“Perdiamo una figura significativa”

 

La morte di Papa Francesco nelle parole toccanti di alcuni uomini di chiesa del Tarantino
Posted on 21 Aprile 2025, 17:58
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La morte di Papa Francesco, improvvisa quanto inattesa nonostante le critiche condizioni di salute (era reduce da una polmonite acuta), ha colpito al cuore tutti, anche e soprattutto coloro che fanno parte del mondo ecclesiastico. Particolarmente toccante è stato il messaggio dell’arcivescovo metropolita di Taranto, mons. Ciro Miniero, che ha voluto esprimere con parole sentite il dolore della comunità ecclesiale jonica: “Muore un profeta di pace, un amico dei poveri. A noi il compito di continuare la sua preghiera incessante perché tacciano le armi in tutto il mondo”. “Nel mentre nella Chiesa risuona il saluto del Risorto e il suo invito a precederlo in Galilea per cominciare la stagione del Vangelo, apprendiamo con grande dolore della morte del Santo Padre Francesco. In dodici anni del suo ministero – ha proseguito l’arcivescovo – ci ha insegnato la creatività e la libertà dello Spirito di Dio che anima e conduce la Sua Chiesa. Negli ultimi tempi ci ha testimoniato la potenza della croce nella debolezza della sofferenza.”

 

“Questa mattina con alcuni sacerdoti ci siamo incontrati e abbiamo fatto un ricordo presso il monastero di Santa Chiara. Abbiamo pregato per l’anima benedetta di Papa Francesco, lo faremo anche nei prossimi giorni. Per noi che crediamo nella risurrezione proprio come l’abbiamo celebrata in questi giorni, la morte non ci fa paura ma umanamente rimane il vuoto anche se siamo certi che il Signore guida la Chiesa e che si apriranno nuove prospettive. Papa Francesco ha messo un seme e il germoglio lo vedremo nel futuro quando la Chiesa comincerà a fare nuovi passi senza più la presenza fisica di Papa Francesco ma guidata da chi lo Spirito Santo sceglierà per portare la Chiesa in questa fase storica”, ci ha raccontato Don Eligio Grimaldi, parroco della Chiesa Madre di Grottaglie. 

“Come esseri umani sentiamo la privazione perché ci eravamo affezionati a questa figura importante e significativa nella vita della Chiesa. D’altronde sapevamo anche che stava vivendo un momento di grande sofferenza e che abbiamo in modo particolare tribolato nel mese di marzo quando la sua situazione era particolarmente delicata”. 

“Ad oggi avvertiamo questa assenza e quindi profonda commozione nel ricordo di tutto ciò che è stato, degli insegnamenti che ci ha lasciato, della testimonianza che ci ha dato come pastore sommo e che ha guidato la Chiesa con sapienza seguendo la traccia dei suoi predecessori, sia Benedetto XVI come Giovanni Paolo II. Ad oggi io posso anche in qualche modo vedere come la mano di Dio ha guidato la Chiesa attraverso queste figure importanti. Paolo VI lo ricordo appena perché ero piccolino, ma certo abbiamo avuto delle figure importanti come Giovanni Paolo II, lo stesso Paolo VI che Papa Francesco citava molto spesso nei suoi discorsi e nelle sue omelie. Poi certo la grande figura di Giovanni Paolo II, che tutto il mondo ha apprezzato e amato, Benedetto XVI per la sua dolcezza e la sua profondità e poi Papa Francesco che è stata un’esplosione di umanità per come si è rapportato con la gente, con le persone“.

“Inizialmente alla notizia sono rimasto un po’ incredulo, visto che ieri aveva fatto il giro di Piazza San Pietro, sia pure con una voce molto flebile, aveva fatto la benedizione Urbi et Orbi e quindi, diciamo, un epilogo temuto comunque, ma inatteso. Un papato molto intenso, con grandi segni profetici, a partire già dalla scelta del nome, quel Francesco che si rifaceva a Francesco d’Assisi alla sua scelta di povertà, di essenzialità, che poi sono stati i tratti del suo pontificato. Anche la scelta di abitare a Santa Marta in un appartamentino, in due stanze, testimonia la semplicità, e poi anche il tentativo di riportare la Chiesa alle scelte originarie, quelle evangeliche, l’attaccamento al Vangelo, e poi tanti altri segni. Io ne ho due in particolar modo da ricordare: il primo viaggio quando andò a Lampedusa a gettare i fiori lì nel luogo dove c’era stato il naufragio di tantissimi migranti e il viaggio che ha fatto in Puglia andando sulla tomba di Don Tonino Bello, al quale lui in qualche maniera si ispirava. Un Papa veramente vicino alla gente che rispecchia le caratteristiche dei prelati dell’America Latina”, racconta Don Mimino Damasi, già parroco per tantissimi anni della Regina Pacis di Lama e direttore di Nuovo Dialogo, ora parroco a Grottaglie del Rosario.

“Io ci sono stato quattro anni in Guatemala e lì i prelati sono molto alla mano, molto ordinari, non sono inavvicinabili, sono veramente vicini alla gente, come per esempio il Monsignor Oscar Arnulfo Romero, il Vescovo assassinato in Salvador nel 1980 – racconta Don Mimino – ” Bergoglio era veramente dalla parte dei poveri, però credo che sia morto con un grande dispiacere nel cuore: quello di tutte queste guerre che stanno insanguinando il pianeta, soprattutto quelle più vicine a noi, l’Ucraina, la Terra Santa. Questo Papa che fondamentalmente ha parlato non tanto di epoca di cambiamenti, ma di cambiamento d’epoca, e lui si è trovato a governarla un pò quest’epoca, tentando soprattutto di mettere al centro anche l’interesse comune. Ci mancherà tanto questo Papa. Io personalmente quando fu eletto dissi che mi sentivo compreso e consolato, proprio pensando allo stile che lui voleva incarnare.”

“La morte del Papa ha destabilizzato non soltanto il mondo cattolico ma l’intera umanità. Lo spessore spirituale e umano che lo ha caratterizzato ha segnato la storia di questo inizio millennio e la sua sensibilità alle questioni sociali soprattutto di povertà, guerra e sofferenza che lo hanno portato a farsi paladino e promotore di una fratellanza universale e una riconciliazione tra i popoli. Non potremo mai dimenticare i suoi gesti di semplicità con cui ha saputo relazionarsi e tessere comunione con personalità politiche e religiose differenti”, ha commentato non senza far trapelare emozione, Don Francesco Nigro, direttore dell’Istituto superiore di scienze religiose metropolitano  “San Giovanni Paolo II” di Taranto.

“Ricordo che il Papa l’ho incontrato l’ultima volta il 9 dicembre scorso in una udienza privata per un convegno in Vaticano. In tale occasione ci invitava ad una promozione della teologia che fosse capace di parlare il linguaggio contemporaneo ed intercettasse i bisogni umani e sociali del nostro oggi. Il suo spessore umano e la lucidità nell’affrontare il tema della convivialità delle differenze, come la definiva Don Tonino bello, ha reso il suo pontificato un faro a livello internazionale. La notizia della sua morte ha certamente amareggiato tutti noi, ma la riconoscenza per il bene compiuto ci spinge a credere che lui sia stato un pellegrino di speranza del nostro tempo e che abbia aperto una porta Santa in cielo per promuovere ancora una volta la logica di una fratellanza universale e di una custodia premurosa della vita e del creato punto a lui va tutta la nostra stima e l’affettuoso accordo nella preghiera.”

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