Un bagno pubblico a gettoni installato dalla scorsa amministrazione comunale, un baretto che offre ristoro dalla calura e la possibilità di fare quattro chiacchiere, alberi e panchine (seppure un po’ malandate) ed una pavimentazione agibile: a prima vista, piazza Monsignor Russo, al quartiere Tamburi, presenta una serie di “plus” che altrove possono essere considerati ordinaria amministrazione ma che, per una serie di motivazioni, sono pressocché introvabili in altri spazi verdi della città.
Certo, mancano completamente i giochi per i bambini, ma il luogo è da tempo punto di ritrovo soprattutto per le persone anziane, che non disdegnano di incontrarsi con amici e conoscenti per raccontare la propria quotidianità e scambiarsi impressioni sull’attualità.
La piazzetta, situata proprio di fronte alla chiesa di San Francesco De Geronimo, è tuttavia pesantemente imbrattata da una quantità impressionante di rifiuti: bottiglie di birra semplicemente appoggiate dopo l’uso accanto alle panchine e lasciate in file numerose, resti di bivacchi notturni, involucri di cibo consumato, pile di bicchieri sporchi e mozziconi di sigaretta, persino pannolini usati e gettati tra le aiuole.
L’aria è pregna dell’odore di rifiuti in decomposizione, complice anche il caldo torrido delle ultime settimane.
Agli angoli della piazza, peraltro, vengono periodicamente abbandonati sacchetti di indifferenziata dai cittadini che hanno giurato guerra alla civiltà: gran parte della spazzatura presente tra le panchine deriva dai sacchetti sventrati dai cani randagi e poi spinti dal vento tra le aiuole: cosicché, rimossi i sacchetti, la sporcizia non cambia.
È un’immagine davvero triste osservare distinti signori di una certa età, con camicia a maniche corte e bastone, seduti a chiacchierare tra i cumuli di rifiuti, quasi con rassegnazione. “Qui è sempre così – ci dicono, indicandoci tutti i posti del quartiere in cui alcuni cittadini danno sfogo alla propria mancanza di educazione e senso civico – Non sono solo residenti, ma anche auto provenienti da altri quartieri che accostano e scaricano i sacchetti sul marciapiede. È una vergogna, non sappiamo più che fare. Kyma Ambiente? Appena gli operatori rimuovono i sacchetti si ricomincia. Solo un intervento deciso dell’amministrazione può invertire la rotta”.
È un grido d’aiuto, quest’ultimo, che si leva da più parti della città: si invoca l’installazione di foto-trappole, la presenza di vigili urbani, insomma qualunque soluzione possa fungere da deterrente a chi continua a trattare il posto in cui vive come una discarica, a scapito del prossimo.
“Ripulire la piazzetta? Potrebbero intervenire anche i ragazzi di don Nino Borsci“, afferma un anziano signore, riferendosi con ogni probabilità alla comunità Airone, gestita dal parroco di San Francesco De Geronimo.
Ma le operazioni di pulizia, per quanto si rendano urgenti e necessarie in gran parte dei quartieri, rischiano di diventare più simili alla mitologica “fatica di Sisifo” se non accompagnate da un piano di riorganizzazione della raccolta differenziata e dal cosiddetto “pugno duro” contro chi si ostina a compiere quotidianamente simili gesti.
Insomma, un altro spazio urbano in cui la qualità della vita dei cittadini è seriamente compromessa dall’inciviltà altrui e in cui gli sforzi dell’amministrazione comunale vengono vanificati dalla mancanza di controlli costanti.
“Ci sentiamo abbandonati a noi stessi – chiosa un altro abituale frequentatore della piazza – spero che la nuova amministrazione non lasci inascoltate le nostre richieste di intervento. Abbiamo bisogno di sentirci meno soli, di avvertire accanto a noi la presenza delle istituzioni”.






Fra
Molti tarantini sono così porci perché ,che tipo di disturbo mentale hanno ,e perché costituiscono la maggioranza delle persone “sporcaccioni” , l’epiteto di città cesso ci sta al quadrato e non ci sono scuse né alternative ,inutile a dirsi ,Taranto è una città divisa tra chi gode e sguazza nello schifo e chi si lamenta che vorrebbe una città vivibile ,ma rimane un’utopia . Quale strada sceglieremo ? A me piacerebbe una città civile e vivibile, ma tanto non lo è fino a prova contraria.
Maurizio
Grazie Corriere di Taranto per segnalare questi problemi. Come spiegato nell’articolo la soluzione ci sarebbe: foto trappole, ma anche e soprattutto ‘pugno duro’, l’unica cosa che convince il cittadino è quando gli si tocca il portafoglio, ammesso che qualcuno di questi signori paghi qualcosa