“Genova ha detto sì al forno elettrico”

 

Comune, Regione e sindacati liguri sostengono il piano del ministro Urso
Posted on 03 Settembre 2025, 07:25
6 mins

“È stato un confronto trasparente e responsabile con la città e la Regione, sindacati e associazioni di impresa. C’è un ampio consenso per il rilancio della siderurgia nel polo di Cornigliano tramite l’utilizzo di forni elettrici con tecnologia green“. Così il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, parlando del futuro dello stabilimento ex Ilva di Cornigliano.

L’ipotesi è sempre legata a un eventuale “interesse da parte dei player industriali, che partecipano alla procedura per l’assegnazione degli impianti, per realizzare anche un forno elettrico per l’area Nord nella città di Genova”. L’impianto, aggiunge il ministro, rappresenta “un’opportunità che può essere data agli investitori a fronte del fatto che a Taranto sono previsti al massimo tre forni elettrici per una capacità complessiva che non può superare le 6 milioni di tonnellate”.

Per il forno elettrico a Genova servirebbero circa 1,3 miliardi di euro “questa è la stima” ha poi aggiunto Urso, precisando anche l’origine delle diverse risorse che verranno messe in campo: “Gli investitori saranno quelli che presentano il Piano industriale, mentre come governo noi abbiamo destinato per gli stabilimenti ex Ilva 750 milioni di euro, già previsti per gli investimenti che Mittal non ha mai realizzato”. Detto questo, conclude, “se gli investitori hanno progetti più significativi, è sempre possibile usare ulteriori risorse tramite i contratti di sviluppo di Invitalia nel rispetto delle regole europee. Siamo disponibili a fare la nostra parte a fronte di un investimento privato sfidante”.

Sul futuro dell’ex Ilva, “le manifestazioni d’interesse devono essere espresse entro il 15 settembre. Poi, come ha fatto oggi Genova, chiederò a Taranto una risposta chiara: se intende o meno far approdare la nave rigassificatrice affinché lì possa nascere il polo del preridotto per tutti gli stabilimenti dell’Ilva, e quindi anche per Genova. Se non ci fosse questa risposta positiva, l’alternativa sarà verosimilmente Gioia Tauro” ha detto ancora Urso. Quanto ai tempi, dopo Antitrust Ue e golden power, “se tutto andrò come speriamo, si potranno assegnare gli impianti ai nuovi investitori privati nella prima parte del prossimo anno”. E solo a quel punto “potremo passare agli accordi di programma con gli investitori e gli enti locali’ per stabilire ‘ciò che è necessario affinché i Piani industriali vengano realizzati”. In sintesi, “saranno mesi impegnativi”.

L’aggiornamento della gara, fatto a inizio agosto, prevede “in via preferenziale il mantenimento dell’unità degli stabilimenti dell’ex Ilva o, in via subordinata, di valutare eventuali proposte diverse, che possono riguardare l’una l’area di Taranto e l’altra l’area del Nord, ma non lo spezzatino” ha affermato ancora Urso. “Dopo il 15 settembre ‘sapremo se ci sarà un investitore, che vorrà produrre più di 6 milioni di tonnellate, o se ci sono possibilità per investitori che condividano gli stabilimenti, perché ‘c’è la possibilità di far coesistere più investimenti. In quel caso si tratterebbe di “due proposte, compatibili tra loro, valutando se nel complesso, su produzione e occupazione, siano migliorative rispetto a quella unica”.

La riunione tra il ministro Urso, la sindaca Salis e il governatore Bucci

“Non ho mai mostrato preclusioni a questo progetto ma l’unico dubbio che rimane è sugli investimenti, perché ad oggi non c’è nessuna certezza. La paura più grande è che questa gara vada deserta, che non ci sia un interesse per Genova. Questa è la cosa che ci preoccupa”. Così la sindaca di Genova, Silvia Salis, parlando dell’ipotesi di un forno elettrico per l’ex Ilva di Cornigliano. “C’è una grande crisi dell’acciaio in Europa – prosegue – arriva da Cina e India acciaio a bassissimo prezzo. Questo mette in crisi un mercato che è già molto in difficoltà per le normative europee, che nella conversione degli impianti impongono degli standard molto costosi. E’ un errore perdere la filiera dell’acciaio”.

Ai comitati contrari al forno elettrico, la prima cittadina spiega come “siano passati decenni da quando a Genova c’era l’altoforno e la tecnologia è cambiata, abbiamo rassicurazioni dal punto di vista di ricaduta ambientale e con delle basi scientifiche molto solide“.

“Sono molto soddisfatto. C’è un sostanziale consenso su un impianto per forno elettrico per poter arrivare a produrre la latta e lo zincato, con un investimento di circa 1,3 miliardi che porta a Genova anche posti di lavoro. È presto per dire quanti, ma probabilmente centinaia”. Così il governatore della Liguria, Marco Bucci, nel corso di un punto stampa sul futuro dell’ex Ilva. Con questo impianto, aggiunge, “si libererebbero 300mila metri quadri delle aree che possono essere utilizzate per altre aree industriali. Genova punta ad essere uno dei player dell’industria e dell’acciaio”.

(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go)

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Un Commento a: “Genova ha detto sì al forno elettrico”

  1. Vecchione Giulio

    Settembre 3rd, 2025

    Buongiorno
    A Genova le amministrazioni locali sono rette da persone intelligenti.
    E l’ intelligenza non è né di destra e né di sinistra.
    E quando c’è un’ occasione da non perdere, si si uniscono le forze di Regione Provincia e Comune pur di non perdere 1,3 miliardi di euro di investimenti per rendere ancona più green lo stabilimento di Cornigliano.
    E a Taranto dove sono in ballo dai 6 ai 9 miliardi di euro di investimenti, i nostri presunti politici che fanno?
    “I rompiscatole inconcludenti”
    Che detto così non offende nessuno, ma provate a tradurlo in tarantino stretto!!!!!
    Saluti
    Vecchione Giulio

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