Dietro le quinte di “Giornalista per un giorno”

 

Anche l'edizione 2023 è stata caratterizzata da un continuo scambio di energie e da molti aneddoti spiritosi
Posted on 29 Gennaio 2024, 11:01
9 mins

L’incontro con i ragazzi, all’interno di alcune scuole secondarie di primo grado di Taranto, per il progetto “Giornalista per un giorno” è stato uno scambio continuo di energie ed un continuo flusso d’ispirazione.

Al di là del Ponte girevole, sull’Isola, è come se il tempo si misurasse diversamente. In quella piccola comunità in cui ognuno segue diligentemente delle regole, perfino i ragazzini si attengono a un proprio codice. Non è facile da cifrare, quasi lo custodissero gelosamente. Come se fosse un segreto. Tuttavia, se trascorri qualche ora assieme, quelle regole preservano il gruppo, a cui non è permesso avvicinarsi. Sono loro, tutt’al più, a sceglierti. E non ti scelgono per caso.

Per i ragazzini della Città vecchia conta molto la fiducia. La frase che si sente udire più spesso, tra i banchi è “a ce ste pigghié pè culé?” con un costante bisogno del contatto fisico. Non ammettano che li si prenda in giro. Al massimo, sono loro che senza peli sulla lingua apostrofano gli insegnanti, o i compagni, con qualche simpatico appellativo. E nonostante la vitalità e la spensieratezza, tipica dell’adolescenza, ai ragazzi della Città vecchia piace anche giocare a fare gli adulti. Imitano i grandi, perché sembrerebbe quasi più facile vestire i panni di qualcuno che già conoscono, che non di un estraneo. Come quando uno di loro mostra entusiasta un video, durante la ricreazione. Sta per addentare un filoncino traboccante di mortadella: “Guarda prof, guarda come guido la moto di papà!” e lo fa in una piazza, senza casco. Racconta, con un pizzico di orgoglio e senza remore, che sia stato proprio suo padre a riprenderlo.

Da molte classi dell’I.C. Galileo Galilei in città vecchia ce sta “O mar for”. È cristallino. Sconfinato, percorribile solo con l’immaginazione. Alla maggior parte dei ragazzini dell’Isola non interessa leggere o studiare argomenti scolastici. C’è qualcosa, nel loro modo di fare e di rapportarsi che trasuda esperienza. Come se tutti i libri accumulati, negli anni, non bastassero a formare realmente quei giovani adulti, perché è la strada la vera maestra. E a differenza delle altre scuole, della città, qui le ragazze riescono anche a farsi rispettare senza troppi giri di parole.

Non c’è un particolare interesse, non c’è curiosità che li spinga ad andare oltre quel recinto. Infatti, come raccontano i docenti, alcuni ragazzi non hanno neanche superato il Ponte girevole come abbiamo raccontato qualche edizione fa di “Giornalista per un giorno”.

Scuola che vai, usanza che trovi!

È il caso di affermarlo dopo aver assistito alle diverse abitudini scolastiche dall’I.C. Colombo sino all’I.C. Pirandello. Nella prima non esistono più aule assegnate ad ogni sezione ma ad ogni materia, ciò significa che al cambio di materia gli studenti e le studentesse si ritrovano a cambiare aula. E così, al suono delle campanelle, intere file di ragazzini e ragazzine, vanno diligentemente, giù e su per le scale con cartelline e strumenti annessi per raggiungere le nuove aule. “Con questa nuova formula, lo hanno evidenziato anche i collaboratori scolastici, le classi sono risultate più pulite e i ragazzi  più responsabilizzati. Anche perché sanno che se dimenticano qualcosa, potrebbero non ritrovarla nella classe dove l’hanno lasciata visto che saranno passati altre e tanti studenti”, afferma una docente.

