La Coldiretti punta Bruxelles

 

“Tutte le decisioni prese a livello Europeo vanno in contrasto con le necessità del mondo agricolo"
Posted on 05 Febbraio 2024, 07:10
6 mins

La crisi del settore primario non è di certo un evento inaspettato. Al contrario l’agricoltura è sempre stata in una situazione precaria che nell’ultimo anno ha superato il limite, spingendo i produttori ed i contadini a manifestare per risollevare le sorti della propria attività. “Tutte le decisioni prese a livello Europeo vanno in contrasto con le necessità del mondo agricolo. Inoltre non sono favorevoli per la zona del Mediterraneo e per la Puglia”. Ha sottolineato Alfonso Cavallo, Presidente della Coldiretti di Puglia e di Taranto, il quale ha spiegato nel dettaglio le problematiche che hanno peggiorato la situazione e le azioni che verranno messe in atto per combattere la crisi.

“Abbiamo sempre manifestato problemi e disagi che hanno colpito il settore primario, nello specifico l’agricoltura. Il 2023 è stato un anno complesso sotto il profilo climatico, con diversi eventi disastrosi. Abbiamo avuto una primavera impazzita con delle piogge persistenti che hanno causato malattie come la peronospora, anomalie mai viste prima. Circa il 30% del prodotto è andato perso, il che significa che alcune aziende hanno avuto gran parte della produzione, se non tutta, distrutta. I lunghi periodi di siccità, con altissime temperature,  alternati a improvvise piogge persistenti, non hanno favorito la giusta atmosfera per la produzione di olive e soprattutto nelle nostre province tra cui Palagiano Castellaneta Massafra si sono manifestati dei problemi nella produzione degli agrumi. L’ agrumicoltura, che ha da sempre rappresentato una fetta importante nei territori di Taranto ha riscontrato difficoltà nelle pezzature, considerate non idonee per le aziende”.

 

Quali iniziative avente in mente? 

“Nei prossimi giorni andremo a protestare a Bruxelles, sede della Confederazione Italiana Agricoltori, per discutere della PAC – Politica Agricola Comunitaria . uno strumento finanziario importante per il settore. Chiederemo delle riforme perché se continuiamo in questo modo, finiremo per non avere più le risorse per il mondo agricolo. Siamo stati caricati di una burocrazia assurda, difficile da sostenere economicamente ed accettare. Infine ci sono delle regole sulle importazioni che vanno messe”.

Nello specifico quali fattori pesano maggiormente sulle importazioni a livello territoriale?

“Noi qui in Italia importiamo di tutto e di più, motivo per il quale alcune nostre piante hanno contatto la Xylella, un batterio proveniente dal Sud America che ha attaccato gli alberi secolari di ulivo soprattutto nella zona del Salento. Per non parlare dei prodotti che arrivano dall’altra parte del mondo; un esempio l’arrivo continuo di navi di grano al porto di Bari, non certificato e poco controllato. Questo non ci permette di capire la qualità del prodotto come nel caso del grano canadese che, non avendo il calore del nostro sole che brucia la pianta, viene fatto essiccare con uno specifico diserbante. Noi come produttori italiani siamo soggetti ad una serie di regole molto stringenti da rispettare, cosa che non accade per gli altri e inoltre i consumatori italiani invece di comprare il nostro prodotto acquistano quello importato”.

Quali elementi influiscono sulle difficoltà economiche che riguardano il settore agricolo?

“Esattamente. Questo ultimo anno, poi, a causa della crisi climatica, ha ulteriormente gravato sulla delicata situazione che i produttori stavano già vivendo. È stato necessario curare le proprie terre e prevenire la morte delle piante con prodotti come i fitosanitari, gli azotati, ed i concimi che sono automaticamente diventati più cari. Nonostante in Italia si siano mantenute costanti le agevolazioni e gli incentivi sul gasolio agricolo, che rappresenta il 40% del costo di particolari produzioni come le nostre, non sono bastate per alleggerire le spese che hanno dovuto fronteggiare i contadini”.

Quali sono i bisogni del settore agrario a livello regionale e locale?

“Per la Puglia stiamo cercando di mettere in campo delle misure che puntano a proteggere le terre e delle risorse economiche che possano aiutare gli agricoltori a curarle e coprire tutte le spese, sollecitando per le riforme sulle assicurazioni per combattere le calamità naturali e le malattie che negli anni si sono intensificate. Abbiamo sempre avuto le gelate, oppure malattie come la peronospora, ma non con questa frequenza. Hanno bruciato gran parte dei raccolti. È un’industria a cielo aperto e va tutelata maggiormente. Inoltre cerchiamo di intervenire sul catasto vinicolo che in qualche maniera possa regolarizzare il settore. Non solo la perdita del prodotto di questo anno, ma anche il calo delle vendite e l’aumento dei prezzi sulle materie prime hanno creato uno stallo delle vecchie giacenze, soprattutto a livello territoriale. Siamo arrivati al 50% in più di prodotto che non riusciamo a smaltire”.

La presenza a Bruxelles potrebbe realmente smuovere la situazione critica a favore dei produttori?

“Sicuramente non abbiamo certezze, ma è da lì che partono tutte le decisioni. In passato siamo riusciti a raccogliere le firme per questioni importanti come l’abolizione della carne sintetica, i prodotti fatti in laboratorio di cui non conosciamo gli effetti futuri. Specialmente in Italia e nella nostra regione, l’uso di questo alimento mette in difficoltà l’agricoltura e l’allevamento. Per questo chiederemo più ricerca, studio e certificazioni sui prodotti che poi arrivano sulle nostre tavole. Siamo fiduciosi”.

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Un Commento a: La Coldiretti punta Bruxelles

  1. Elio

    Febbraio 5th, 2024

    Certo che dire che l’abolizione della “carne sintetica” sia da annoverare come un successo, la dice lunga sulla confusione che ha Coldiretti sul futuro dell’agricoltura globale ed italiana.
    In un mondo che cambia e che soffoca per sovrapopolazione, non capire che bisogna investire per la riduzione degli allevamenti intensivi (che hanno davvero poco di “naturale” come intendono farci credere) ed invece bisognerebbe puntare ad alternative al modello di iper-allevamento attuale, e’ una scelta miope e passatista di cu pagheremo amare conseguenze. L’Italia perdera’ il primato nell’industria agroalimentare se si chiude alla ricerca di modelli di produzione agricola innovanti

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