‘Ambiente Svenduto’, slitta il verdetto

 

Mentre la Procura Generale in aula ha confermato e difeso la sentenza di primo grado
Posted on 22 Giugno 2024, 07:15
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Si è svolta venerdì 21 giugno la sesta udienza del processo d’appello ‘Ambiente Svenduto’ sul presunto disastro ambientale causato dall’ex Ilva, nell’aula bunker della vecchia sede della Corte d’Appello, al quartiere Paolo VI, presieduta dal presidente della Corte d’Assise d’Appello Antonio Del Colo (affiancato dal giudice Ugo Bassi e dalla giuria popolare).

Dopo le prime udienze in cui sono state protagoniste le difese, in quest’ultima udienza ha preso per la prima volta la parola la Procura Generale rappresentata per l’occasione dal Sostituto Procuratore Generale il dott. Mario Antonio Barruffa, affiancato da uno dei pm dell’accusa ovvero la dott.ssa Giovanna Cannarile (adesso in servizio a Lecce), di cui fanno parte anche i pm Raffaele Graziano, Remo Epifani e Mariano Buccoliero. Che nella loro requisitoria hanno difeso la sentenza del maggio 2021 con la quale i giudici della Corte d’Assise di Taranto condannarono in primo grado gli imputati, oltre a rigettare tutte le questioni procedurali e eccezioni di nullità sollevate dal collegio difensivo nelle precedenti udienze. In particolar modo Barruffa e Cannarile hanno ‘rispedito’ al mittente la richiesta di annullamento della sentenza di primo grado per incompetenza della Corte di Lecce -Taranto ex art. 11 (Codice di Procedura Penale) in favore della corte di Potenza per legittima suspicione, reiterata a più riprese da diversi legali nelle scorse settimane, ricordano come tale istanza sia stata nel corso degli anni rigettata per ben quattro volte. La Procura Generale ha inoltre dichiarato di non condividere le diverse eccezioni di nullità in merito all’udienza preliminare e su una serie di attività svolte dalla procura di Taranto e dai suoi consulenti, che a detta del collegio difensivo non avrebbero coinvolto gli indagati negando loro la possibilità di nominare consulenti che partecipassero agi accertamenti, oltre ad una serie di rinnovazioni di integrazione sull’istruttoria dibattimentale. L’unica eccezione che la Procura Generale ha mostrato di condividere, è quella riguardante la possibilità di costituirsi parte civile delle diverse persone offese nell’ambito del procedimento pendente nei confronti di enti e società (sulla responsabilità penale e/o amministrativa degli enti), regolamentato dal decreto Legislativo 231/2001.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/05/17/ambiente-svenduto-stop-ai-risarcimenti/)

Al termine delle requisitoria della Procura Generale, ha preso la parola l’avvocato del Codacons, che ha presentato alla Corte di Assise di appello di Taranto una istanza per ottenere il raddoppio della provvisionale riconosciuta alle vittime dell’ex Ilva rappresentate dall’associazione. L’iniziativa dell’associazione segue l’ordinanza del 17 maggio 2024 con la quale il Collegio della Corte d’Assise d’Appello ha ritenuto di dover disporre la sospensione degli importi liquidati alle parti civili nella sentenza di primo grado a titolo di provvisionali ((sostanzialmente degli anticipi in attesa che arrivi l’eventuale sentenza definitiva di condanna), pari a 5000 euro per oltre 1500 parti civili. Oltre alla formale richiesta di revoca dell’ordinanza che ha disposto la sospensione della esecutività delle provvisionali, il Codacons chiede nell’istanza il raddoppio degli importi provvisoriamente liquidati in primo grado. “Non sembrerebbe essere stata compiuta dal Collegio Giudicante la sussistenza del cosiddetto pregiudizio eccessivo per il debitore, che può consistere nella distruzione di un bene non reintegrabile ovvero, se si tratta di somme di denaro, nel nocumento derivante dal palese stato di insolvibilità del destinatario della provvisionale, tale da rendere impossibile o altamente difficoltoso il recupero di quanto pagato, nel caso di modifica della condanna  – scrive il Codacons nell’istanza – .Proprio a questo fine, gli scriventi hanno compiuto una precipua verifica delle condizioni patrimoniali di ciascun imputato persona fisica dell’odierno processo e, da tale disamina, è emerso che il totale dei soggetti persone fisiche coinvolte nell’odierno gravame risulta essere titolare di quasi 100 unità immobiliari. A modesta opinione di chi scrive, il totale degli importi liquidati dalla Corte di Assise di primo grado (5.000 euro X 1.500 parti civili = 7.5 milioni di euro) non potrà arrecare agli imputati il grave ed irreparabile pregiudizio richiesto dalla Suprema Corte di Cassazione al fine di giustificare un provvedimento”.

