A Taranto il mare torna protagonista di una storia di rinascita. Sull’isola di San Paolo, protetta dalle acque calme del Mar Grande, sono state completate le opere a mare del San Paolo Dolphin Refuge, il primo centro del Mediterraneo dedicato alla cura e alla riabilitazione dei delfini che hanno vissuto in cattività. Un luogo pensato per restituire libertà, o qualcosa che le somiglia, a creature abituate a esibirsi in vasche di cemento.
Il progetto, promosso dalla Jonian Dolphin Conservation (JDC) e sostenuto dalla Fondazione con il Sud, rappresenta un unicum in Europa: sette ettari di mare, una vasca marina di 1.600 metri quadrati, una control room nel cuore del centro Ketos a Palazzo Amati e un investimento complessivo di circa due milioni di euro.
- Palazzo Amati (Foto Amatimaggio)
- Carmelo Fanizza e Marco Imperiale
“La struttura – ha spiegato Carmelo Fanizza, fondatore della JDC e responsabile del progetto – deve essere completata per affrontare l’ultimo step. Nelle prossime settimane verrà posizionato il laboratorio galleggiante e il rifugio sarà pronto. Poi presenteremo l’istanza al Ministero dell’Ambiente per l’ultima autorizzazione, che prevede la veste giuridica di giardino zoologico. Contiamo di avere tutte le carte in regola per chiudere l’iter entro sei mesi”.
Il rifugio potrà ospitare fino a diciassette esemplari, anche se ne accoglierà al massimo sei-otto, provenienti da delfinari e strutture di ricerca che non potranno più tenerli. Il numero effettivo sarà determinato in funzione di diversi fattori, valutati caso per caso in relazione alle caratteristiche dei singoli soggetti individuati. L’obiettivo è offrire loro un ambiente naturale controllato dove potranno riadattarsi ai ritmi del mare, monitorati in ogni momento dal team scientifico del centro Ketos. Nel frattempo la Jonian Dolphin Conservation potrà già iniziare l’attività di selezione e di preparazione dei delfini, svolta in collaborazione con le strutture zoologiche. Oltre a completare la formazione del proprio personale con nuove skill, la JDC ha già selezionato un team internazionale di veterinari e di esperti del settore.
Il media day di presentazione ha svelato la vasca principale e la control room, dotata di sistemi di monitoraggio all’avanguardia. “Ci sono quattro boe e su una di queste sono montati diversi strumenti, dal naso elettronico che registra la qualità dell’aria fino all’idrofono che rileva i rumori subacquei. Tutto è alimentato da pannelli solari per essere totalmente indipendente dal punto di vista energetico”, ha spiegato la veterinaria Monica Barnaba.
Per Taranto il progetto è anche un simbolo di riscatto. “L’interesse della Fondazione era nato nel momento in cui la città di Taranto era stata interessata da una grande frattura, anche interna alla società civile, sul tema del lavoro e della salute. Ci siamo proposti – ha raccontato Marco Imperiale, direttore generale di Fondazione con il Sud – in maniera propositiva per individuare percorsi di sviluppo. Ne abbiamo trovati diversi, ma questo è quello che ha avuto maggior successo”.
Imperiale ha sottolineato il valore del partenariato pubblico-privato: “Palazzo Amati è stato messo a disposizione grazie alla caparbietà di un percorso tecnico e amministrativo complesso, con un bando congiunto tra Fondazione con il Sud e Comune di Taranto. È un esempio quasi unico di collaborazione virtuosa”.
Il progetto San Paolo Dolphin Refuge affonda le radici nel 2018. Nel 2023 è arrivata la concessione demaniale marittima, nel 2024 i test dei materiali. Ora le opere a mare sono completate: un sistema di boe per il monitoraggio ambientale, una vasca veterinaria, aree per la conservazione del cibo e spazi per il personale. Tutto coordinato dalla control room del centro Ketos, dove è stato allestito anche un secondo laboratorio oltre a quello che sarà posizionato in mare.
Il rifugio sorge in un punto strategico, dove il Mar Grande incontra il Golfo di Taranto, in un tratto di mare popolato da Tursiopi, Stenelle e Capodogli. “Questo – ha aggiunto Imperiale – è un progetto che consente di collegare la terra al mare, un ecosistema che produce valore economico, ricerca e consapevolezza ambientale”.
- Cucciolo-Tursiope-con-mamma-e-papa-Foto-JDC.
- Tursiopi (Foto subacqua JDC)
Il modello si ispira all’esperienza di Ric O’Barry a Bali, ma quello tarantino sarà il primo centro europeo di questo tipo. A sostegno della dimensione internazionale, anche l’Ambasciata di Spagna in Italia, partner istituzionale della Fondazione con il Sud. “Con la Fondazione lavoriamo da sette-otto anni, prima della pandemia – ha spiegato Carlos Tercero, consigliere culturale e scientifico dell’Ambasciata – costruiamo ponti di diplomazia scientifica e culturale, mettendo in dialogo i nostri esperti con progetti italiani come questo”.
Proprio dalla Spagna arriva il biologo Bruno Díaz López, direttore del Bottlenose Dolphin Research Institute, che collabora al programma di ricerca: “Il San Paolo Dolphin Refuge ci permetterà di applicare i principi scientifici che conosciamo sulla vita dei delfini in libertà per migliorare la loro qualità di vita e il loro benessere etico”.
Con il San Paolo Dolphin Refuge l’Italia si pone all’avanguardia in questo particolare settore, in coerenza con le linee guida europee che dal 2021 chiariscono l’applicazione delle norme sulla cattività e rafforzano i controlli, un quadro normativo che identifica i cetacei come specie prioritarie da tutelare. In questo contesto nel 2021 la Francia ha approvato una legge che vieta spettacoli, riproduzione e nuove acquisizioni di cetacei a partire dal 2026, normativa che nello stesso anno ha portato Parc Asterix Paris a chiudere il proprio delfinario.
Quando, nel 2026, i primi delfini arriveranno nel Golfo di Taranto, troveranno un ambiente senza applausi né addestramenti, ma un mare vero in cui riabituarsi alla vita naturale. In questa cornice unica, l’ex città dell’acciaio prova a cambiare pelle, trasformando le ferite del passato in un laboratorio di convivenza tra scienza, ambiente e futuro.
Il San Paolo Dolphin Refuge non è solo un progetto di tutela animale: è un simbolo concreto di rigenerazione per un territorio che vuole tornare a respirare, insieme ai suoi delfini.







Spigolo vivo
Alle esagerazioni non c’è limite. Adesso il riscatto di Taranto passa attraverso il riadattamento alla vita vera di una dozzina di delfini è il massimo. In più prima facciamo si che i delfini si ammalino e tenuti in gabbia e poi spendiamo soldi per riabilitarli. Noi umani siamo veramente umani?
Fra
Vi ricordate la canzone del grande Caparezza,i delfini vanno a ballare sulle spiagge ,che metafora azzeccata ,ma il tarantino medio direbbe :ce me ne futte a mmme ..vieni a ballare in puglia piglia Puglia ,Vieni a ballare in Puglia, Puglia, Puglia
Tremulo come una foglia, foglia, foglia
Tieni la testa alta quando passi vicino alla gru
Perché può capitare che si stacchi e venga giù.