Il trasporto ferroviario in Italia rimane congelato dalle ormai note criticità: mezzi vecchi, ritardi e linee chiuse da anni senza interventi. Il risultato è un trasporto che fatica ad essere efficiente cronicizzando il divario tra Nord e Sud del Paese.
I problemi del trasporto su ferro sono rimasti in gran parte irrisolti nonostante l’annunciata alta velocità che fa viaggiare gli italiani soltanto a macchia di leopardo. Grande dimenticato è ancora una volta, il Mezzogiorno: qui le corse dei treni regionali e l’età media dei convogli sono distanti dai livelli del resto d’Italia. A rivelarlo è il report «Pendolaria» di Legambiente che contiene un’analisi della situazione e degli scenari del trasporto ferroviario pendolare in Italia. Il Rapporto prende atto che il trasporto su ferro resta un tema secondario in Italia e gli stanziamenti risultano essere assolutamente inadeguati: in valori assoluti, i finanziamenti nazionali per il trasporto su ferro e su gomma sono passati da circa 6,2 miliardi di euro nel 2009 a 5,2 miliardi nel 2024, restando ben al di sotto delle necessità del settore e rappresentano un -36% se si considera l’inflazione degli ultimi 15 anni.
Nel 2023 in Puglia l’offerta giornaliera di treni è stata di 871 corse, delle quali 235 di Trenitalia, 220 delle Ferrovie del SudEst, 175 delle Ferrovie Appulo Lucane, 147 della Ferrotramviaria e 94 delle Ferrovie del Gargano. Sempre in Puglia sono presenti 168 treni regionali in servizio, l’età media dei treni è di 13,7 anni, il 27,4% dei treni hanno più di 15 anni. Per quanto riguarda l’utenza, invece, nel 2023 la Puglia ha perso più del -40% nel numero di viaggiatori al giorno rispetto al 2019 e circa il -20% rispetto al 2009.
“Il quadro che ogni anno ci ritorna con il report Pendolaria – ha commentato Daniela Salzedo, presidente Legambiente Puglia – ci mostra un’Italia a due velocità. Se vogliamo decarbonizzare il Paese, rendere le nostre città più vivibili è necessario modificare la cultura della mobilità. Vanno ripensati gli investimenti puntando su una mobilità sostenibile, accessibile e pubblica”.
“Un discorso a parte meritano gli spostamenti fra regioni diverse – aggiunge la Salzedo – A Natale abbiamo assistito, anche quest’anno, alle notevoli difficoltà che affrontano i fuori sede con costi che non corrispondono alla qualità dei servizi offerti. Permangono le difficoltà di spostamento al Sud che spesso si traducono in un incentivo allo spostamento su ruote. Va anche migliorata la mobilità da e per gli aeroporti pugliesi soprattutto in previsione degli incrementi che il nostro turismo ha ogni anno”.
Sa di richiesta di elemosina, per quanto riguarda Taranto che sconta un atavico isolamento territoriale (autostrada che si ferma a Massafra, aeroporto di Grottaglie che resta off limit ai voli civili, treni sempre meno frequenti verso il Nord), una nota congiunta inviata, di recente, al ministro al ramo Matteo Salvini dal governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, e dall’assessore regionale ai Trasporti e alla mobilità sostenibile, Debora Ciliento, per potenziare i collegamenti Intercity da e verso Taranto apportando le necessarie modifiche al contratto di servizio tra Ministero delle Infrastrutture e Trasporti e Trenitalia e ai relativi programmi di esercizio.
Nello specifico nella nota si chiede il prolungamento verso Taranto degli Intercity IC 716 Bari Centrale-Napoli Centrale e IC 715 Napoli Centrale-Bari Centrale, almeno per il periodo di chiusura delle linee, e l’introduzione di un collegamento giornaliero Taranto-Bari-Roma, per l’intero anno 2025, attualmente garantito solo nei giorni di venerdì (IC 705 Roma-Taranto) e domenica (IC 710 Taranto-Roma).

GIUSEPPE
Certo…Lecce e Brindisi, con tanto di aeroporto, devono avere a disposizione 5 frecciarossa al giorno per Roma, 3 per Milano, 1 per Torino e 2 per Venezia, piu’ svariati treni a lunga percorrenza, mentre Taranto si deve accontentare di due prolungamenti di intercity, i cui tempi di percorrenza sono a dir poco biblici (Taranto-Bari-Napoli 5h e 30 min., Taranto-Bari-Roma 7h e 20 min.), superiori addirittura alle due coppie di intercity Taranto-Napoli-Roma via Potenza, (che impiegano 4h e 15 min. da Taranto a Napoli e 6h e 30 min. da Taranto a Roma); per non parlare dei 2 intercity lumaca per Reggio Calabria, che viaggiano alla velocita’ media di 50 km/h. Ormai, ogni scusa e’ buona per chiudere la ferrovia Taranto-Potenza-Battipaglia, quest’anno e’ stata anticipata addirittura al 1′ aprile. Lavori di potenziamento tecnologico ed infrastrutturale, ma i tempi di percorrenza sono sempre gli stessi. Ora io mi chiedo: nel momento in cui verra’ completata la fantomatica e farlocca alta velocita’ Bari-Napoli, Trenitalia prendera’ in considerazione il capoluogo jonico, oppure i tarantini per andare a Roma e Firenze continueranno a percorrere la linea lenta di montagna via Potenza? Dal punto di vista dei trasporti ferroviari, la nostra provincia e’ abbandonata a se stessa, tra il silenzio dei nostri parlamentari e consiglieri regionali. Martina Franca da 5 anni, non ha piu’ treni diretti per Bari, e se un martinese vuole andare a Lecce in treno, fa prima a piedi. Non lamentiamoci poi, se i nostri giovani se ne vanno altrove e non tornano piu’, tagliando per sempre ogni legame con la propria terra natia. Chi ci governa, li avra’ per sempre sulla propria coscienza. Il compianto onorevole Vico, era l’unico a combattere per le sorti della stazione del capoluogo jonico. Dopo di lui, solo chiacchiere e menefreghismo.
Giuseppe,
Martina Franca.