‘Ambiente Svenduto’ trasloca a Salerno

 

L'udienza preliminare (con altri colpi di scena?) attesa in primavera
Posted on 23 Gennaio 2025, 07:03
7 mins

Il processo ‘Ambiente Svenduto’ inizierà in primavera e si terrà quasi certamente a Salerno, perché a Potenza non vi è un’aula sufficientemente ampi e attrezzata per ospitare un dibattimento così corposo e articolato nel numero degli imputati, delle parti civili, dei legati della difesa oltre che per la mole dei documenti (oltre venti faldoni contenenti migliaia e migliaia di documenti).

E’ questa la prima notizia in relazione al maxi processo, dopo che lo scorso 17 dicembre la prima sezione penale della Corte di Cassazione ha respinto, dichiarandoli inammissibili, i ricorsi proposti dalle associazioni costituitesi parti civili, il Codacons e l’associazione Articolo 32-97 AIDMA, accogliendo la richiesta della Procura generale della Corte di Cassazione, confermando la competenza della procura di Potenza. “La Corte di cassazione – si leggeva in una nota della Suprema Corte – ha ritenuto inoppugnabile la sentenza di appello dichiarativa dell’incompetenza, in applicazione dell’art. 568 comma 2 del Codice di Procedura Penale, senza pregiudizio della possibilità che la questione di competenza torni all’esame della Corte di legittimità in sede di risoluzione di conflitto o unitamente al merito della vicenda processuale”.

Sulla stessa lunghezza d’onda si era pronunciato a metà ottobre il gip di Potenza, Ida Iure, che aveva confermato la fondatezza della tesi per la quale il processo vada svolto nel capoluogo della Basilicata, avallando il provvedimento della Corte d’Assise dell’Appello dello scorso 13 settembre avverso la quale non si erano opposte né la Procura Generale di Taranto né la Procura di Potenza, ed anticipando il giudizio poi espresso dalla Cassazione. Per il gip Iure, infatti, “entrambi i giudici onorari hanno agito per conseguire il ristoro dei danni derivanti dalla condotta illecita degli imputati a qualunque titolo coinvolti nell’attività illecita svolta dall’Ilva sia nella qualità di gestori dello stabilimento siderurgico, sia di pubblici ufficiali che, nell’esercizio delle loro funzioni avevano reso possibile che l’Ilva continuasse a produrre e a inquinare. Entrambi – ha rilevato il gip nel suo provvedimento – si sono costituiti per conseguire il risarcimento dei danni cagionati da condotte delittuose che si sono protratte in Taranto dall’anno 1995 al 20.06.2013. Entrambi – ha sostenuto il gip – hanno svolto le loro funzioni di giudice onorario presso il Tribunale di Taranto. Ed entrambi erano in servizio al momento del fatto”.

La sede della Corte di Cassazione

Ricordiamo che che la Corte d’Appello aveva accolto la richiesta di annullamento della sentenza di primo grado per incompetenza della Corte di Lecce -Taranto ex art. 11 (Codice di Procedura Penale) in favore della corte di Potenza (tesi sostenuta in particolar modo dagli avvocati Giandomenico Caiazza, Pasquale Annichiarico e Luca Perrone ma respinta in passato per ben quattro volte) per legittima suspicione a causa del coinvolgimento di almeno tre ex magistrati onorari del Tribunale di Taranto tra le parti civili. In particolar modo due di loro, pur avendo lasciato da tempo l’incarico, erano in servizio nel periodo in cui sono avvenuti i fatti contestati nel processo. Per il collegio di secondo grado, “la disciplina ordinaria in materia di competenza nel caso di persone ormai prive di funzioni giudiziarie” vale “soltanto al momento della commissione del fatto”. E “dunque contrariamente agli assunti della Corte di Assise, ciò che più conta è la sussistenza della qualifica soggettiva al momento del fatto, o successivamente ad esso nel momento in cui pende il procedimento, essendo irrilevanti i suoi mutamenti successivi prima dell’avvio del procedimento penale (2010)”.

