Presentato il “quadro sonoro” di Cristicchi

 

L'Orchestra della Magna Grecia esegue “Kybalion”, poi la dedica ad Antonio Cosimo Stano
Posted on 23 Aprile 2024, 16:38
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Martedì 23 aprile alle 12.30, nel Museo archeologico nazionale di Taranto si è tenuta la presentazione di “Kybalion”, il titolo del “quadro sonoro” composto dal Maestro Simone Cristicchi. Si tratta della terza installazione all’interno del MArTA, dopo quelle realizzate dal Maestro e Premio Oscar, Dario Marianelli, e dal cantautore Achille Lauro. Altri “quadri sonori” installati in città sono stati composti e diretti dal Maestro Remo Anzovino (Concattedrale Gran Madre di Dio), dal Maestro John Rutter (Cattedrale di San Cataldo) e dal Maestro Giovanni Sòllima (Castello aragonese).

«Ho composto l’opera Kybalion dedicata alla Collezione Ricciardi – spiega Simone Cristicchi – lasciandomi ispirare dall’atmosfera dei suoi affascinanti dipinti; l’iconografia sacra presente sulle tele mi ha dettato una musica di atmosfere rarefatte, melodie malinconiche e imponenza orchestrale: la musica e il sacro, come unite da identica intenzione, hanno la capacità di elevare l’animo umano, agendo direttamente con le nostre cellule cerebrali, al fine di “trasumanar”, di andare oltre l’umano, di sperimentare la Grazia e l’Oltre, laddove il Tutto si dipana nello spazio e nel tempo, informando di sé il nostro esistere eterno».

«I tre movimenti musicali di cui di “Kybalion” si compone – conclude Cristicchi – rappresentano i tre gradi della grande Opera Alchemica di purificazione, attraverso la quale gli antichi alchimisti raggiungevano l’elevazione spirituale trasformando la materia informe in oro, metafora del processo di chiarificazione della mente disordinata. L’arte figurativa e la musica, in uno sposalizio che trascende le forme, divengono così metafora di ricerca esistenziale, in grado di traghettare l’essere, laddove le parole non possono arrivare».

Simone Cristicchi, dopo anni di successi teatrali, con centinaia di migliaia di spettatori e “sold out” ripetuti, ha incantato il pubblico del Festival di Sanremo 2019 con la straordinaria poesia in musica “Abbi cura di me” aggiudicandosi il “Premio Sergio Endrigo” alla miglior interpretazione e il “Premio Giancarlo Bigazzi” per la miglior composizione musicale. Dopo l’esperienza sanremese, il ritorno sui palchi musicali di tutta Italia con un concerto speciale, concomitante alla pubblicazione dell’album “Abbi cura di me”, prima raccolta dei suoi più noti e amati brani, fra questi, oltre alla stessa “Abbi cura di me”, troviamo “Ti regalerò una rosa”, “Studentessa universitaria”, “La prima volta (che sono morto)”, “Meno male”, “Vorrei cantare come Biagio”, “L’Italia di Piero”, “Che bella gente”. Cristicchi è un artista profondo e imprevedibile: musicista, attore e autore teatrale, scrittore, oltre che direttore del Teatro Stabile d’Abruzzo. Tutte le sue sfaccettature prendono forma in una alchimia di parole, immagini, canzoni e racconti.

Nei concerti con l’Orchestra della Magna Grecia, un pensiero rivolto ad Antonio Cosimo Stano. «“Ti regalerò una rosa” è l’esempio, il mio manifesto: raccontare una storia e mettere al centro chi non ha voce, chi è privo di visibilità, in questo caso gli emarginati; ognuno di noi potrebbe cadere nella follia da un momento ed è proprio questo che ci spaventa nella malattia mentale. Trovo interessante utilizzare il palcoscenico, mettere in luce queste realtà di cui poco si parla e dire “Esiste Antonio Cosimo Stano!”, uno dei miei “santi silenziosi”, a volte agnelli sacrificali che muoiono per risvegliarci. Nei miei concerti dedico spesso questa canzone all’anziano disabile picchiato selvaggiamente a Manduria, che il caso ha voluto si chiamasse proprio come il protagonista di “Ti regalerò una rosa”: mi piace pensare a Cosimo come al protagonista di questo brano, che vola finalmente libero, ora che ha fregato tutti trasferendosi in un’altra dimensione».

La Collezione Ricciardi del MArTa

La collezione comprende un’icona bizantina, ascritta tra la fine del XV e gli inizi del XVI sec., che riproduce il tipo della Vergine Odegitria, una lastra in zinco recante un’Addolorata piangente dipinta ad olio, databile al XVI-XVII sec. e diciotto quadri realizzati ad olio su tela, inquadrabili cronologicamente tra il XVII ed il XVIII sec., raffiguranti soggetti sacri. Molte opere sono riconducibili alla scuola napoletana di Andrea Vaccaro (Il Redentore, Amore dormiente), Luca Giordano (Transito di san Giuseppe, Adorazione dei Pastori, Strage degli innocenti), Francesco Solimena (La Maddalena), Paolo de Matteis (Addolorata) e Francesco De Mura (Profeti); di autore ignoto sono invece La Maddalena penitente e il Cristo all’orto. I quadri più tardi (Addolorata tra i santi Nicola e Barbara, Deposizione) sono stati attribuiti al pugliese Leonardo Antonio Olivieri di Martina Franca. A produzioni centro-settentrionali rimandano invece la Santa Cecilia che suona l’organo, del senese Rutilio Manetti, la Circoncisione, copia di autore ignoto dell’opera dell’urbinate Federico Barrocci, ed il Martirio di san Sebastiano, che riproduce un analogo soggetto di Guido Reni.

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