Diversa l’organizzazione della scuola Pirandello dove ancora ogni sezione ha la propria aula. Qui a far sorridere ci pensano i ragazzini con le loro battute in vernacolo e sfilatini di mortadella per merenda. Ad attirare subito la nostra attenzione è stato proprio il momento della merenda e le diverse abitudini alimentari che seguono oggi i ragazzi. Ci sono, nella maggior parte dei casi, due pause durante la giornata, in quanto le lezioni proseguono anche nel primo pomeriggio e a detta degli insegnanti “hanno bisogno di fare gli intervalli per ricaricarsi e perché altrimenti diventano ingestibili”.

Non tanto la quantità, ma la qualità delle merende ci ha colti impreparati. Ci aspettavamo tutto. Panini, focacce, focaccine, patatine che non sono di certo mancate, ma mai avremmo immaginato di trovarci di fronte a dei ragazzi che mangiavano la frutta, in particolare i mandarini e le mele, lo yogurt ed i succhi, addirittura qualcuno di loro saltava la merenda perché doveva rispettare la dieta. Questo cambiamento è stato inaspettato, ma allo stesso tempo molto positivo e sano.

L’aria che tira in classe

C’è molta più libertà di espressione, questo si evince dal modo in cui studenti e studentesse giocano con il gusto personale. A partire dai vestiti, il trucco e le acconciature. Molte ragazzine sembravano pronte a partecipare ad una sfilata di alta moda anziché a sostenere un’interrogazione. E poi le acconciature. Tra le più bizzarre abbiamo visto un blu elettrico, un verde muschio, per poi passare ai ciuffetti rosa fino ad arrivare alla classica tinta biondo platino.

Oggi è tutta un’altra musica!

Si, perché sono finalmente cambiati anche gli strumenti che i ragazzi studiano. In alcune scuole, abbiamo notato la presenza delle chitarre classiche e delle percussioni -tamburi e tamburelli- affiancati agli strumenti intramontabili quali il flauto e la delicatissima diamonica a fiato.

Il futuro a 13 anni

Le idee chiare non mancano ai giovani, soprattutto quando si parla di futuro lavoro. Non sono mancati gli evergreen in particolare i mestieri dell’insegnante, del medico, del calciatore e dell’informatico. Poi ci sono stati i lavori con motivazioni strambe come l’astronauta per il piacere di indossare la tuta, il dentista per aver avuto un problema “figo” ai denti, ma anche lavori importanti e sentiti il Magistrato “per combattere le ingiustizie”. In quasi tutte le classi ci sono futuri criminologi e psicologi.

In ogni caso è emerso lo spirito critico e la curiosità di chi guarda il mondo con gli occhi privi di cataratta. Ed è stato piacevole constatare che l’influencer non viene visto come un mestiere ma solo come un modo per fare soldi facili…

Taranto è lui

Il gruppo facebook (presente anche su Instagram) che tiene aggiornati i follower con tutto ciò che accade per le strade di Taranto ha proseliti in ogni classe.Come ti informi di ciò che accade nella tua città? “Taranto è lui” è stata la risposta più immediata e gettonata. Un segnale dei tempi, un monito per chi vuole fare informazione. Il giornalismo di prossimità è senza dubbio quello più seguito ma se a sostituirsi ai giornalisti veri c’è un blog, allora qualche domanda ce la dobbiamo fare e capire dove stiamo sbagliando.

Ciao “Giornalista per un giorno”. Ci ritroviamo al prossimo anno scolastico…

 

*hanno collaborato Maria D’Urso – Giulia Lupoli e Federica Pompamea

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Un Commento a: Dietro le quinte di “Giornalista per un giorno”

  1. VECCHIONE GIULIO

    Gennaio 29th, 2024

    Siete proprio bravi, anzi bravissimi.
    Avete coinvolto nelle Vs iniziative anche i ragazzi più riottosi.
    Mi complimento con tutti Voi del Corriere di Taranto.
    Saluti
    Giulio Vecchione

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