Il primo passaggio sarà adesso l’udienza preliminare, dove pare che i PM di Potenza vorrebbero confermare le richieste della Procura di Taranto (associazione per delinquere, disastro ambientale, avvelenamento di sostanze alimentari e omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sui luoghi di lavoro, omicidio colposo, in particolare contestate a componenti della famiglia Riva, proprietaria dell’ex Ilva all’epoca dei fatti contestati, direttori e dirigenti dello stabilimento ionico), sembrerebbe (ma il condizionale è d’obbligo) senza tener conto delle numerose prescrizioni già maturate (per alcuni reati la prescrizione era arrivata prima ancora del pronunciamento della Corte d’Appello), optando per ia richiesta di rinvio a giudizio di tutti gli imputati. Si tratta, come detto, di prescrizioni determinate, per diversi imputati che per ben quasi 13 anni si sono difesi in un processo che in realtà a Taranto non si sarebbe dovuto celebrare e che riguarda in particolar modo imputati a cui sono stati contestati reati contro la pubblica amministrazione (tra i quali concussione aggravata, favoreggiamento, omissione in atti d’ufficio) e che hanno riguardato imputati eccellenti come l’ex governatore della Regione Puglia Nichi Vendola, l’ex presidente della Provincia Gianni Florido e ***** [Dato rimosso su richiesta legale dell’interessato – diritto all’oblio] ****, l’ex direttore generale di ARPA Puglia Giorgio Assennato, l’ex consulente della procura di Taranto Lorenzo Liberti e l’avvocato Francesco Perli. In tutto dalla Corte d’Assise di primo grado furono comminate 26 condanne per 270 anni di carcere poi cancellati dalla Corte d’Appello.

Certo, le richieste dei PM di Potenza potrebbero anche non essere accolte dal GUP di Potenza, proprio perché alcuni reati sono prescritti e perché durante i cinque anni del dibattimento di primo grado sviluppatosi in quasi 400 udienze, non poche furono le incongruenze emerse che abbiamo evidenziato in diversi articoli. Vedremo dunque quali saranno le richieste dei PM di Potenza e le decisioni del giudice delle udienze preliminari, con la possibilità che il processo ‘Ambiente Svenduto’ possa portare altri colpi di scena.

(leggi l’articolo https://www.corriereditaranto.it/2024/12/18/ambiente-svenduto-resta-a-potenza/)

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Gianmario Leone, nato a Taranto il 2/1/1981, laureato in Filosofia, docente di Storia e Filosofia, per 8 anni opinionista del quotidiano "TarantoOggi" nel settore, ambiente, politica, economia, cultura e sport, collaboratore e referente per la Puglia dal 2012 de "Il Manifesto" e del sito "Siderweb", collaboratore dal 2011 al 2015 del sito di informazione ambientale www.inchiostroverde.it. Ha collaborato nel corso degli anni anche con altre testate on line o periodici cartacei come 'Nota Bene' e 'LiberaMente' ed è un'opinionista di "Radio Onda Rossa" e "Radio Onda d'urto". Collabora con Radio Popolare Salento. Dal 2008 al 2012 ha lavorato per l'agenzia di stampa "Italiamedia". Ha contribuito alla realizzazione del lungometraggio 'Buongiorno Taranto' e al docufilm 'The italian dust'. Nel dicembre 2011 ha ottenuto il “Riconoscimento S.o.s. Taranto Chiama”, "per il suo impegno giornaliero d’indagine e approfondimento sui temi ambientali che riguardano la città". Nel febbraio del 2014 invece ha ottenuto il premio dei lettori nel "Premio Michele Frascaro, dedicato al giornalismo d’inchiesta", indetto dalle Manifatture Knos e patrocinato dall’Ordine Nazionale e Regionale dei Giornalisti , attribuito in base al voto on line, per la sua inchiesta sul progetto “Tempa Rossa” (Eni), che racchiudeva gli articoli scritti tra il 2011 e il 2012.

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