisto per far compare un po’ di viveri, in quanto mancavano gli alimenti da distribuire, nella speranza possano passare un sereno Natale”.
C’è qualcosa che vorrebbe dire ai cittadini di Taranto?
“Voglio riprendere le parole di Papa Francesco ‘non distogliere lo sguardo dai poveri’. Non possiamo vivere nella nostra agiatezza, ricchezza sicuri che nulla ci turberà, perché questo è un problema che colpisce una parte della comunità della quale noi facciamo parte. Noi siamo questa comunità”.
Fra
Non distogliamo lo sguardo dall’otto per mille alla chiesa cattolica …e gli stipendi d’oro di cardinali , vescovi e papi.. coloro che dovrebbero vivere di carità !!! E allo IOR una banca al servizio di chi ??
Borsci gaetano
Grazieall’otto per mille destinato alla chiesa cattolica che abbiamo progetti non solo di assistenza ma anche di formazione al lavoro. Cofinanziati con contributi consistenti per avviare al lavoro e molti lo hanno trovato, alcuni fuori regione.
Corsi per saldatori spesa sostenuta dalla Caritas.
Corsi per panettiere, cucina, pasticceria, agricoltura.
Inoltre sempre col contributo CEI abbiamo potuto sostenere famiglie in difficoltà per i traslochi, per impedire gli sfratti, per sostenere le spese viaggio per coloro che per malattia sono costrett ad andare agli ospedali e strutture del nord. Con le nuove norme di chiusura ai parenti si è costretti a trovare qualche ricovero esterno e la Caritas interviene economicamente. Non guardare i cardinali perché. Se lo fanno devono rendere conto a Dio ma guarda quanti enti statali, quanto spreco, quanta corruzione nelle commissioni statali. Ciao quando puoi passa dalla Caritas e ringrazia il Signore per la situazione di agiatezza in cui vivi. Grazie