Addio Garibaldi, la “povertà” di 450 milioni di dollari

 

La portaerei va in Indonesia, l’Italia ancora senza una nave museo
Posted on 25 Settembre 2025, 15:40
3 mins

È tutta questione di scelte. E le scelte determinano la volontà di un governo.

Le scelte possono essere facili, meno facili, di prospettiva. Notizia di questi giorni è la vendita alla marina indonesiana, da parte del governo italiano, dell’ex ammiraglia della Marina Militare, la portaeromobili Giuseppe Garibaldi. Il tutto per una cifra di 450 milioni di dollari, una somma non certo indifferente. Gli indonesiani ne faranno una piattaforma per droni e veicoli senza pilota.

Ma non è tanto questa la notizia, a far discutere, quanto l’ennesima mancata opportunità di musealizzare una nave da parte del Governo. Parlavamo di scelte e quindi si è pensato di passare all’incasso invece di investire in cultura.

Giusto un anno fa partecipai ad un incontro dal titolo “quale futuro per nave Garibaldi? Uno straordinario attrattore economico-culturale per lo sviluppo dell’area jonica”, organizzato dall’APS Taras 300. Tanti punti di vista, spesso anche discordanti o addirittura bizzarri, ma con la scomposta volontà di vedere il Garibaldi come il riscatto dell’opportunità persa con nave Vittorio Veneto, ovvero creare una nave museo a Taranto. Nonostante tutto e tutti,

L’idea di base era buona, valida per tutte le stagioni. Ma alla base di una buona idea, c’è sempre una volontà e la “scelta”: puntare sulla cultura del mare, militare, valoriale. Scelte che si sono arenate come il Vittorio Veneto in Albania, mai davvero prese in considerazione. Perché forse, in questo periodo difficile, meglio le strategie geopolitiche e strategiche con altri paesi piuttosto che puntare al rafforzamento identitario di un popolo con la sua storia.

Si poteva sognare, per il Garibaldi, un futuro come quello dell’Intrepid a Manatthan (perché, se si deve pensare, bisogna pensare in grande), con una grande rete che unisse memoria, ricerca, università, marittimità. In un quadro dove la Marina Militare continuasse quel processo di “restituzione” alla città di spazi, possibilità, investimenti.

Non ci resta che aspettare i tempi della musealizzazione dell’Arsenale, che prevede anche la musealizzazione di un sommergibile in disarmo, da osservare da Mar Piccolo (sempre che l’idea dell’ex Direttore dell’Arsenale Pasquale de Candia venga seguita) e anche da dentro lo stabilimento. Come a Venezia, Genova, Milano. Posticiperemo il sogno (chissà quando realizzabile) di una nave museo, magari vedendolo realizzato quando qualche “visionario” riuscirà ad imporre la pienezza di un progetto ampio.

Nell’attesa, ci toccherà andare all’estero per osservare l’orgoglio che ha una nazione verso la propria storia militare e verso i propri eroi.

A noi resta la “povertà” dei 450 milioni del Garibaldi.

*a cura di Roberto Orlando

Condividi:
Share
Per comunicati stampa o proposte redazione@corriereditaranto.it

2 Commenti a: Addio Garibaldi, la “povertà” di 450 milioni di dollari

  1. VECCHIONE GIULIO

    Settembre 25th, 2025

    Buongiorno
    E’ necessario essere persone serie.
    Alle proposte di trasformare in museo la nave Garibaldi sono seguiti progetti e ricerche di finanziamenti?
    O è stato solo un “pur parler” senza costrutto?
    Oppure ci doveva pensare la Marina Militare come fà per la manutenzione del Castello Aragonese-
    Abbiamo il precedente non certo edificante di nave Vittorio Veneto che è rimasta a marcire attraccata in Arsenale per 15 e passa anni e poi è stata venduta per la demolizione alla Turchia. La scusa era la presenza di amianto. Le navi costruite negli anni 60 erano piene di amianto, soprattutto gli apparati motore dotati di caldaie e turbine a vapore.
    Oggi diamo una seconda vita a nave Garibaldi vendendola all’Indonesia ed in più ci accaparriamo 450 milioni di euro di commesse per i drone e per la manutenzione della nave. Inoltre abbiamo un nuovo alleato per contenere l’espansionismo cinese e indiano.
    Comunque fra 10/15 anni l’Indonesia dovrà acquisire una nuova nave porta-aeromobili ed allora la Fincantieri potrà proporre il progetto di nave Cavour o di nave Trieste.
    Secondo me è meglio un uovo oggi da 450 Milioni di Euro, che una improbabile gallina domani da museo, avendo dovuto altresì trovare molti fondi per demilitarizzare la nave e successivamente creare un Ente per la gestione museale.
    E’ vero che nave Garibaldi è stata la prima vera portaerei italiana imbarcando dal 1992 gli Harrier, ma non possiamo paragonarla alla Portaerei Intrepid musealizzata a New York.
    Nave Intrepid (Portaerei della classe Essex composta da 24 unità) ha partecipato alla 2^ Guerra Mondiale, alla Guerra di Corea e alla Guerra del Vietnam, ha imbarcato velivoli a elica, velivoli a getto ed elicotteri, è stata sottoposta a due cicli di grandi modifiche SCB 27 e SCB 125, è nata con il ponte diritto e successivamente trasformata con il ponte di volo angolato, catapulte a vapore e imbarco di armi nucleari. In definitiva rappresenta tutte le portaerei americane che hanno partecipato ai suddetti conflitti.
    Ma avete idea di quanto spende L’Intrepid Museum per la manutenzione ordinaria della portaerei e di un sommergibile che è parte integrante della stessa struttura museale?
    Fate una ricerca e Vi renderete conto di quanti dollari all’anno ci vogliono.
    Quindi prima di fare gli indignati, siate intelligenti.
    Saluti
    Vecchione Giulio

    Rispondi
  2. Piero

    Settembre 25th, 2025

    Onestamente questo articolo fa sorridere. Vendiamo una nave che sarebbe costata l’iradiddio mettere a posto sia puire come museo per 450 milioni di euro? E oltre a questi 450 milioni di euro chissà quanto ci sarà ancora da lavorare per manutenzione e maestranze italiane. Onestamente avrei trovato qualche altro argomento per lamentarsi del governo, ma oggi ci sono ordini centrali da sinistra di lamentarsi anche per la qualunque.

    Rispondi

Commenta

  • (non verrà pubblicata)