Il “fenomeno” Angelo Greco spiegato da lui stesso

 

Un esempio di ruspante "Citizen Journalism" che non può essere ignorato dalla classe giornalistica locale
Posted on 01 Ottobre 2024, 12:57
9 mins

È stato il fenomeno social dell’estate nell’ambito dell’informazione calcistica. Le sue dirette Facebook, a volte anche improvvisate (prima con un altro opinionista, Goffredo Trombetta e poi da solo), realizzate con un semplice telefonino – “Che non so usare nemmeno bene”, citazione –  hanno messo in crisi l’audience delle trasmissioni sportive condotte da giornalisti veri. Angelo Greco, un ultras del Taranto che fu (quello a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Duemila) ha cominciato a parlare alla pancia dei tifosi rossoblù, ritrovandosi ad avere picchi di 400 persone collegate on line e a fare anche 35 mila visualizzazioni, più di chi per mestiere fa opinione e dà notizie.

Da sx Goffredo Trombetta e Angelo Greco

Ormai il “Citizen Journalism” come è stato ribattezzato in gergo il giornalismo nel quale i cittadini diventano soggetti e non solo fruitori della notizia, ha cominciato a spaiare le carte anche a Taranto, rosicchiando fette di consenso a quel giornalismo tradizionale, fatto da figure competenti e con il titolo (si spera), che, però, sta perdendo da tempo l’autorevolezza di cui godeva. Un altro esempio nella nostra città è stata la pagina Facebook “Taranto Social TV”,  che  tra una sigaretta fumata in diretta, un vaffa sparato qua e là, però, forniva delle notizie e soprattutto è stata in grado di fare opinione. Fenomeni passeggeri? Probabilmente. Intanto, l’andazzo generale ormai è che la gente mostra sempre meno fiducia nel lavoro dei giornalisti (ci serva come monito…) arrivando a credere, ad esempio, che “Taranto è lui”, altra pagina Facebook seguitissima, sia la nuova “Studio 100”…Una volta, infatti, si diceva: “L’ho sentito a Studio 100”, ora magari “L’ho letta su Taranto è lui”.

Tornando al “fenomeno” Angelo Greco, questo il suo attacco alla nostra categoria :“I giornalisti di questa città sono stati al servizio di tutte le società di calcio che si sono susseguite in questi ultimi anni. Quando ci sono gli accrediti di mezzo, specie quelli che vanno oltre il numero consentito, si diventa condizionabili e si comincia a nascondere la verità, come nel caso della penalizzazione di quest’anno, a fare propaganda per la società di turno, a non fare più domande scomode”.

Angelo si esprime in modo fluido e con toni assolutamente pacati, mostrando di aver osservato bene la nostra categoria: “Il vostro ruolo comunicativo è venuto a mancare. Forse perché tra di voi la maggior parte sono dei dopolavoristi. Ma io noto che, ormai, non si va più a cercare la notizia. Alcuni non sono proprio in grado di andarsela a trovare, altri la trovano ma non la rendono pubblica. E poi un giornalista dovrebbe essere equilibrato ed equidistante nel dare le notizie, invece vedo tanti passa veline”.

Appare, insomma, in questa chiacchierata, il gemello diverso da quello che, invece, durante le dirette social, spesso esce fuori dalle righe, usando anche un linguaggio piuttosto colorito, per usare un eufemismo se non qualche volta offensivo specie nei riguardi dei giornalisti locali. Non mostra pentimento per questo e non intende chiedere scusa a nessuno: “Sono così, dico sempre quello che penso e se mi scappa qualche parolaccia non fa nulla, si capisce meglio il concetto che voglio esprimere. La gente mi ha apprezzato perché ho dato sempre notizie fondate e prima di tutti gli organi di informazione. Il mio telefono scoppia di messaggi, quando sono per strada vengo fermato continuamente perché il calcio è un fenomeno sociale a Taranto e vederlo ridotto in queste condizioni è una sofferenza”.

La telefonata del presidente Giove

“Qualcuno ha messo in dubbio che sia avvenuta realmente. Ti faccio vedere sul display del mio telefono (appare nome, data, orario, e durata, ndr). Ci ho parlato oltre un’ora. Ho pensavo che mi stesse prendendo per il culo quando all’inizio mi ha incitato a non abbandonare le dirette e mi ha fatto i complimenti. Mi ha domandato come facessi a sapere sempre tutto…E io so che ha addirittura promesso una ricompensa a chi avesse scoperto chi mi passava le notizie. Mi ha confermato le trattive che ci sono state: quella con la Global Sport che ora ha preso il Castrovillari, quella con una cordata inglese e quella con una cordata svizzera. E mi ha confermato di quella in corso con gli americani…”.

La trattativa in corso

“Mi hai visto che ero al telefono con un interlocutore prima di parlare con te, il quale mi diceva che prima del 16 ottobre forse si chiude. Io sono fiducioso. Questi americani che hanno degli intermediari in Italia si accollerebbero tutti i debiti e darebbero una buonuscita al presidente, per un totale dell’operazione che si aggira intorno ai 6 milioni di euro. Se non si chiude, il Taranto fallirà. Ci sono tante scadenze da qui alla fine dell’anno, tra cui la ricapitalizzazione, alle quali non credo Giove sia in grado di arrivare preparato”.

Capuano

“Solo a Taranto potevano fargli un contratto di tre anni. Ha avuto il merito di riportare la gente allo stadio, ha ottenuto dei buonissimi risultati sul campo ma poi ha deluso quella tifoseria che lo ha idolatrato. Si credeva il padrone di Taranto e poi è andato via quasi come un ladro, non salutando chi ha creduto in lui. Ha fatto da parafulmine in tanti momenti e di questo gli va dato atto ma è uno abituato a fare lo show per distrarre l’attenzione dai problemi che lui conosceva e dagli errori commessi”.

Ex Fondazione Taras

“Deve essere gestita da persone che devono risiedere a Taranto e devono essere operative. Non serve apparire. Si fanno tante chiacchiere e pochi fatti.  Sinora sono stati troppo morbidi con la società. Sono ai minimi storici, non godono della fiducia della tifoseria. C’è bisogno di gente con più palle. Si dimettessero quelli che stanno e facessero un altro direttivo. Io sono pronto a candidarmi”.

Galigani:

“Sono quasi 40 anni che gira attorno al Taranto. Calcisticamente è un grande competente ma il suo limite è che vuole tenere le mani in pasta dappertutto, vuole essere al centro dell’attenzione, determinare a modo suo”.

La promessa e la “minaccia”

“Continuerò a fare le dirette all’improvviso. Ora sono in attesa del passaggio societario che mi auguro tanto avvenga ma con Giove non c’è da star tranquilli, cambia idea da un momento all’altro. E appena si risolve la vicenda del Taranto, spero positivamente, passerò a rompere le scatole alla politica. Tranquilli non mi candido! Ma non si può vedere una città bellissima come la nostra, ridotta in queste condizioni. Taranto deve rinascere”.

La “rivoluzione” parte del basso ed a volte, e la storia ce lo ha insegnato, è una scelta obbligata…

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