“Vi chiedo cosa intende il Governo fare, chiaramente so di parlare a una commissione che ha diverse nature politiche, ma è importante sapere che cosa il Governo intende fare per risolvere la questione tarantina, una città che si è sempre sacrificata per il bene del paese che oggi si sente piuttosto isolata”. Lo ha affermato il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, in audizione davanti la Commissione Industria del Senato sul Dl per la continuità produttiva dell’ex Ilva.
“Il decreto parla di migliorare la gestione dei fondi residui, quindi circa 100 milioni di euro che, immagino, possono servire per arrivare fino al mese di febbraio per essere ottimista”, ha continuato, sottolineando che a livello economico, “anche il minor sforzo che veniva fatto per il territorio è venuto meno e quindi sono chiaramente preoccupato per gli sforzi di maggiore entità che si dovranno fare – utilizzo con responsabilità quel questo termine – affinché a Taranto si possa scongiurare un rischio di tenuta sociale”.
Per quanto riguarda il no alla nave rigassificatrice a Taranto, il sindaco ha spiegato che “venerdì siamo stati all’ennesimo incontro al Mimit e il tema del gas pare che sia un tema superato, nel senso che le quantità di gas richieste sono reperibili on shore, con le possibilità di un eventuale potenziamento delle quantità attualmente fornite allo stabilimento”.
“Per l’idrogeno, siamo consapevoli che nell’immediato diventa difficile poter fare affidamento a questo tipo di energia seppure il Governo abbia finanziato con 374 milioni l’Hydrogen Valley. Come amministrazione comunale – ha rammentato Bitetti -, avanzammo una proposta che indicava di avviare tre forni elettrici e un impianto di Dri della portata più ampia, tutto questo con la quantità di gas dichiarata disponibile dal comitato tecnico”.
Il problema dell’ex Ilva e la perdita di posti di lavoro nella fabbrica e nell’indotto, può anche causare problemi di sicurezza a Taranto. Lo richiamato il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, nell’audizione chiedendo un potenziamento delle forze dell’ordine nella città pugliese. “Abbiamo reati crescenti – ha detto il sindaco -, i reati minori, quelli che molto spesso la popolazione si sente costretta a fare per portare il pane a casa. Parliamo di furti, si rivedono gli scippi, le cosiddette spaccate alle attività commerciali. È ripresa una dinamica legata alle truffe. Dati che voi sarete certamente in grado di recuperare dal ministero competente e che vedono certamente una città in difficoltà” ha affermato il sindaco di Taranto rivolgendosi ai senatori della commissione Industria.
“L’economia prevalente del territorio é legata alla siderurgia e questo non ci dà particolari margini di manovra – sostiene il sindaco di Taranto -. Immaginiamo che le risorse necessarie per bonificare siano tante quelle per riconvertire quella fabbrica da carbone a forni elettrici”. In merito alle conseguenze occupazionali della decarbonizzazione dell’ex Ilva, Bitetti ha dichiarato che “immaginiamo che almeno la metà degli attuali dipendenti diretti, non troverebbero soluzioni. E poi c’é da considerare l’indotto e parliamo sempre di migliaia di lavoratori, con una età media che va dai 45 ai 55 anni e quindi di difficile riqualificazione e di difficile ricollocazione. Seppure parte di questi lavoratori possono trovare soluzione in alcuni dei progetti che ci sono stati presentati venerdì al Mimit. Parlo di alcuni progetti poiché gli altri li vedo difficili, perché legati ad altre economie”.
“Chiedo quindi cosa il Governo intenda fare per risolvere la questione Taranto, di una città che si é sempre sacrificata per il bene del Paese e che oggi si sente piuttosto isolata. Anche il minor sforzo che veniva fatto per il territorio, é venuto meno” aggiunge il sindaco Bitetti, richiamando il taglio di un milione di euro ai Comuni di Statte e Taranto da parte del Mase per il ristoro ambientale: servizi aggiuntivi di pulizia di strade e scuole delle aree più esposte. Il taglio è avvenuto nell’ambito della nuova Autorizzazione integrata ambientale rilasciata a luglio all’ex Ilva.

Il sindaco Piero Bitetti presente alle manifestazione dei lavoratori ex Ilva di Taranto dei giorni scorsi
“Come Regione Puglia noi riteniamo che sia assolutamente indispensabile sotto il profilo del metodo un coordinamento tra le competenze dei vari ministeri coinvolti e con la Presidenza del Consiglio di tenere un forte coinvolgimento dei sindacati in tutti i passaggi della transizione industriale e nel metodo consideriamo la decarbonizzazione degli impianti con l’intervento di un soggetto pubblico un elemento essenziale”. È quanto ha dichiarato il presidente uscente della Regione Puglia, Michele Emiliano, in audizione davanti la Commissione Industria del Senato sul Dl per la continuità produttiva dell’ex Ilva.
