I due nuovi asili nido situati nei quartieri Paolo VI e Talsano non saranno gestiti dal Comune, almeno in una prima fase.
È quanto emerge dalle anticipazioni sul Bilancio di previsione 2026 del Comune di Taranto, che lunedì prossimo dovrebbe essere approvato dalla Giunta per poi passare al vaglio dei revisori dei conti e approdare, infine, in Consiglio comunale intorno al 20-21 marzo.
Diversa la situazione per le strutture già operative, che resteranno a gestione pubblica. “Uno sforzo enorme, che inciderà notevolmente sulle casse comunali – ha dichiarato Luca Contrario, presidente della Commissione Bilancio e consigliere comunale di maggioranza – ma era prioritario mantenere le promesse fatte in campagna elettorale”.
Un anno fa associazioni e comitati cittadini si erano mobilitati per scongiurare la privatizzazione dei nidi comunali, ipotesi ventilata dall’ex amministrazione guidata da Rinaldo Melucci poco prima dello scioglimento anticipato del Consiglio comunale.
Durante la successiva campagna elettorale, l’attuale sindaco Piero Bitetti aveva indicato la gestione pubblica degli asili nido come uno dei punti qualificanti del programma amministrativo.
Nonostante l’attuale situazione finanziaria definita più volte “disastrosa” dalla maggioranza, l’impegno è stato mantenuto per le strutture già attive.
Tuttavia, per i due nuovi nidi riqualificati con fondi PNRR il quadro economico non ha consentito, almeno per ora, la gestione diretta da parte dell’Ente.
Lo scorso ottobre l’amministrazione aveva annunciato la riapertura a breve dell’asilo di via Pastore, situato a Paolo VI, assicurandone la conduzione pubblica. A distanza di alcuni mesi, però, le difficoltà di bilancio hanno imposto una soluzione diversa: la concessione temporanea ai privati per consentirne almeno l’attivazione, che altrimenti sarebbe stata impossibile.
A spiegarlo è ancora Contrario: “Era l’unico modo per poterne permettere l’apertura– ha dichiarato –. L’intenzione, però, resta quella di riprendere la gestione pubblica non appena le risorse economiche del Comune lo consentiranno”.
Una scelta transitoria, insomma, che riaccende però il dibattito politico sulla sostenibilità dei servizi pubblici in un contesto di forte pressione sui conti dell’amministrazione comunale.