Nel suo provvedimento, il presidente Del Coco ha invece evidenziato numerose criticità contenute nella sentenza di primo grado emessa il 31 maggio 2021 nella parte relativa alla quantificazione delle provvisionali. Il giudice ha infatti spiegato che proprio in virtù del fatto che si tratta di ben 1500 parti civili, per gli imputati è economicamente gravoso pagare un così elevato numero di soggetti, ma soprattutto se gli imputati venissero assolti sarebbe di fatto quasi impossibile riuscire a ottenere la restituzione di quei soldi. Inoltre, il fatto che a tutti gli imputati siano state imposte queste provvisionali è stato sin da subito un aspetto che fece storcere il naso alle difese, come se tutti fossero colpevoli allo stesso livello e per gli stessi reati (tesi tra le righe confermata anche oggi in udienza): molto banalmente chi è imputato del reato di inquinamento non può certo essere equiparato a chi risponde di reati minori. Certamente la decisione del giudice Del Coco è un colpo messo a segno dalle difese nei confronti della pubblica accusa, ma soprattutto accende un faro sulle tante zone d’ombra emerse durante il dibattimento del primo grado e su cui abbiamo scritto a lungo in questi anni.

Nella prossima udienza in calendario il 28 giugno, sarà il turno della replica degli avvocati che difendono le parti civili alle eccezioni delle difese. Infine, ma non per questo meno importante, come emerso in quest’ultima udienza la Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane con la quale è stata proclamata l’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale per i giorni 10, 11 e 12 luglio prossimi. Questo comporterà inevitabilmente lo slittamento a settembre (prima data ipotizzata il 5) dell’udienza nella quale il giudice Del Coco leggerà il provvedimento della Corte che deciderà in merito a tutte le questioni sollevate, a cominciare dalla decisione più attesa, quella sull’eventualmente accoglimento della legittima suspicione eccepita dai legali della difesa, che comporterebbe l’annullamento del processo di primo grado e quindi della sentenza emessa, con lo spostamento del processo a Potenza che dovrebbe ripartire daccapo. Una decisione che potrebbe, forse in extremis, riscrivere per l’ennesima volta la storia dell’ex Ilva, visto che decadrebbe non solo la confisca ma anche e soprattutto il sequestro degli impianti dell’area a caldo. Che a quel punto potrebbero essere nuovamente affittati o venduti ad un nuovo gruppo industriale, che otterrebbe con molta più facilità il finanziamento del circolante da parte degli istituti di credito, in assenza del quale la precedente gestione con a capo l’ad Morselli e il presidente Bernabé hanno potuto fare ben poco per risollevare l’ex siderurgico. Senza dimenticare che un’eventualità di questo tipo, favorirebbe la possibilità di traguardare almeno in parte l’avvio del progetto di decarbonizzazione, o meglio di comprenderne la sua reale fattibilità economica, aspetto sul quale abbiamo espresso tutti i nostri dubbi in questi anni.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/04/19/riecco-ambiente-svenduto-cosa-accadra/)

Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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