“E’ evidente che le difficoltà che stiamo trovando nella individuazione dell’acquirente del dell’impianto industriale dimostrano che questa transizione che noi chiamiamo, in maniera un pò semplificata, decarbonizzazione è in realtà molto complessa e richiede una responsabilità pubblica nelle forme consentite dalla legge che eviti quello che è accaduto con la precedente gestione, cioè che qualche soggetto privato assuma su di sé compiti strategici di transizione ambientale e industriale e che poi non sia all’altezza di reggere il ruolo che gli viene assegnato dalla gara”, ha aggiunto Emiliano, sottolineando che “sia garantita la continuità produttiva di tutta l’azienda e che le forniture di coils per gli stabilimenti del nord provenga esclusivamente dello stabilimento di Taranto”, oltre a chiedere “la tutela dei lavoratori delle imprese dell’indotto. A tal proposito abbiamo compiuto uno sforzo davvero straordinario col Ministero e la Regione Puglia ha investito proprio danaro per la gestione di tutti quei soggetti che dall’amministrazione straordinaria sarebbero rimasti danneggiati a causa del mancato pagamento dei loro crediti nei confronti del soggetto originario”.
Sul fronte dell’approvvigionamento energetico di Taranto, Emiliano ha chiesto di esplorare le strade possibili, ricordando che sulla nave rigassificatrice è stato tentato di “fare moral suasion sul Comune di Taranto che non ha avuto un esito positivo”. Rispondendo alla domanda della senatrice Silvia Fregolent, il presidente Emiliano ha spiegato che “la posizione della Regione Puglia è sempre stata per il programma che il ministero aveva presentato, basato su tre DRI (i forni a riduzione diretta), quattro forni elettrici (che sono la parte seguente del ciclo di lavorazione) dei quali uno potrebbe essere collocato a Genova.
Per realizzare questo obiettivo occorrono circa 5 miliardi di metri cubi di gas, se non troviamo altre forme più evolute di alimentazione, come qualche forza politica richiede, con riferimento all’utilizzo del dell’idrogeno. La Regione Puglia non ha mai avuto nessuna particolare perplessità sull’utilizzo di qualunque tipo di fornitura necessaria a garantire l’avvio del processo di decarbonizzazione. Siamo consapevoli che sul territorio di Taranto, oltre che l’ipotesi della nave rigassificatrice rispetto alla quale non abbiamo eccezioni specifiche, c’è la possibilità di rafforzare il trasporto e il recapito del gas attraverso pipeline on shore di vario genere. Ci risulta anche che sia stato presentato al Mise un progetto di un rigassificatore fisso, previsto sul molo polisettoriale in questo momento non utilizzato, a circa 2 km dall’abitato, in grado di fornire 13 milioni di metri cubi di gas. Questo potrebbe essere molto utile ad una strategia, affidata al commissario, che consenta di tenere insieme le esigenze della siderurgia con quelle complessive della reindustrializzazione dell’intera area. Ci rendiamo conto che chiedere ancora sacrifici, legati al pericolo di incidente rilevante che porterebbe una nave rigassificatore nella seconda più grande città della Puglia è un rischio che bisogna correre solo se è assolutamente necessario, e solo per il periodo necessario. Ma siamo anche convinti che ci siano altre forme per portare il gas a Taranto e vanno valutate senza petizioni di principio ideologiche, senza farle diventare dei totem a puri fini elettorali. Il nuovo presidente della Regione Puglia e la nuova maggioranza avranno il compito di stabilire col Governo se è il caso di seguire il modello Piombino oppure no. Non esprimo un parere personale in merito, perché a questo punto metterei solo in imbarazzo il nuovo presidente, e non è nelle mie intenzioni”.
“Chiediamo inoltre che sia velocizzato il processo di realizzazione degli investimenti di reindustrializzazione, comprese le aree SIN (Sito Interesse Nazionale) e consideriamo quanto mai opportuna la nomina del commissario per la definizione delle sue competenze specifiche, e l’indizione di una o più call per le manifestazioni di interesse, sul modello di quello che è già avvenuto a Brindisi”, ha concluso Emiliano.
(leggi tutti gli articoli sull’ex Ilva https://www.corriereditaranto.it/?s=ilva&submit=Go“
