Sono ore di attesa per gli imprenditori dell’indotto ex Ilva che in presidio dinanzi la Prefettura di Taranto attendono notizie dal confronto in corso tra il socio pubblico Invitalia e quello privato ArcelorMittal che potrebbe essere decisivo per la vertenza che tiene appeso ad un filo il futuro delle imprese. Più di 80 quelle riferibili ad Aigi che vantano da AdI crediti per circa 140 milioni di euro. “Un grazie va intanto ai commercianti e a tutte le varie componenti della città che in queste ore così drammatiche per il futuro dell’indotto stanno dimostrando convinto sostegno alla causa ben comprendendo l’importanza che queste aziende hanno per l’assetto economico del territorio rappresentandone le fondamenta – afferma il presidente dell’associazione Fabio Greco -. Un grazie convinto perché dimostrando il loro sostegno hanno ben compreso la strategicità e la specificità dell’indotto ex Ilva che è rappresentato da aziende che lavorano su turni giornalieri 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 su ordini che riguardano la manutenzione ordinaria e straordinaria, fornendo e trasportando beni dello stabilimento e grazie ai quali la fabbrica produce e lo fa in sicurezza”. “Un indotto di valenza strategica che nel 2015 ha dovuto subire la prima amministrazione straordinaria dell’allora Ilva con una perdita netta di 150 milioni di euro che
comprende tutte le aziende che sino ad oggi sono sempre state disponibili a garantire il minuto mantenimento e la messa in sicurezza degli impianti marcianti. Lo si specifica per sostenere il significato intrinseco di cosa è un indotto. Soprattutto quello strategico ionico – conclude Greco -. Nel mentre auspichiamo un accordo tra i due soci che allontani lo spettro del commissariamento e metta al sicuro i nostri crediti salvaguardando le nostre imprese e i nostri lavoratori che non sono differenti dai dipendenti diretti dello stabilimento. facciamo nostro lo spirito cristiano racchiuso nella giornata odierna che è anche di riconciliazione sociale ed economica”.
Anche le associazioni dell’autotrasporto richiamano nuovamente l’attenzione sulla crisi dell’ex Ilva. In una nota, nella quale il comparto sottolinea nuovamente i gravi problemi registrati confermando “di versare in gravi difficoltà a seguito dei mancati pagamenti che si stanno accumulando da mesi. Il grido d’allarme lanciato già dall’ottobre scorso è rimasto inascoltato”. “La questione riveste evidentemente carattere nazionale e coinvolge una molteplicità di aree del paese (Marghera, Taranto, Novi Ligure, Genova, Padova, Racconigi, Paderno…) con imprese che da Nord a Sud Italia hanno lavorato per Acciaierie d’Italia SpA assicurando il mantenimento del ciclo produttivo e accumulando milioni di euro di crediti. Dallo stabilimento di Taranto, in particolare, giungono notizie contrastanti e non confermate circa pagamenti effettuati in favore di pochissime imprese, in spregio a qualsivoglia principio di equità e proporzionalità”, scrivono le associazioni. Le associazioni si appellano al senso di responsabilità di tutti i soggetti coinvolti, da AdI ai vari Dicasteri, allo scopo di evitare “che quanto già accaduto in precedenza con l’ex Ilva si ripeta con lo stesso, identico, copione che ha visto centinaia di aziende di trasporto costrette a chiudere i battenti o ad attivare intricati contenziosi per sperare di ricevere il giusto compenso per il lavoro prestato. Auspichiamo un intervento economico importante al fine di dare respiro alle imprese del comparto: un intervento straordinario a fronte di una straordinaria situazione di crisi. Una crisi la cui genesi non può certamente attribuirsi a chi ha sempre svolto il proprio compito con puntualità e serietà. Le associazioni, infine, ribadiscono la necessità di un tavolo permanente di confronto con le organizzazioni maggiormente rappresentative per la gestione, anche futura, delle relazioni industriali tra azienda e fornitori dei servizi di trasporto, “all’insegna della trasparenza e della correttezza che da troppo tempo sono venute a mancare”.
Intanto si è sciolto il presidio degli autotrasportatori di Casartigiani Taranto. La maggior parte delle imprese che vi hanno aderito, operano in sub-vezione (ovvero in sub appalto) e hanno sempre garantito un puntuale servizio, senza essere saldate fino a dicembre 2023. L’assemblea, che è iniziata lo scorso 2 gennaio alla portineria C dell’area TIR del siderurgico ex Ilva, è stata sciolta in seguito alle dichiarazioni depositate presso il Tribunale di Milano sulla situazione dello stabilimento, rilasciate lo scorso venerdì. Nel corso dell’udienza, infatti, incentrata sulla composizione negoziata, l’ad di Acciaierie d’Italia ha dichiarato che “la fabbrica è al collasso e che entro la metà di febbraio potrebbero essere fermati tutti gli impianti a dimostrazione che un eventuale spegnimento degli impianti non è imputabile alle imprese di autotrasporto. Casartigiani esprime la sua massima solidarietà alle imprese dell’indotto ancora in protesta. E a tal proposito, il sindacato degli artigiani specifica che lo stato di agitazione permane, data l’importanza della tematica e le ricadute negative che la città potrebbe avere se non si arrivasse a una soluzione”. Queste infine le parole del coordinatore regionale di Casartigiani Puglia Stefano Castronuovo: “Questa vertenza, supportata da tutte le sigle maggiormente rappresentative del mondo del trasporto, è diventata una questione nazionale. Problema che, peraltro, è stato anche ampiamente sottoposto al Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini. Ricordiamo che in questi quarantasei giorni di protesta le aziende hanno sacrificato il loro tempo, così come gli affetti personali, per il solo unico e sacrosanto diritto di essere pagate. Situazione, peraltro, dipesa gran parte dall’ostinazione dei due soci che fino a oggi non hanno fatto altro che litigare e creare confusione – prosegue Castronuovo -. Riteniamo, inoltre, che i Ddl emanati dal Governo non corrispondano alle esigenze dell’autotrasporto, che resta la categoria più debole dell’indotto, date le caratteristiche del servizio che prevede l’anticipazione dei costi pari all’ 80% tra i costi di manutenzione e carburante”. Il coordinatore regionale, inoltre, afferma di non aver sentito alcuna risposta, dall’ad Morselli, alla domanda diretta della subvezione dei trasporti. Quest’ultima è stata posta dal senatore e vicepresidente Giorgio Bergesio della Lega, durante l’audizione di ieri, in Senato, alla 9° Commissione sul D-l n. 4/2024 – decreto ex Ilva. “Ormai, da diversi anni, Casartigiani denuncia la problematica, giunta ormai al limite, perché anzitempo non è stata affrontata a dovere. Dunque, assieme alle altre sigle datoriali fa appello al senso di responsabilità con la speranza che si trovi, al più presto, un accordo che garantisca il futuro di queste aziende, già ulteriormente danneggiate da questa lotta” conclude Castronuovo.
(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/02/13/ex-ilva-la-versione-della-morselli/)
