“Le nostre sono frontiere colabrodo”

 

Secondo Cavallo, presidente Coldiretti Taranto e Puglia, il fenomeno Xylella va sconfitto alla radice
Posted on 23 Febbraio 2025, 07:44
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Sono 130 mila gli ettari di uliveti compromessi e 22milioni le piante secolari completamente secche a causa della Xylella. Un fenomeno, presente da ormai dodici anni che ha toccato diverse zone della Puglia e che negli ultimi anni sta attaccando violentemente le terre che si trovano nella parte orientale del territorio tarantino.

In questi anni le azioni per rigenerare le aree colpite sono state poche. L’assenza di progettualità efficaci ha permesso una diffusione lenta e costante della malattia. Il corriereditaranto.it ha intervistato il presidente di Coldiretti Taranto e Puglia, Alfonso Cavallo per capire le reali difficoltà che affliggono i produttori.

In questi ultimi mesi è stato chiesto attraverso varie manifestazioni, dalle associazioni di categoria e dagli agricoltori scesi in piazza, un secondo piano di rigenerazione. I primi interventi messi in campo (2018-2019) non sono stati sufficienti. Gli investimenti e le risorse offerte si sono rilevate esigue rispetto all’entità del problema, ricadendo sull’instabile strategia a supporto delle terre e dei produttori.

“Al momento abbiamo delle terre da ricostruire e agricoltori che ormai non hanno più prodotto da lavorare e reddito da incassare. Inoltre stiamo assistendo anche alla diffusione di una sottospecie di Xylella che attacca vigneti e fruttiferi” -spiega Cavallo- “Al momento non sappiamo se questa malattia dipenda da un mutamento del batterio già esistente oppure se è arrivata da una pianta infetta importata che possedeva l’infezione”.

La carenza della sorveglianza sulle frontiere è la principale causa della presenza della Xylella nel territorio Pugliese “Abbiamo delle frontiere colabrodo” – dice Cavallo- “Non abbiamo controlli serrati sul materiale vegetale che arriva dall’Estero. Servirebbero delle regole più ferree per importazioni sicure, come quelle che dobbiamo minuziosamente rispettare noi quando esportiamo i nostri prodotti”.

Il Piano di azione per contrastare la diffusione della Xylella fastidiosa in Puglia per il triennio 2024-2026, è stato recentemente aggiornato ed approvato dalla Giunta regionale pugliese. La revisione però riguarda solamente l’incremento delle attività di controllo sulle terre, con l’applicazione se necessario delle misure di eradicazione e contenimento.

“Le terre della Puglia sono state analizzate e divise in zone specifiche” -dice Cavallo- “Abbiamo le aree infette che vengono, per il momento, solo delimitate; le aree di contenimento in cui le piante ‘malate’ si estirpano immediatamente e infine, le aree indenne campionate per definire l’avanzamento del batterio”.

Nel versante orientale del tarantino, nello specifico Sava, Maruggio e Manduria la maggior parte delle terre sono state catalogate come infette; mentre Massafra e Palagiano sono risultare aree di contenimento.

“Voglio specificare che le estirpazioni non sono obbligatorie nelle aree infette al contrario delle zone di contenimento” – ha continuato Cavallo- “Spetta all’agricoltore, proprietario delle terre, decidere se effettuare questo processo per poi rigenerare l’area con nuovi alberi o nuove colture”.

Per provare a limitare i danni, le associazioni di categoria insieme alla Regione Puglia hanno convocato un tavolo chiedendo la presenza del Ministero dell’Agricoltura. L’incontro servirà a discutere ed organizzare un piano d’azione a contrasto del fenomeno della Xylella che sta colpendo il settore agricolo in Puglia.

Gli obiettivi che saranno portati al tavolo riguarderanno i ristori da parte del Governo per gli agricoltori; le idonee risorse per mettere in pratica il piano di rigenerazione; il coinvolgimento del mondo scientifico e della ricerca per indirizzare gli investimenti in maniera efficace e le azioni di contenimento, controlli e campionamenti per ridimensionare al massimo la diffusone de batterio. “Delle richieste che speriamo si possano concretizzare il prima possibile”, conclude Alfonso Cavallo.

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