Taranto piange un’altra vittima sul lavoro. Secondo morto all’ex Ilva commissariata in appena due mesi. Il nome che da oggi si aggiunge alla lunga teoria di croci invisibili è quello di Loris Costantino, 36 anni, operaio della ditta di pulizie Gea Power dell’indotto siderurgico. Abitava a Talsano, lascia moglie e due figli. È precipitato nel vuoto da un’altezza tra i 12 e i 18 metri mentre era impegnato nella pulizia di un nastro trasportatore nell’area agglomerato dello stabilimento.
La tragedia si è consumata in una zona dismessa dell’impianto. Secondo una prima ricostruzione, mentre camminava su un cumulo di materiale, avrebbe ceduto una griglia metallica sotto i suoi piedi. Un attimo prima il lavoro di routine, un attimo dopo il vuoto. L’operaio è caduto riportando gravissime lesioni al torace, a un braccio e in altre parti del corpo. Era ancora cosciente quando sono arrivati i primi soccorsi. È stato portato nell’infermeria interna e poi trasportato d’urgenza in ospedale. A nulla sono valsi i tentativi di rianimazione.
Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i vigili del fuoco e il personale dello Spesal, il servizio della Asl che si occupa della sicurezza nei luoghi di lavoro. La Procura di Taranto ha sequestrato l’area ed è stata aperta un’indagine per omicidio colposo a carico di persone da identificare. L’autopsia chiarirà ulteriormente le cause del decesso. Il fascicolo è coordinato dal pm Marco Colascilla Narducci, al quale sarà trasmessa la relazione tecnica.
La linea E dell’impianto di agglomerazione era ferma da tempo. Si stava effettuando un intervento di pulizia preliminare alla sistemazione dei cavi quando il piano di calpestio ha ceduto. Un cedimento improvviso, in un impianto che da anni vive tra manutenzioni rinviate e interventi tampone.
Il 12 gennaio scorso, in un incidente simile, aveva perso la vita il 46enne Claudio Salamida. Anche in quel caso si parlò di grigliati e cedimenti. L’inchiesta aperta per la sua morte conta 17 indagati. Dopo quell’episodio era stata istituita una task force per verificare la stabilità delle strutture. Oggi, però, un nuovo lutto riapre interrogativi che sembravano già scritti.
I sindacati hanno proclamato 24 ore di sciopero a partire dalle 12.30 e i delegati hanno occupato la direzione dello stabilimento. «Il governo si assuma la responsabilità di dire la verità, di fronte all’ennesimo lutto di una famiglia e di una comunità portata all’esasperazione. Dichiari, certifichi che lo stabilimento è sicuro attraverso i commissari straordinari», hanno denunciato le sigle metalmeccaniche. E ancora: «Oggi è morto un lavoratore e padre di famiglia di una fabbrica al collasso».
La rabbia monta tra gli operai. «Anche oggi lo Stato italiano ha permesso la morte di un giovane lavoratore», dice al corriereditaranto.it Piero Vernile, lavoratore del reparto Grf. «Da anni – ribadisce – denunciamo che non vengono effettuate le manutenzioni, si interviene solo per rappezzare. Gli impianti sono vecchi e senza risorse non ci sono vie d’uscita. Il governo si assuma le responsabilità di questa catastrofe nazionalizzando la fabbrica. Se non c’è volontà di trovare soluzioni, chiudessero lo stabilimento senza continuare a prenderci in giro».
Il movimento Giustizia per Taranto parla di «un’altra vita spezzata, altri figli che cresceranno senza un padre. Nuova tragedia e nuove lacrime per vecchie dinamiche. Per chi? Per cosa? Basta con questa fabbrica di morte».
In una nota, Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria – secondo un rituale conosciuto – esprime «profondo cordoglio per la tragica scomparsa» di Loris Costantino e comunica che «sono state immediatamente avviate tutte le verifiche necessarie per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto» assicurando «la piena collaborazione con le autorità competenti».
Fuori dai cancelli, intanto, resta il silenzio pesante delle grandi tragedie industriali. Ogni volta la città si divide tra chi chiede chiusura e chi invoca investimenti e sicurezza. Ma oggi, prima di ogni dibattito, ci sono due bambini che hanno perso il padre e una comunità che si riscopre fragile. Il siderurgico torna al centro di un conflitto irrisolto. Non è solo un’indagine giudiziaria a dover fare luce, ma un intero modello che chiede risposte.
E mentre le sirene tacciono e si conta l’ennesima tragedia in nome del profitto, Taranto si stringe nel dolore, consapevole che la cronaca, ancora una volta, ha il volto di un operaio che non tornerà più a casa.


Giovanni Cazzato
Non basta più lo sciopero dei metalmeccanici e non basta più solo un giorno. È ora che cgil cisl e uil escano dal muto silenzio e decidano lo sciopero generale di tutte le categorie. Basta lasciare gli operai soli a combattere una battaglia che riguarda tutte le categorie, tutto il territorio e tutti i cittadini. La sicurezza, l’ambiente e il lavoro sono gli obiettivi di tutti. CGIL, CISL e UIL , ammesso che esistano ancora, si diano una sveglia e portino ad unità tutta la popolazione, diano voce a tutte le attese, anche alle più scomode.
Angela
CGIL CISL e UiL di Taranto non sanno nemmeno cosa sia lo sciopero generale
Cataldo detto aldo
Se non si fa lo sciopero generale di tutte le categorie in questa condizione non saprei quando è possibile. Decine di crisi aziendali in tutti i settori, il commercio langue , cassa integrazione e licenziamenti a gogo e i confederali tacciono lasciando che singoli settori se la sbrighino da se. Manca un tavolo istituzionale unico, magari presso il comune e tutto tace. Giusto come detto da Cazzato unire le forze per tutelare ambiente, salute sicurezza e lavoro per il futuro del territorio. Questo spetta fare alle confederazioni delle quali si sono perse le tracce perfino sul problema ex ILVA.